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lunedì 26 gennaio 2015

Lo Sapevate che: Se l'euro è in crisi non è colpa di Atene....



Un giorno le Borse europee precipitano sotto l’incubo del cosiddetto Grexit, l’uscita della Grecia dell’euro. Il giorno dopo recuperano qualcosa perché Mario Draghi manda a dire che l’ora fatidica degli acquisti di titoli da parte della Bce sempre più prossima. Il terzo giorno il ciclo, caotico e sussultorio, ricomincia da capo. Sono ormai non poche settimane che si va avanti così in un clima di diffuso smarrimento non solo dei mercati azionari ma dell’economia europea nel suo complesso. Smarrimento che non sembra però dovuto soltanto a un nevrotico alternarsi di paure e di speranze, ma anche a letture distorte irrazionali degli eventi temuti ovvero auspicati. Specchio inesorabile delle incertezze seminate a piene mani da una irresolutezza politica delle istituzioni europee dinanzi alle sfide aperte che, col vano trascorrere del tempo, assomiglia sempre di più a una drammatica inadeguatezza. Si Prenda Il Caso Della Grecia. Certo che è terribile la prospettiva di un’uscita di Atene dall’euro perché verrebbe infranto un vincolo ritenuto irrevocabile con minaccia di innescare un effetto domino su altri paesi in difficoltà. Ma questa è anche un’ottica monoculare di guardare al problema, dettata dall’ideologia dominante di chi non vuole accettare alcuna alternativa politica rispetto a quella di un mero approccio contabile ai guai della crisi. (..). Attenzione, quindi, a come ci si guarda intorno: la Grecia non è la Luna, ma è il dito che indica la Luna. Un indice accusatorio contro una strategia economica unilaterale e ottusa che – come i medicastri del Seicento – prescrive crescenti dosi di salassi monetari a paesi già deboli e infiacchiti. Con il bel risultato, oggi sotto gli occhi di tutti, di un’Europa a crescita prossima allo zero, alla mercé di una deflazione distruttiva degli investimenti e così sempre più avvitata verso il basso dalla spirale depressiva dei consumi. Quanto Alle Ricorrenti speranze negli interventi monetari della Bce, anche qui occorre sgombrare il campo da letture euforizzanti. (..). Il prossimo 22 gennaio ci sarà la riunione decisiva per il via alla così tanto promessa iniziativa di acquisti di titoli sul mercato, bond sovrani compresi. Intanto c’è da chiedersi se questa bevanda non arrivi un po’ troppo tardi per rimediare all’arsura diffusa nel deserto economico europeo. Poi occorrerà valutare quantità e modalità dell’intervento: nodi essenziali sui quali i sacerdoti del rigore minacciano di far pesare fino in fondo la loro ristrettezza mentale. Borse e mercati hanno già fatto capire che l’ipotesi dei 500 miliardi viene considerata insufficiente e imbelle al fine di rianimare il malato. Se poi l’acquisto di titoli sovrani dovesse essere realizzato scaricandone il rischio sulle banche centrali dei paesi interessati, saremmo alla tipica partita di giro. L’effetto delusione sui mercati sarebbe assicurata e lo smarrimento generale aggravato dalla perdita delle ultime speranze di una svolta nella politica dell’Unione. Il serpente della crisi europea – ahinoi – continuerebbe a mordersi la coda.
Massimo Riva – Avviso ai naviganti – L’Espresso – 22 gennaio 2015 - 

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