mercoledì 31 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Come si festeggia Halloween in Italia...


Una tradizione per noi recente, che si è fusa con le ricette, le ricorrenze e i costumi del nostro paese.
“Offri o soffri?” era l’originale rielaborazione italiana di “Tricks or treat?”, che giocava proprio sull’omofonia delle due parole esattamente come avviene nei paesi anglosassoni.
La festa di Halloween è diffusa in Italia solo da pochi decenni; si potrebbe anzi azzardare che una vera italianizzazione della notte più macabra dell’anno sia avvenuta solo qualche anno fa, raggiungendo prima di molte altre le grandi città, come Milano, Roma, Torino e Bologna.Ciò però è vero solo considerando la festa di Halloween dal punto di vista moderno e consumistico: negli ultimi anni, la notte delle streghe ha assunto una valenza materialistica, svestendosi delle chiavi simboliche con cui aveva avuto inizio.
La festa del costume è radicata in luoghi come America, Irlanda, Gran Bretagna: è noto che in questi paesi la corsa al costume più orrido ed alla maschera più macabra inizino già verso i primi di ottobre, come una sorta di preparazione ad un rituale di cui sembra essere rimasto solo l’involucro. La domanda più diffusa e conosciuta in Italia, oggi, è “Dolcetto o scherzetto?”: così, anche i bambini italiani festeggiano la notte di Halloween ricevendo dolciumi e prelibatezze da familiari ed amici. La notte stregata però non rappresenta motivo di svago e divertimento solo per i bambini: la diffusione che si è sviluppata dagli Stati Uniti ha fatto sì che questa festa diventasse anche qui festa non solo dei bambini, ma anche (e forse soprattutto) degli adulti, per i quali i locali notturni e le discoteche organizzano ogni anno feste a tema, rievocando le atmosfere tipiche della notte delle streghe. Halloween diventa così un secondo carnevale da festeggiare seguendo le antiche tradizioni celtiche da cui la festa della notte delle streghe ha origine: uomini e donne travestiti da diavoli, streghe e personaggi raccapriccianti dei più diffusi film horror danzano e si divertono nei locali alimentando il mercato delle maschere dell’orrore.
Anche la cultura culinaria ha mutuato alcune ricette direttamente dalle tradizioni agricole delle popolazioni celtiche: molti i piatti a base di zucca, alimento che in autunno è molto diffuso.
Risotti alla zucca, antipasti e torte salate, paté di zucca, pane alla zucca, sfogliate e tortini, sono solo alcune delle ricette più prelibate di queste tradizioni culinarie. Da non dimenticare i dolci, che sono le vere prelibatezze della festa di Halloween: merende a base di marmellate di zucca, crostate e torte della tradizione, che non mancano nelle tavole imbandite in occasione dei festeggiamenti.www.ideefesta.it/halloween/news/festeggiare-halloween-in-italia.html

Lo Sapevate Che: La festa di Halloween: Storia, Usanze, Origine, Simboli. Come si festeggia Halloween in Italia, Costumi, Divertimenti...


Halloween è una festività di origine celtica celebrata la notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre, che nel XX secolo ha assunto negli Stati Uniti le forme accentuatamente macabre e commerciali con cui è divenuta nota.

L'usanza si è poi diffusa anche in altri Paesi del mondo e le sue manifestazioni sono molto varie: si passa dalle sfilate in costume ai giochi dei bambini, che girano di casa in casa recitando la formula ricattatoria del trick-or-treat (dolcetto o scherzetto, in Italia).La storia di Halloween risale a tempi remoti.

Lo storico Nicholas Rogers, ricercando le origini di Halloween, nota che mentre alcuni studiosi hanno rintracciato le sue origini nella festa romana dedicata a Pomona - dea dei frutti e dei semi - o nella festa dei morti chiamata Parentalia, Halloween viene più tipicamente collegata alla festa celtica di Samhain (pronunciato [ˈsɑːwɪn] o [ˈsaʊɪn]), originariamente scritto Samuin (pronunciato [ˈsaṽɨnʲ] in gaelico).[2] Il nome della festività, mantenuto storicamente dai Gaeli e dai Celti nell'arcipelago britannico, deriva dall'antico irlandese e significa approssimativamente "fine dell'estate".

Origine del nome: La parola Halloween rappresenta una variante scozzese del nome completo All Hallows' Eve, che tradotto significa "Notte di tutti gli spiriti sacri", cioè la vigilia di Ognissanti (in inglese arcaico All Hallows' Day, moderno All Saints' Day). Sebbene il sintagma All Hallows si ritrovi in inglese antico (ealra hālgena mæssedæg, giorno della messa di tutti i santi), All Hallows' Eve non è attestato fino al 1556. Secondo Renato Cortesi l'origine andrebbe ricercata nel racconto del personaggio di Jack O' Lantern, che fu condannato dal diavolo a vagare per il mondo, di notte, alla sola luce della zucca "scavata" contenente una candela. Poiché il termine inglese per scavare è "to hollow" (e quindi l'atto di scavare è "hollowing") da ciò deriverebbe il nome Halloween[8].

