Hanno sparato e ucciso nella sede del giornale satirico
francese “Charlie Hebdo” ma è come se lo avessero fatto nelle case di noi
tutti. Perché quelle pallottole sono idealmente indirizzate contro uno dei
valori su cui si regge la nostra idea di civiltà, progresso, democrazia. E’ un
pilastro fondativo della modernità occidentale il considerare che la satira è,
deve essere, libera e nessun potere, fosse anche un potere che fa ascendere la
propria fanatica legittimità direttamente da un dio, si può arrogare il diritto
di imbrigliarla. “Charlie Hebdo” ha avuto il coraggio di ribadirlo,
nella sua gloriosa e travagliata storia (irridente anche nei confronti dei
regnanti di Francia), davanti alle minacce per i titoli, gli editoriali e le
vignette che hanno avuto come bersaglio l’Islam e Maometto (l’ultima,
pubblicata sul sito pochi minuti prima dell’assalto (..). Ma l’estremismo
fondamentalista non tollera lo sberleffo, mette al bando il sorriso. Vuole
pervadere di cupezza censoria e regolare nei dettagli la vita di sudditi da
ridurre all’obbedienza. Tutto il contrario di quanto l’Europa e i suoi
cittadini hanno deciso per se stessi, almeno dai Lumi in poi, da quando la
libertà di espressione è diventata un diritto inalienabile accanto agli altri
che definiscono la dignità degli umani. Che l’attacco a queste conquiste a
questo modo di intendere la partecipazione alla vita pubblica, avvenga a
Parigi, aggiunge una suggestione simbolica che rende ancor più potente l’atto e
chiama a una reazione altrettanto decisa e coesa. La capitale francese è il
luogo dove i valori alla base della nostra convivenza hanno trovato la culla.
Anche quello dove la laicità si è declinata in quella dottrina
dell’assimilazionismo per cui coloro che abitano nel Paese sono perciò “citoyen
de la République”, tutti uguali davanti alla legge secolare, con l’opportunità
di esercitare il culto che preferiscono a patto che non interferisca coi
supremi diritti dello Stato. Un modello di integrazione che ha coinvolto mezzo milione
di ebrei, cinque milioni di musulmani e recentemente entrato insofferenza
anche, e soprattutto, a causa di una crisi economica che ha contrapposto
immigrati vecchi e nuovi e francesi delle classi meno agiate. Mai tuttavia,
nemmeno nelle rivolte delle banlieue datate 2006, era stato messo in
discussione l’ordine dei valori. Anzi: i disperati rivoltosi chiedevano di
essere “più francesi”, di avere le stesse chance degli altri “citoyen”.
Ma Ora Che Il Conflitto si è radicalizzato in Medioriente,
ora che lo Stato Islamico offre una terra, un credo e un irrisestibile richiamo
alla violenza nichilista, ecco che alcune frange esportano la guerra in Europa
in un furore iconoclasta che ha l’obiettivo di radere al suolo, e a casa
nostra, ciò che rende l’occidente un’originale e riuscito paradigma di
emancipazione. Non siamo ancora a quella catarsi catastrofista che lo scrittore
Michel Houellebercq tratteggia nel suo ultimo romanzo “Sottomissione” (..), ma
il livello dello scontro col fanatismo islamista si è alzato con “Charlie
Hebdo” e merita che si aprano finalmente gli occhi. Ci si renda conto della
realtà emergenziale e si chiami alla comune difesa di un modo di vivere a cui
non vogliamo rinunciare, gli stessi fratelli islamici europei non infatuati del
Jihad. Per fortuna, la stragrande maggioranza.
Gigi Riva – Commento – L’Espresso del 15 gennaio 2015 -
Nessun commento:
Posta un commento