Simboli:Lo sviluppo di oggetti e simboli associati a Halloween si è andato formando col passare del tempo. Ad esempio l'uso di intagliare zucche con espressioni spaventose o grottesche risale alla tradizione di intagliare rape per farne lanterne con cui ricordare le anime bloccate nel Purgatorio. La rapa è stata usata tradizionalmente a Halloween in Irlanda e Scoziama gli immigrati in Nord America usavano la zucca originaria del posto, che era disponibile in quantità molto elevate ed era molto più grande, facilitando il lavoro di intaglio. La tradizione americana di intagliare zucche risale al 1837 ed era originariamente associata con il tempo del raccolto in generale, mentre fu associata specificamente a Halloween verso la seconda metà del Novecento. Il simbolismo di Halloween deriva da varie fonti, inclusi costumi nazionali, opere letterarie gotiche e horror (come i romanzi Frankenstein, Dracula e Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde) e film classici dell'orrore (come Frankenstein, La mummia, L'esorcista e Shining). Tra le primissime opere su Halloween si ritrovano quelle del poeta scozzese John Mayne, che nel 1780 annotò sia gli scherzi di Halloween in What fearfu' pranks ensue!, sia quanto di soprannaturale era associato con quella notte in Bogies (Fantasmi), influenzando la poesia Halloween dello scrittore Robert Burns.[14] Prevalgono anche elementi della stagione autunnale, come le zucche, le bucce del grano e gli spaventapasseri. Le case spesso sono decorate con questi simboli nel periodo di Halloween.Il simbolismo di Halloween include anche temi come la morte, il male, l'occulto o i mostri. Nero, viola e arancione sono i colori tradizionali di questa festa. (da Wichipedia)

La festa di Halloween è diffusa in Italia solo da pochi decenni; si potrebbe anzi azzardare che una vera italianizzazione della notte più macabra dell’anno sia avvenuta solo qualche anno fa, raggiungendo prima di molte altre le grandi città, come Milano, Roma, Torino e Bologna.Ciò però è vero solo considerando la festa di Halloween dal punto di vista moderno e consumistico: negli ultimi anni, la notte delle streghe ha assunto una valenza materialistica, svestendosi delle chiavi simboliche con cui aveva avuto inizio.
La festa del costume è radicata in luoghi come America, Irlanda, Gran Bretagna: è noto che in questi paesi la corsa al costume più orrido ed alla maschera più macabra inizino già verso i primi di ottobre, come una sorta di preparazione ad un rituale di cui sembra essere rimasto solo l’involucro.La domanda più diffusa e conosciuta in Italia, oggi, è “Dolcetto o scherzetto?”: così, anche i bambini italiani festeggiano la notte di Halloween ricevendo dolciumi e prelibatezze da familiari ed amici.La notte stregata però non rappresenta motivo di svago e divertimento solo per i bambini: la diffusione che si è sviluppata dagli Stati Uniti ha fatto sì che questa festa diventasse anche qui festa non solo dei bambini, ma anche (e forse soprattutto) degli adulti, per i quali i locali notturni e le discoteche organizzano ogni anno feste a tema, rievocando le atmosfere tipiche della notte delle streghe.Halloween diventa così un secondo carnevale da festeggiare seguendo le antiche tradizioni celtiche da cui la festa della notte delle streghe ha origine: uomini e donne travestiti da diavoli, streghe e personaggi raccapriccianti dei più diffusi film horror danzano e si divertono nei locali alimentando il mercato delle maschere dell’orrore.

Anche la cultura culinaria ha mutuato alcune ricette direttamente dalle tradizioni agricole delle popolazioni celtiche: molti i piatti a base di zucca, alimento che in autunno è molto diffuso.
Risotti alla zucca, antipasti e torte salate, paté di zucca, pane alla zucca, sfogliate e tortini, sono solo alcune delle ricette più prelibate di queste tradizioni culinarie. Da non dimenticare i dolci, che sono le vere prelibatezze della festa di Halloween: merende a base di marmellate di zucca, crostate e torte della tradizione, che non mancano nelle tavole imbandite in occasione dei festeggiamenti. www.ideefesta.it

Speciale: Menù per Halloween!...


Piccoli Muffin di Zucca
Per 40 muffin

250 gr di farina, 15 gr di lievito per dolci in polvere, 120 gr di pancetta affumicata, 250 gr di polpa di zucca, 1 uovo, 1,8 dl di latte, 1 vasetto di yogurt intero, 3 pizzichi di curry, 2 pizzichi di paprica dolce, 1 pizzico di zenzero in polvere, 1 pizzico di chiodi di garofano in polvere, timo secco, 150 gr di burro, sale.

Pulire dalla scorza la zucca, tagliarla a pezzi e cuocerla a vapore per 20 minuti, fin che diventi tenera. Frullarla a purea. Tritare la pancetta. Fare fondere a fuoco dolcissimo 130 gr di burro. In una grande ciotola mettere la farina e mescolarla al lievito, 2 pizzichi di sale, tutte le spezie e un cucchiaino di timo secco. In un’altra ciotola mettere l’uovo e sbatterlo, unire il burro fuso, lo yogurt, il latte, la purea di zucca e alla fine la pancetta tritata. Versare questo secondo composto al centro della farina e amalgamare velocemente gli ingredienti. Imburrare 40 stampini molto piccoli (grandi come una piccola bignola) e riempirli con il composto. Appoggiarli sulla placca del forno foderata con carta da forno e cuocerli in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sfornarli e attendere qualche minuto prima di toglierli dagli stampi. Servirli tiepidi.

Torta Rustica con Zucca e Pistacchi
Per 8 persone

500 gr di farina, 400 gr di polpa di zucca, 2 uova, 100 gr di pistacchi sgusciati, una bustina di lievito di birra liofilizzato, 50 gr di zucchero di canna, latte, cannella in polvere, noce moscata, 8 foglie di alloro, olio, sale.

Tagliare la polpa di zucca a fettine e cuocerla a vapore per 15 minuti. Schiacciare la polpa con i rebbi di una forchetta sin ad ottenerne una purea.
Versare a fontana 450 gr di farina in una grande terrina e unirvi nel centro 1 dl di latte tiepido in cui avrete stemperato il lievito con lo zucchero e un pizzico di sale. Lavorare un po’ con la farina e incorporare la purea di zucca, e lavorare ancora. Incorporare un cucchiaino di cannella, una grattugiata di noce moscata e 70 gr di pistacchi tritati, 1 uovo intero e una chiara, 3 cucchiai d’olio, ancora un pizzico di sale. Lavorare a lungo la pasta con forza, impastare almeno per 10 minuti.
Formare una palla, inciderla in superficie con il segno di una croce e lasciare lievitare in luogo tiepido, coperta con un canovaccio per un’ora.
Lavorare di nuovo la pasta e sistemarla in uno stampo rettangolare abbondantemente unto di olio, posando le foglie di alloro sulle pareti dello stampo. Coprire lo stampo e lasciar lievitare ancora per mezz’ora, in luogo tiepido.
Mettere in forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.
Poi spennellare la superficie della torta con il tuorlo dell’uovo battuto con 2 cucchiai di latte e spolverizzare con i pistacchi rimasti. Continuare la cottura per 30 minuti.  Sfornare e lasciare intiepidire. Sformare sul piatto di portata. Servire con salumi e formaggi.

Lasagne alla Zucca
Per 6 persone

500 gr di pasta lasagne fresca, 1 kg di zucca, 1 cipolla rossa, ½ lt di besciamella, 200 gr di pancetta, 1 lt di brodo vegetale, 1 bicchiere di vino bianco, 60 gr di burro, 10 gr di parmigiano grattugiato, un rametto di salvia e uno di rosmarino, noce moscata, olio, sale, pepe.

Pulire la zucca dalla crosta e tagliarla a pezzi. Farla lessare nel brodo vegetale per 20 minuti.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, aggiungere un filo d’olio e cuocere le lasagne, poche alla volta, per circa 1 minuto. Trasferirle man mano con l’aiuto di una paletta forata su di un telo ad asciugare.
Sbucciare la cipolla e tritarla finemente. Farla appassire in un tegame in 20 gr di burro, salvia, rosmarino e pancetta tritata grossolanamente. Sfumare con il vino e continuare la cottura a fuoco dolce per 5 minuti.
Sgocciolare la zucca, conservando a parte un mestolo del brodo di cottura, e frullarla. Eliminare dal tegame il rosmarino e la salvia, aggiungervi la crema di zucca e mezzo mestolo del brodo tenuto da parte. Unire la besciamella, una grattata di noce moscata, mescolare con dolcezza il composto. Salare e pepare.
Imburrare una pirofila rettangolare e alternare gli strati di pasta con il composto di zucca e il parmigiano grattugiato. Sull’ultimo strato aggiungere fiocchi di burro, qualche ago di rosmarino e parmigiano grattugiato. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti.

Flan con Zucca, patate e Salsiccia
Per 4 persone

800 gr di patate a pasta gialla, 300 gr di zucca già pulita, 100 gr di panna fresca, 60 gr di Emmental, 2 uova, 2 cucchiai di farina, salvia, 250 gr di salsiccia, 1 cucchiaio di semi di finocchio, noce moscata, burro, sale pepe

Pelare mezzo kg di patate e tagliarle a tocchetti.
Ridurre a tocchetti anche la zucca e fare cuocere il tutto a vapore per 30 minuti. Passare dallo schiacciapatate facendo cadere la purea in una terrina. Unire alla purea 25 gr di burro, la farina, l’Emmental grattugiato, la panna, le uova battute, una grattata di noce moscata, un pizzico di sale e pepe.
Foderare una pirofila rotonda con carta da forno lavata strizzata e ben imburrata. Rivestire le pareti con le patate rimaste (lasciarne delle fettine da posare sulla superficie della torta), sbucciate e tagliate a fettine sottilissime.
Versare nella pirofila il composto preparato e ricoprirlo con le patate residue. Condire in superficie con 40 gr di burro fuso aromatizzato con qualche foglia di salvia. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Poi alzare la temperatura a 0° e tenere il flan ancora in forno per 15 minuti.
Nel mentre spellare e sbriciolare la salsiccia. Farla rosolare in un tegame con 10 gr di burro e i semi di finocchio. Sfornare il flan e servirlo a fette, accompagnandolo con la salsiccia ben calda cosparsa sopra.

Torta di Zucca speziata
Per 6 persone

450 gr di polpa di zucca, 120 gr di zucchero di canna, 80 gr di uvetta sultanina, 80 gr di ricotta, 20 gr di burro, ½ bicchiere di panna liquida, 2 uova, 1 bicchierino di Rum, un pizzico di cannella in polvere.

Ridurre la zucca a dadi e cuocerla a vapore per 15 minuti e comunque fin che toccandola con i rebbi di una forchetta sia morbida.
Mettere la zucca in una casseruola e schiacciare accuratamente la polpa, aggiungere lo zucchero, la panna liquida e 10 gr di burro. Mettere su fuoco basso e mescolando con delicatezza, sino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Lasciare asciugare bene il composto, togliere dal fuoco e lasciare raffreddare la preparazione a temperatura ambiente. Poi aggiungere le uova, battute leggermente, il pizzico di cannella, la ricotta prima lavorata con un cucchiaio di legno per ammorbidirla. Imburrare una pirofila e versarvi il composto.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti, finché la superficie della torta risulti dorata. Togliere dal forno, sformare su un piatto di portata e bagnarle il dolce con il Rum. Servire la torta fredda.

martedì 30 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Il Popolo bambino e l'asilo planetario...


È celebre quel che scrisse Bertolt Brecht nel 1953, dopo lo sciopero operaio del 17 giugno nella Germania comunista. Sciopero represso anche con l’intervento dei carri armati sovietici. Brecht ha letto su manifesti e giornali che, secondo il governo di Berlino Est, il popolo ha tradito la fiducia del regime, e che dovrebbe lavorare duro per riguadagnarla. “In questo caso”, scrive, “non sarebbe più semplice per il governo sciogliere il popolo ed eleggerne un altro?”. Con sarcasmo, il drammaturgo e poeta si riferisce alla disinvoltura con il potere comunista potrebbe pensare di trattare, di manipolare l’opinione pubblica. Questo accade in situazioni diverse anche nella democrazia, vale a dire ben lontano dal contesto in cui viveva Brecht. Il popolo della stagione politica alle nostre spalle è stato “sciolto” con la morte o la decadenza delle ideologie che erano i suoi punti di riferimento. Ed è appunto come se, nel vuoto creatosi, ne fosse stato “eletto” un altro. Ha contato anche il rancore delle classi sociali, vittime della crisi economica, che hanno ripudiato i partiti tradizionali ritenuti responsabili allora al governo. Amos Oz, nelle sue riflessioni (“Cari fanatici”, Feltrinelli) parla di una regressione infantile delle popolazioni, descrive un mono trasformatosi in “un asilo planetario”. Spogliato delle ideologie, gettate via come abiti troppo usati, quindi indifeso, nudo, ma fermo nel rifiuto del potere che l’ha deluso, l’elettore è una facile preda di chi, sfacciato debuttante sulla ribalta della politica, cerca di sedurlo. L’elettore è sensibile alle provocazioni lanciate dal nuovo arrivato. Le interpreta come un’autentica rottura col passato: l’annuncio di un cambiamento, imprecisato, ma ricco di promesse. Il neo candidato leader sa galvanizzare le masse: le stupisce non rispettando le regole, usando un linguaggio sfrontato, accusando mercati finanziari, le istituzioni europee e chi le rappresenta. Così sfrutta le collere dei vulnerabili orfani della vecchia politica. Il grande scrittore descrive il fanatico che conquista l’ingenuo agitando i suoi fantasmi. Nella diciannovesima delle sue “21 lezioni per il XXI secolo” (Bompiani), quella dedicata all’educazione, Yuval Noah Harari lancia un allarme. L’umanità è confrontata a rivoluzioni senza precedenti. Tutte le nostre convinzioni ed esperienze si sgretolano e nulla è finora apparso per sostituirle. Come affrontare e preparare le nuove generazioni a un mondo di trasformazioni inedite e di incertezze radicali? Il neonato d’oggi avrà poco più di trent’anni nel 2050, ed essendosi nel frattempo allungata la speranza di vita, potrebbe essere ancora attivo alla fine del secolo. Cosa dovremmo insegnargli? Di quali competenze avrà bisogno per appassionarsi a un’attività? Per capire quel che accade e non smarrirsi nel dedalo della vita? Harari, lo storico, prende come esempio la Cina del 1018, quando i genitori poveri insegnavano ai figli come piantare il riso o tessere la seta. I più ricchi facevano leggere ai maschi i testi confuciani e praticare la calligrafia, li addestravano all’uso delle armi. <le femmine dovevano essere spose sottomesse e pudiche. Nel 1050 le virtù richieste erano le stesse. Oggi al contrario, in Cina e in generale nel mondo, nessuno sa con esattezza come sarà il 2050. Non sappiamo come la gente si guadagnerà la vita; come gli eserciti e le burocrazie funzioneranno, quali saranno i rapporti fra uomini e donne. Lo stesso corpo umano potrebbe subire notevoli cambiamenti con il progredire dell’informatica, e del ruolo del computer-cervello. Non sapendo come sarà tra poco più di trent’anni il mondo, e quindi il mercato del lavoro, non sappiamo neppure di quali competenze gli uomini avranno bisogno. Le nuove generazioni avranno una loro visione, che si formerà vivendo via via mutamenti in tutti i campi: dalla scienza alla politica. Il ruolo dei padri, delle generazioni precedenti, apparirà superato. Tante incognite sono in agguato nell’asilo planetario”: un mondo che riparte su altre basi, in un futuro in cui la regressione infantile di larghe masse umane conviverà con un grande progresso in tutti i campi della scienza e della tecnologia. La politica sta già cambiando volto.
Bernardo Valli – Dentro E Fuori – L’Espresso – 28 ottobre 2018 –

lunedì 29 ottobre 2018

Speciale:Primi piatti Unici!...


Zuppa con Carciofi, pesce Spada e Farro
Per 4 persone

200 gr di farro, 200 gr di pesce spada, 2 carciofi teneri, puliti e tagliati a fettine sottili, 1 spicchio d’aglio, 60 gr di olive nere snocciolate, ½ cespo di radicchio rosso, aceto di riso, salsa di soia, olio, sale.

In un tegame con 1 cucchiaio d’olio, far rosolare lo spicchio d’aglio tritato, unire il pesce spada tagliato a dadini e fare cuocere per 5 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Togliere i dadini di pesce e aggiungere i filettini. Rosolarli per qualche minuto, unire il farro, mescolare e coprire con acqua calda che sia il doppio del volume del farro, unire 1 cucchiaio di aceto di riso, regolare di sale. Portare a bollore e cuocere a fuoco lento per 35 minuti.
Verso fine cottura unire le olive, 1 cucchiaio di salsa di soia e i dadini di pesce spada, mescolare con delicatezza e fare intiepidire il tutto.
Servire col radicchio rosso tagliato fine, condendo con 2 cucchiai d’olio. 

Vellutata di Cavolfiore con crostoni di pane
Per 4 persone

1 kg di cavolfiore (o di cavolo broccolo romanesco), 2 cipolle, latte, farina, olio, sale, pepe. Ciotole per servire la preparazione. Crostoni di pane abbrustolito.

Dividete in cimette il cavolfiore e cuocetelo in acqua o a vapore, insieme anche ad alcune nervature delle foglie più piccole, che serviranno come decorazione.
Sbucciare le cipolle e tritarle molto grossolanamente. Infarinarle e farle friggere in olio caldo, finché risultino croccanti: Prelevarle con un mestolo forato e posarle su carta da cucina a perdere l’olio in eccesso.
Frullare il cavolfiore con 4 dl di latte caldo, sino ad ottenere una fluida crema. Regolare il sale. Versarla nelle ciotole individuali e guarnire con le cipolle soffritte e le nervature delle foglie cotte. Pepare a piacere. Servire accompagnando con i crostoni di pane caldi. 

Crema di Zucca con Amaretti e Crostini
Per 4 persone

400 gr di polpa di zucca pulita e privata dei semi, 2 scalogni, ½ lt di brodo di carne, 2 dl di panna da cucina, 4 amaretti, 60 gr di burro, sale, pepe nero. Per accompagnare: fette di pane francese baguette, 40 gr di burro.

Ridurre a cubetti la polpa di zucca.
Sbucciare gli scalogni, tritarli e farli appassire in una casseruola con la metà del burro a fuoco dolce. Aggiungere la zucca, il brodo caldo e fare cuocere a fuoco medio per 30 minuti.
Frullare il composto, rimetterlo nella casseruola, aggiungere la panna e un pizzico di zucchero, il sale e portare a bollore. Togliere dal fuoco, incorporare il burro rimasto, una macinata di pepe e gli amaretti sbriciolati.
Tagliare la baguette a dadini e farlo rosolare nel burro spumeggiante, trasferirlo su carta assorbente.
Distribuire la crema nelle fondine e servirla con i crostini e a piacere con un’altra generosa macinata di pepe nero. Una vera delizia autunnale, adatta per le prime giornate nebbiose e…umide.


Paella di Carciofi e Funghi
Per 6 persone

gr 400 di riso Carnaroli, 1 kg di carciofi, 400 gr di funghi (porcini o champignon), ½ kg di capocollo di maiale, 2 pomodori maturi, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, brodo di verdura, 2 bustine di zafferano, olio evo, sale

In un capiente tegame con 4 cucchiai d’olio, fate rosolare da tutti i lati la carne di maiale ridotta a cubetti.
Dopo circa 8 minuti, quando sarà dorata, aggiungere i funghi prima puliti con un panno e tagliati a listarelle e i carciofi lavati, puliti dalla barba interna, da eventuali spine e foglie più dure e ridotti a listarelle. Fare saltare il tutto mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno, per 5 minuti. Quindi aggiungere un trito di aglio, cipolla e il pomodoro a cubetti.
Nel mentre portare a bollore il brodo vegetale caldo che dev’essere di volume doppio di quello del riso. In un tegame far tostare il riso con 3 cucchiai d’olio e aggiungere il brodo facendo bollire per 10 minuti.  Sciogliere le bustine di zafferano in 4 cucchiai di acqua e versarle nel riso amalgamandolo bene.
Aggiungere riso e brodo subito nel tegame della verdura e maiale preparato, mescolando tutto delicatamente e portando il riso a cottura ancora per 5 minuti.  Regolare di sale. Lasciare riposare prima di servire. Delizioso!

domenica 28 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: La Deriva del #Metodo in una scuola alle Hawaii....


È Una Piccola storia ignobile, che si svolge nel “paradiso” turistico delle Hawaii, e ha dato un po' di lavoro alle autorità consolari italiane. È tutto documentato nei rapporti di polizia, poi trascritti dai funzionari della Farnesina: niente è lasciato alla fantasia di chi scrive. Una mamma italiana, avendo la possibilità di farlo, decide di trasferirsi per un anno alle Hawaii e di iscrivere lì il figlio alle elementari. Così imparerà l’inglese presto e bene. Il figlio ha imparato molto di più. In quella scuola il bambino s’invaghisce di una compagna. A modo suo prova a corteggiarla anche se lo ostacola un’inglese ancora molto rudimentale. Fa una cosa sbagliata, perché tenta di baciarla. Lei non solo non ci sta ma chiama in soccorso il suo vero fidanzatino, anche lui un bambino delle elementari. Il fidanzatino interroga il piccolo italiano usando la parola “rape”, cioè stupro. In sostanza gli chiede se ha tentato di stuprare la bimba. L’italiano, confuso e soprattutto linguisticamente in difficoltà, farfuglia qualcosa che – prontamente filmato con lo smartphone di chi lo interroga – diventa una “confessione di stupro”. Il video viene esibito come una prova di colpevolezza davanti alla maestra. E qui, quando entrano in gioco gli adulti, la faccenda si fa più problematica. La maestra trasferisce la pratica dello scandalo alla preside. E la preside non esita un attimo: compone il numero di telefono delle emergenze 911, allerta la polizia. Che arriva a scuola e arresta il bambino italiano, ammanettandolo davanti a tutti i suoi compagni. Mani e piedi immobilizzati, come per un pericoloso criminale adulto che potrebbe aggredire gli agenti: Nuovo dispiegamento di smartphone da parte dei compagnucci di classe, per cui il video dell’arresto in pubblico fa il giro delle Hawaii e ben oltre. Quando la mamma italiana riesce a farsi assistere, per rintracciare e poi liberare il figlio dal commissariato dov’è detenuto, cominciano le proteste di lei nonché delle autorità italiane che l’assistono. Alle quali seguono le risposte, spiegazioni, giustificazioni. Praticamente tutte identiche. La maestra ha seguito le procedure che sono molto severe quando c’è anche solo un sospetto di molestie sessuali. La preside? Ha seguito le procedure, idem come sopra. La polizia? Ha seguito le procedure. Perfino l’arresto in manette di un bambino a scuola è previsto. Forse, velatamente, ammettono di avere qualcosa da rimproverarsi, se c’è stato qualche ritardo nel fornire un interprete italiano (ammanettare u bimbo delle elementari non fa una piega, ma non garantire il rispetto delle minoranze linguistiche no, quello non è politically correct). Tutti hanno la coscienza a posto, nessuno si è macchiato del crimine supremo che sarebbe l’aver sottovalutato un sospetto caso di abusi sessuali. Cioè il bacio rubato a una bambina, che è nella categoria dello “stupro”. Una costante unisce questa vicenda ad altre, e non tutte necessariamente legate al puritanesimo sessuale dell’America. Più in generale, i bambini crescono in un mondo dove gli adulti hanno smesso di fare il loro mestiere. Cioè di fare gli adulti. Quindi di indagare, capire, educare, spiegare, ammonire, castigare se necessario. È tutto troppo faticoso, perfino rischioso. È molto più facile ripararsi dietro i regolamenti, le leggi, le polizie e i tribunali. La maestra e la preside si sono risparmiate fatica e possibili grane, non hanno cercato di farsi raccontare esattamente cos’era successo, di ricostruire un “incidente” dell’universo infantile, di dargli un senso e una logica. Non hanno usato il loro buonsenso e la loro autorità per aprire gli occhi ai bambini. Un mondo dove i grandi hanno paura di fare i grandi: come dev’essere pauroso, per i piccoli.
Federico Rampini – Opinioni – Donna di La Repubblica – 20 ottobre 2018 -

sabato 27 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Il Tempo e Dio un unico mistero...


Uno degli elementi che caratterizzano l’Universo e quindi anche noi che ne facciamo parte è il tempo. No più di tutti, almeno nel nostro pianeta. Gli altri animali, anche i più evoluti come le scimmie, i cani, i gatti, i cavalli, i topi, non hanno coscienza del tempo non parliamo di animali più lontani dall’autocoscienza. Ma noi, che siamo in grado di pensarlo e di poter constatare in che modo scorre su di noi e registrarne i mutamenti che con il suo passaggio ci trasforma, non sappiamo però da dove arriva, da chi è stato creato e che cosa ne sarebbe dell’umanità e dell’intero universo se non esistesse. È un tema di immensa importanza e di difficilissima soluzione. Aggiungo: nella moltitudine di filosofi, fisici, religiosi, astronomi che conosco perché ho letto i loro libri o i libri di chi li ha profondamente studiati e ha riferito al pubblico la sostanza del loro pensiero, non ho trovato alcuna risposta sul tema del tempo e sulla sua creazione. La domanda che mi sembra centrale è questa: se il tempo non esistesse il creato esisterebbe? La ma risposta è no. Il creato, la natura, la vita, se non vivessero in presenza del tempo che corre su di loro, che cosa sarebbero? L’immagine che può rispondere a questa domanda è che la creazione senza il tempo equivarrebbe ad una fotografia che ritrae quello che vi è esposto e lì si ferma. I personaggi e qualsiasi altro soggetto e oggetto d’una foto sono registrati in quell’istante e basta. Il soggetto di un attimo prima e di un attimo dopo risultano identici, ma se vengono ritratti a distanza di anni la foto è diversa. Del resto riflette soltanto il soggetto fotografato senza dintorni di sorta: non c’è mare non c’è cielo se il soggetto fotografato non ha alcun contorno. Che cosa si deduce dalla domanda a che cosa serve il tempo? E l’altra domanda: qual è l'origine del tempo? L’unica risposta possibile è che il tempo è stato la prima creazione del Creatore, tutte le altre sono effettuate a discrezione del Creatore, nei successivi attimi seguenti. Questa risposta tuttavia comporta un’altra domanda: il Creatore può esistere senza che ci sia il tempo? La risposta sembra facile: il Creatore è Dio che esiste senza alcuna presenza del tempo. Ma poiché se non c’è il tempo la creazione è impossibile, il Creatore ha l’obbligo di creare il tempo. E’ concepibile che il Creatore, cioè Dio, abbia un obbligo? Chi può obbligare Dio? Nessuno se Dio c’è ma non crea. Ma un Dio che non crea non è concepibile. L’idea di un Dio coincide inevitabilmente con la creazione e quindi non è pensabile senza il tempo che corre. Dio senza il tempo è un elemento che non può essere né immanente ( a che cosa?). Quindi Dio si identifica con il Creatore. E poiché il Creatore è fatto dal Creatore, il tempo non può che essere Dio. Riassumo questa versione co un’inevitabile conclusione: Dio Creatore crea il tempo, non può farne a meno se vuole e deve creare. Ma il tempo a sua volta crea il Creatore. Il Creatore è unico ma la coppia li ha creati divini: Dio e Tempo. Mi piacerebbe molto porre questa domanda a papa Francesco, che mi onora della sua amicizia. Non abbiamo mai parlato di questo problema, ma è un tema fondamentale e confido che Sua Santità trovi il tempo (ecco qui che risulta in gran parte connessa a questo discorso) di potermi incontrare.
Eugenio Scalfari – Il Vetro Soffiato – L’Espresso – 21 ottobre 2018 -

venerdì 26 ottobre 2018

Speciale: Deliziosi Piatti con Pesce!...


Calamari e Gamberi con Riso
Per 4 persone

300 gr di riso Arborio, 1 lt di brodo di pollo, 4 calamari puliti e tagliati ad anelli, ½ kg di gamberi sgusciati, burro, olio, sale e pepe.

Nel frattempo in una casseruola in 4 cucchiai d’olio, fate tostare il riso, sino a quando diventa traslucido, quindi bagnatelo con brodo bollente di pollo poco per volta e sino ad ottenere un riso al dente.
Fate sciogliere in una padella 50 gr di burro e fatevi saltare i calamari, lavati e ben asciugati tagliati ad anelli. Fateli cuocere per 8 minuti, poi aggiungetevi anche i gamberi sgusciati e cuoceteli fin quando siano diventati rosa, salate e pepate.
Uniteli al riso al dente, mescolate e se occorre aggiungete ancora un po’ di brodo caldo. Coprite la casseruola e fate cuocere per 5 minuti. Profumate a piacere con pepe. Che delizia!
  
Stoccafisso con Polenta
Per 4 persone

Per il sugo: 1 chilo e mezzo di stoccafisso, già bagnato, 1 piccola cipolla, 1 foglia di alloro, abbondante sedano, un ciuffo di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, 1 peperoncino piccante, 1 chilo e mezzo di pomodori pelati, olio, sale e pepe q.b

Per la polenta marchigiana: 1 chilo di farina di grano turco, macinata fine, 6 lt. di acqua, sale, q.b.

Unite a crudo tutti gli ingredienti: cipolla, sedano, aglio e prezzemolo tritato finemente, lo stoccafisso tagliato in piccoli pezzi, i pelati a listelli, l’alloro e abbondante olio. Lasciate insaporire a fuoco vivace per 10 minuti, aggiustando di sale, pepe e peperoncino. Coprite con acqua e lasciate bollire adagio, con coperchio per circa due ore.
Preparate la polenta aggiungendo il sale e lentamente tutta la farina all’acqua prima che prenda il bollore, avendo cura di rimestare continuamente per evitare grumi.
Portate a bollore e sempre rimestando fate cuocere per almeno ¾ d’ora. Servire la polenta, che rimarrà piuttosto morbida, in strato su piatti larghi e piani, condendola con il sugo e lo stoccafisso, velocemente.

N.b. La ricetta si può eseguire anche con merluzzo anziché stoccafisso.


Branzini al forno con Olive
Per 4 persone

4 branzini del peso di circa 250 gr ciascuno, 250 gr di radicchio trevigiano, 50 gr di mollica di pane raffermo, 3 spicchi d’aglio, prezzemolo, un cucchiaio di capperi, 40 gr di olive nere snocciolate, 4 filetti di acciuga sott’olio, peperoncino piccante, olio, sale.

Pulite i pesci, privateli delle interiora, lavateli, scolateli e fateli asciugare su fogli di carta assorbente da cucina.
Sbriciolate la mollica di pane, unite un poco di prezzemolo tritato, i capperi sciacquati e asciugati, lo spicchio d’aglio, le acciughe e le olive, tutto ben tritato. Aggiustate di sale e aggiungete un pizzico di peperoncino. Ammorbidite il composto aggiungendo un poco d’olio e mettetene una parte all’interno di ciascun pesce.
Lavate e tagliate nel senso della lunghezza il radicchio trevigiano. Sistematelo sul fondo di una pirofila unta d’olio, appoggiatevi sopra i branzini e distribuitevi sopra il rimanente del composto. Completate disponendo sui branzini i restanti spicchi di aglio tagliati a fettine sottile.
Irrorate con un filo d’olio, ponete la pirofila in forno preriscaldato a 220° per circa 15 minuti. Servire la preparazione calda.


Vongole e Cozze alla Francese, ricetta Francese
Per 6 persone

1 kg di cozze, 1 kg di vongole, 1 carota, 1 porro, 4 spicchi d’aglio, ½ cipolla, un gambo di sedano, 2 pomodori maturi, un bicchiere di vino bianco, 100 gr di panna, 1 bustina di zafferano, olio, sale e pepe.

Affettate finemente metà aglio, il porro, la cipolla tagliata a dadini, tutte le verdure e mettetele a cuocere a fuoco medio per 10 minuti.
Spazzolate e lasciate sotto l’acqua i molluschi, quindi fateli aprire in un tegame con pochissima acqua, ½ bicchiere di vino bianco, il restante aglio e la metà del prezzemolo.
Filtrate il sugo dei molluschi e unitelo alle verdure, con panna e vino, cuocete fino a quando saranno morbidissime. Versatevi lo zafferano sciolto prima in poco liquido. Versate le cozze e le vongole aperte, (eliminando quelle rimaste chiuse) lasciandole nel guscio, spruzzate con sale, pepe e prezzemolo. Una vera delizia!

giovedì 25 ottobre 2018

Lo Sapevate che : Abbiamo bisogno di poeti (e loro di noi)...

Siamo Solo Noi. Venti interrotti di sogni a non finire. Turbini arrancanti in una volta desolata. Nera come la notte. Sono sola, io. Malata di consapevolezza, porto a spasso i miei 26 anni nel mio mondo incerto. Incerto come me, perché il mio mondo sono io. Tanto ego, poco mondo. Vivo isolata tra boschi e libri, scrivendo all’ombra di un faggio. La consapevolezza scandisce i miei giorni e mi ammala di rimpianti e sospiri. Che la felicità sia vera solo se condivisa è assodato; ma con chi condividere Platone in un tale momento storico? La gente ha fame di fake news, non di bellezza. Nessuno si scandalizza per Giuda o per Efialte. Neanche. Neanche un ragazzo che si innamori di Elena. O una ragazza che rabbrividisca pensando a chiare fresche dolci acque. Blu. Come la noia. Come la rassegnazione. Come il Picasso bello veramente. Mi chiedo con emozione se si può ancora credere in un riscatto per scrivere, non solo quando si sta male, ma soprattutto quando si sta bene. Scrivere con gioia. Tornare a ridere di gusto.   Shaana   shaana@hotmail.it



Ho Dovuto Trascrivere in prosa la sua lettera scandita poeticamente anche in termini grafici. Mi spiace. Ma siamo in questo mondo, dove purtroppo non c’è più poesia capace di raccogliere tutti i senza-voce della storia, quelli che di solito non hanno diritto di parola, perché sovrastati dalle parole e dai gesti di quegli uomini da cui dipende il rumore del mondo, troppo spesso scambiato col destino della terra. Lei, nonostante la sua giovane età, è sola. Per giunta affetta da una malattia, la “consapevolezza”, che immagino possa spaventare gran parte di quelli che hanno la sua età che nulla sanno di Platone e non si scandalizzano dei tradimenti: né quello di Giuda che tradì Gesù, né quello del pastore Efialte che tradì gli Spartani di Leonida nella guerra delle Termopili. La sua cultura si alimenta dello spessore emotivo sottostante (e talvolta straripante), degli eventi culturali. E lei si rammarica non perché i suoi coetanei non sanno nulla di Platone, di Giuda ì, di Efialte o della guerra di Troia, ma perché pur avendo queste conoscenze (e la cosa a questo punto è assai più grave) non vi partecipano emotivamente. I ragazzi conoscono la guerra di Troia e non si innamorano di Elena, le ragazze conoscono il Petrarca e non provano alcun brivido di fronte alle chiare e fresche acque. Quello che lei lamenta è la cultura non intercetta più il sentimento dei giovani. O, che è lo stesso: il sentimento dei giovani si è fatto insensibile, opaco e no recettivo e incapace di partecipare a quegli scenari emotivi che certi spaccati culturali sanno dispiegare. La tonalità della sua lettera la avvicina ai poeti che camminano accanto alle situazioni, alle cose, alle persone in punta di piedi, e nel loro intercedere c’è lo stile del viandante che non conosce la sua meta, a differenza di quelli che, sapendo far di conto e solo di conto, delimitano gli spazi, scandiscono i tempi, misurano i percorsi. Per costoro la via è un tracciato con una segnaletica e una direzione, per lei, come per i poeti, è un essere semplicemente per via. Ma lei lamenta che non si sono altri viandanti che la via ha messo in cammino. E avendo rinunciato, come il viandante, alla sua sicurezza e alla sua invulnerabilità (così almeno a me pare), lei sarebbe nella condizione di incontrare qualcuno non per parlargli e tantomeno per indicargli la via, ma per creare nel silenzio quella condizione essenziale perché un ascolto sia possibile. Un ascolto di sé attraverso il silenzio che non è un non saper cosa dire, ma un attendere che le parole ci giungano come un dono. E nel loro confuso articolarsi svelino la gioia e insieme la tragicità della condizione umana, che abita una terra indifferente che non ha occhi per la sorte degli umani, ignorati anche da quel cielo che, inconsapevole, dispensa quotidianamente, ma non per noi, albe e tramonti. Forse anche i suoi coetanei, anche senza “consapevolezza”, quindi inconsapevolmente, hanno avvertito la tragicità della condizione umana e perciò si sono tuffati nel rumore del mondo, non per trovare un senso, ma per anestetizzarsi dalla consapevolezza che un senso non c’è. Per questo io le consiglierei di rinunciare talvolta alla sua “solitudine tra boschi e libri”, al suo “tanto ego e poco mondo”, perché anche il mondo interiore si spegne se il mondo esterno non gli manda un qualche riflesso. Nel mondo ci sono anche i suoi coetanei privi di consapevolezza, ma non del tutto inconsapevoli della sofferenza che la vita riserva a ognuno. Forse, incontrandoli e parlando con loro, lei può trovare la via “per scrivere non solo quando si sta male, ma soprattutto quando si sta bene. E tornare a ridere di gusto”.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 6 ottobre 2018 -

mercoledì 24 ottobre 2018

Speciale: Delizioso Menù di Oggi!...


Di tutto un po'!

Fagottini con foglie di Cavolo, Prosciutto e Gamberetti
Per 4 persone

1 etto di prosciutto crudo dolce, 1 etto di parmigiano grattugiato, 150 gr di gamberetti già cotti, 250 gr di foglie di cavolo verza, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 cipollotto, 1 etto di polpa di maiale tritata, 1 cucchiaio di maizena, 150 gr di brodo di carne, 4 uova, 1 cucchiaino di zenzero, olio, sale.

Tritare finemente i gamberetti già cotti. Lavare le foglie di cavolo, tagliarle a metà e tenerle da parte. In una terrina, mescolare la carne di maiale con il prezzemolo, il cipollotto tritato e lo zenzero, i gamberetti, la maizena sciolta in un cucchiaio di acqua e 1 cucchiaio di olio, il parmigiano e il prosciutto ridotto a julienne. Sbattere le uova in un’altra ciotola e regolare di sale. Dividere le uova e l’altro impasto in 4 parti uguali, tenendole separate. Scaldare un padellino con poco olio, versarvi la giusta quantità di uovo, fare roteare la padella, per farlo aderire ai lati affinché prenda una forma rotonda, mettervi al centro una porzione di ripieno, piegare a fagottino la frittatina. Togliere il fagottino e ripetere l’operazione fino al termine dei composti. Portare a bollore il brodo, regolare di sale, e fare cuocere le foglie di cavolo, unire delicatamente i fagottini, fare cuocere per qualche minuto e servire caldissimo: si servono a ciascun commensale appoggiando su un piattino da portata una foglia o due di cavolo e vicino il fagottino.


Torta di Verza e Riso
Per 6 persone

300 gr di riso violone nano, 300 gr circa di foglie di verza, 1 porro, 1 spicchio d’aglio, 100 gr di fontina a dadini, 60 gr di parmigiano grattugiato, 50 gr di pancetta a
dadini, 2 uova, brodo vegetale, poca farina, 80 gr di burro, sale, pepe.

Conservare qualche foglia larga di verza e tagliare finemente tutto il resto del cavolo. Pulire il porro, lavarlo e tritarlo.
Schiacciare l’aglio e farlo rosolare in una casseruola con la pancetta e poco burro. Unire il porro, la verza tagliata e fare appassire per pochi minuti. Eliminare l’aglio, aggiungere il riso, tostare per 1 minuto sempre mescolando e poi coprire col brodo caldo. Proseguire la cottura per 10 minuti. Togliere dal fuoco e incorporare i formaggi. Mescolare bene e aggiungere le uova prima battute leggermente, una presa di sale e una macinata di pepe e 50 gr di burro a fiocchi. Mischiare ancora e poi versare il composto in una pirofila rotonda, prima bene imburrata e infarinata.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti. Nel mentre, sbollentare le foglie di verza lasciate da parte e metterle sul fondo di un piatto da portata.
Cotta la torta, metterla sulle foglie di cavolo e servire.


Tortino con Noci e Cioccolato
Per 6 persone

4 uova, 140 gr di zucchero, 140 gr di noci sgusciate, 140 gr di cioccolato fondente, 40 gr di cedro candito, un pizzico di vaniglia, burro, pangrattato.

Mescolate zucchero noci macinate finemente e il cioccolato grattugiato.
In una terrina battete i rossi d’uovo ai quali unirete il composto e infine le chiare montate a neve. Aggiungete il cedro sminuzzato finemente e la vaniglia. Amalgamate bene quindi ponete in una teglia non troppo larga e precedentemente imburrata e spolverizzata di pangrattato. Ponete in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti.