giovedì 31 ottobre 2019

Lo Sapevate Che: Eduardo De Filippo, il più grande drammaturgo italiano del secondo Novecento e tra i pochissimi ad essere rappresentato anche all’estero: Il 31 ottobre 1984 – Muore l’attore Eduardo De Filippo


da wikipedia
« … è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato. »
(Dall’ultimo discorso di Eduardo a Taormina, 15 settembre 1984)

Eduardo De Filippo, noto anche semplicemente come Eduardo[1] (Napoli, 24 maggio 1900 – Roma, 31 ottobre 1984), è stato un drammaturgo, regista, attore, sceneggiatore e poeta italiano.
Considerato uno dei maggiori artisti italiani del Novecento, è stato autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena e interpretate e, in seguito, tradotte e rappresentate da altri anche all’estero. Autore prolifico, lavorò anche nel cinema con gli stessi ruoli ricoperti nell’attività teatrale. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e gli furono conferite due lauree honoris causa in Lettere presso l’Università di Birmingham nel 1977 e presso l’Università degli Studi di Roma La “Sapienza” nel 1980. Fu anche candidato per il Premio Nobel per la letteratura[2]. Eduardo resta ancora oggi, assieme a Luigi Pirandello, Dario Fo e Carlo Goldoni, uno degli autori italiani più apprezzati e rappresentati all’estero.

Biografia
Figlio d’arte
Figlio naturale dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo e i suoi fratelli furono riconosciuti come figli dalla madre di cui assunsero il cognome De Filippo. Eduardo Scarpetta, sposato il 16 marzo 1876 con Rosa De Filippo, da cui ebbe tre figli: Domenico, Maria e Vincenzo, ebbe una relazione extra-coniugale con la nipote Luisa De Filippo (figlia di Luca, fratello di Rosa De Filippo) da cui nacquero Titina, Eduardo e Peppino.
Eduardo nasce a Napoli nel quartiere Chiaia, (secondo alcuni in via dell’Ascensione n. 3[6], per altri in via Giovanni Bausan n. 15[7]). A soli quattro anni è condotto per la prima volta su un palcoscenico, portato in braccio da un attore della compagnia di Scarpetta, Gennaro Della Rossa, in occasione di una rappresentazione dell’operetta La Geisha, al Teatro Valle di Roma.
Cresce nell’ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina, la maggiore, che aveva già agli inizi degli anni ’10 un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (uno dei figli legittimi di Scarpetta), e Peppino, il più piccolo che assieme a Eduardo di tanto in tanto viene convocato per qualche apparizione in palcoscenico.
Nel 1912 i De Filippo vanno ad abitare in via dei Mille, e sia Eduardo che Peppino vengono mandati a studiare al Collegio Chierchia, a Foria; qui, tra tentativi di fughe e insofferenze varie, il piccolo Eduardo inizia a dilettarsi nella scrittura, producendo la sua prima poesia, con versi scherzosi dedicati alla moglie del direttore del collegio. Rientrato a casa, parte per Roma in cerca di indipendenza economica, ospite di una zia e in cerca di qualche lavoretto nell’ambiente cinematografico, ma senza successo. Tornato a Napoli si cimenta nelle sue prime prove d’attore: prima recita nella rivista di Rocco Galdieri, poi nella compagnia di Enrico Altieri, quindi in altre compagnie come la Urciuoli-De Crescenzo e la Compagnia Italiana. Ed è così che, tra un teatro e l’altro (San Ferdinando, Orfeo, Trianon), conosce Totò, che sarebbe diventato un suo grande amico.

Vita privata
La vita privata di Eduardo, frenetica e confusa nel periodo pre-bellico, trovò invece pace e serenità negli anni della vecchiaia.
Tre sono state le donne importanti e straordinarie nella sua vita: Dorothy Pennington (una giovane e colta americana che sposò nel 1928; il matrimonio fu annullato nel 1952 con sentenza del tribunale della Repubblica di San Marino, poi convalidata anche da quello di Napoli nel 1955)[21], Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposò il 4 febbraio 1977[22]. Tre mesi dopo, suo figlio Luca lo fa diventare nonno.
Nel corso di pochi anni sopportò gravi lutti familiari: prima la morte della figlia Luisella, avvenuta il 5 gennaio 1960, poi quella della moglie (da cui si era peraltro separato l’anno prima), il 9 giugno 1961[23] ed infine l’addio alle scene (1953) e la morte (1963) di Titina, la sorella da sempre “ago della bilancia” tra le forti personalità di Eduardo e di Peppino. Anche in occasione della morte di Titina nel 1963, Eduardo e Peppino avevano litigato accesamente, davanti alla sorella defunta e agli attoniti familiari di lei, a proposito del luogo di sepoltura.[24] Dal 1970 e fino alla sua morte, era solito trascorrere i fine settimana e i mesi estivi nella villa di Colle Ottone Alto a Velletri, acquistata proprio nel ’70 dall’attrice Andreina Pagnani e poi divenuta la casa di Angelica Ippolito e Gian Maria Volonté. Durante quei soggiorni in campagna si avvicendavano nella campagna castellana attori di cinema e di teatro.
Il 4 marzo 1974, in seguito a un malore durante una rappresentazione scenica, gli fu applicato un pacemaker; tuttavia il 27 marzo era di nuovo sul palcoscenico.
Morì il 31 ottobre 1984 e venne sepolto presso il Cimitero del Verano a Roma.

L’incerta riconciliazione
Nonostante le voci di riconciliazione con il fratello Peppino in occasione della malattia di questi nel 1980, ripetute anche dal figlio Luigi:
« Anni e anni dopo, quando mio padre si ammalò, avvisai Eduardo. Un po’ si fece pregare, ma poi riuscii ad accompagnarlo in clinica; li lasciai da soli. Avevano tante cose da dirsi e poco tempo. Devo ammettere che come famiglia siamo stati molto uniti in scena, ma una volta chiuso il sipario, ognuno faceva la sua vita. Ho continuato a vedere Eduardo anche dopo il litigio.[25] »
Secondo alcuni scrittori di argomenti teatrali i due fratelli in realtà non riuscirono a ricomporre i propri dissidi. “I giornali scrissero quello che il pubblico voleva leggere”.[26].
Si è scritto che alla notizia del peggioramento delle condizioni di Peppino, Eduardo andò sì a fargli visita ma, una volta morto il fratello, non partecipò alle esequie e la sera, rivolto al pubblico del teatro Duse di Bologna disse: «Adesso mi manca. Come compagno, come amico, ma non come fratello».[27]

L’eredità
Oltre ad aver influenzato la carriera artistica di colleghi e di nuove leve, Eduardo esercitò le proprie capacità anche come insegnante essendo stato incaricato dall’Università “la Sapienza” di Roma come docente a contratto di Drammaturgia tra il 1981 e l’82.

Lo Sapevate Che: In Irlanda, nel luogo dove è nato Halloween


La popolare festa in maschera che si celebra in tutto il mondo ha origini celtiche ed è nata nella Contea di Meath, alle porte di Dublino

Non tutti sanno che Halloween è una festa irlandese. Le origini di Halloween, infatti, sono da ricercarsi proprio su quest’isola e non negli Stati Uniti, come molti credono.
La storia ha inizio nella Contea di Meath, un avamposto storico del potere spirituale e politico dell’Irlanda a meno di 50 chilometri da Dublino. Un territorio frequentato da popolazioni preistoriche e celtiche da più di 2.000 anni, come testimoniano moltissimi siti archeologici della zona.
Ed è proprio grazie a questi siti che si è potuto risalire alle origini di Halloween.
È a Hill of Ward, infatti, un luogo nei pressi di Athboy che sono stati ritrovati i resti di fuochi risalenti all’era pre-Cristiana che venivano accesi per la festa di Samhain. Per i Celti questa festa, che iniziava all’ora del tramonto del 31 ottobre e durava fino al calar del sole dell’1 novembre, rappresentava un rito importante che segnava il passaggio dalla luce all’oscurità in quanto coincideva con la fine del raccolto e l’inizio dell’inverno. In pratica, era il Capodanno celtico e veniva celebrato come ancora oggi noi festeggiamo l’inizio del nuovo anno. I Celti infatti erano prevalentemente un popolo di pastori e i loro ritmi di vita erano scanditi dai tempi dell’agricoltura.

L’arrivo sull’isola del Cristianesimo non ha del tutto cancellato questa festa, ma ha ne cambiato il significato rispetto a quello originario. I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti che, tornando tra i vivi (ecco da dove arriva l’idea di Halloween degli zombie), facevano in modo che, anche solo per un giorno, l’aldilà si unisse al mondo vivente con una bella festa, che spesso si teneva nei boschi e sulle colline, dove venivano accesi i falò e fatti sacrifici animali.
Al termine delle celebrazioni, indossando maschere grottesche e le pelli degli animali morti (ecco perché ad Halloween ora ci si veste da mostri), i Celti tornavano verso casa facendosi luce con lanterne fatte con le cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del “fuoco sacro”. Oggi, la cipolla si è trasformata in zucca ed è diventata uno degli altri simboli della festa di Halloween. La festa proseguiva per altri tre giorni, sempre con indosso le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.
Fu molti secoli dopo, proprio grazie agli irlandesi che emigrarono in America intorno al 1800, che si iniziò a celebrare quella che oggi conosciamo come festa di Halloween (dall’irlandese “Hallow E’en” deriva l’espressione “All Hallows’ Eve”, la “vigilia di tutti i Santi” ovvero “Ognissanti”).
Forti di un’esperienza millenaria nelle celebrazioni di Halloween, gli irlandesi sono tuttora maestri nel miscelare mistero e allegria nel periodo più ultraterreno dell’anno.
Tra le tantissime celebrazioni che si tengono in tutta l’Irlanda, da Dublino a Belfast, da Galway a Cork, quest’anno c’è una novità da non perdere: il Púca Festival che si tiene proprio ad Athboy, dove tutto è cominciato. Il festival nasce con l’intento di ricordare le origini irlandesi di Halloween. Prende il nome dal terribile e mostruoso spirito di Púca che, per tre giorni, sarà protagonista della festa insieme ad altre creature di “Samhain”: Boann, lo spirito della luce, Morrigan, il precursore del buio e Fear Dearg, portatore del male.

Il festival prende il via proprio da Hill of Ward, la collina dove, fin dai tempi antichi, si svolgevano i riti per la festa di Samhain (ergo, Halloween). Tra fuochi, canti, balli e storytelling sembrerà di tornare indietro ai tempi dei Druidi.
La festa prosegue nel villaggio di Trim, famoso per il suo castello, all’insegna di musica, parate (a cui chiunque può partecipare) e mistero. Sul sito del Púca Festival ci sono persino dei modelli di maschere che si possono stampare e indossare. Anche le suggestive rovine del Trim Castle (che è stato anche set del film “Braveheart”) sono una delle location del festival, dove si svolge una tre giorni di concerti, con spettacolari illuminazioni artistiche e la ricostruzione della nascita di Samhain in Irlanda. Per gli amanti della musica celtica e irlandese è un evento imperdibile, ci saranno band popolari e gruppi emergenti. L’ultima sera del Púca Festival ci sarà persino un concerto di musica classica della Irish Chamber Orchestra. E la festa si celebra anche nei dintorni, tra cui la cittadina di Drogheda che, per 48 ore, vedrà i suoi monumenti illuminati e le strade animate da musica dal vivo per le “Drogheda Púca Nites”.
Per festeggiare nel migliore dei modi la notte delle streghe, il consiglio è quindi di andare in Irlanda e di scegliere, tra le tante mete, la Contea di Meath, culla di Halloween.

Speciale: Piatti culinari in occasione di Halloween! ☺♥


Sono diversi anni ormai che quella che era una tradizione anglosassone ha raggiunto i nostri lidi e fatto proseliti tra quanti non si fanno mai mancare occasione per fare baldoria. Così zucche, maschere macabre, dolcetto o scherzetto, sono diventati simboli familiari anche per coloro che reputano l’arrivo di questi usi un’alterazione delle nostre tradizioni.
Allora, festeggiamo insieme con qualche preparazione caratteristica….


Piccoli Muffin di Zucca
Per 40 muffin

250 gr di farina, 15 gr di lievito per dolci in polvere, 120 gr di pancetta affumicata, 250 gr di polpa di zucca, 1 uovo, 1,8 dl di latte, 1 vasetto di yogurt intero, 3 pizzichi di curry, 2 pizzichi di paprica dolce, 1 pizzico di zenzero in polvere, 1 pizzico di chiodi di garofano in polvere, timo secco, 150 gr di burro, sale.

Pulire dalla scorza la zucca, tagliarla a pezzi e cuocerla a vapore per 20 minuti, fin che diventi tenera. Frullarla a purea. Tritare la pancetta. Fare fondere a fuoco dolcissimo 130 gr di burro. In una grande ciotola mettere la farina e mescolarla al lievito, 2 pizzichi di sale, tutte le spezie e un cucchiaino di timo secco. In un’altra ciotola mettere l’uovo e sbatterlo, unire il burro fuso, lo yogurt, il latte, la purea di zucca e alla fine la pancetta tritata. Versare questo secondo composto al centro della farina e amalgamare velocemente gli ingredienti. Imburrare 40 stampini molto piccoli (grandi come una piccola bignola) e riempirli con il composto. Appoggiarli sulla placca del forno foderata con carta da forno e cuocerli in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sfornarli e attendere qualche minuto prima di toglierli dagli stampi. Servirli tiepidi.


Piatto caratteristico irlandese: Colcannon                                                per 4 persone

Ingredienti: 

1 kg di patate, 3 cipollotti puliti, 200 gr di latte intero, verza gr. 340 (pulita), olio evo, pepe nero, burro 60 gr, sale.

Pulire le patate, ridurle a tocchetti di 3 cm. Metterle a bollire in una casseruola con abbondante acqua. Farle lessare per 10 minuti e poi scolatele. Eliminate dal cavolo le foglie più scure e dure e tagliate la base. Ridurre a julienne le foglie (lavate preventivamente) sino ad ottenere 340 gr di cavolo.
Pulire i cipollotti e sminuzzarli. Versare 4 cucchiai d’olio evo in un tegame e quando è caldo versate la verza e lasciatela scottare per 10 minuti, quindi unite i cipollotti e lasciate cuocere dolcemente per 5 minuti.
Mescolate e unite le patate bollenti, schiacciandole direttamente nel tegame con i rebbi di una forchetta. Salare e pepare. Cuocete per pochi minuti a fuoco basso.
Sistemate la preparazione in un piatto da portata, formandola a fontana e nel centro unire subito i 60 gr di burro che scioglierà nella preparazione fumante. Servire accompagnando a piacere, con crostoni di pane.
       

Flan di Zucca e Patate con Salsiccia
Per 4 persone

800 gr di patate a pasta gialla, 300 gr di zucca già pulita, 100 gr di panna fresca, 60 gr di emmenthal, 2 uova, 2 cucchiai di farina, salvia, 250 gr di salsiccia, 1 cucchiaio di semi di finocchio, noce moscata, burro, sale pepe

Pelare mezzo kg di patate e tagliarle a tocchetti. Ridurre a tocchetti anche la zucca e fare cuocere il tutto a vapore per 30 minuti. Passare dallo schiacciapatate facendo cadere la purea in una terrina. Unire alla purea 25 gr di burro, la farina, emmental grattugiato, la panna, le uova battute, una grattata di noce moscata, un pizzico di sale e pepe.
Foderare una pirofila rotonda con carta da forno lavata strizzata e ben imburrata. Rivestire le pareti con le patate rimaste (lasciarne delle fettine da posare sulla superficie della torta), sbucciate e tagliate a fettine sottilissime.
Versare nella pirofila il composto preparato e ricoprirlo con le patate residue. Condire in superficie con 40 gr di burro fuso aromatizzato con qualche foglia di salvia. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Poi alzare la temperatura a 200° e tenere il flan ancora in forno per 15 minuti.
Nel mentre spellare e sbriciolare la salsiccia. Farla rosolare in un tegame con 10 gr di burro e i semi di finocchio. Sfornare il flan e servirlo a fette, accompagnandolo con la salsiccia ben calda cosparsa sopra.


Irish Coffee  
Per 6 persone

Ingredienti:

6 cucchiai di zucchero di canna, 8 cucchiai di whisky irlandese, un caffè per 6 persone, preparato con la moka, panna fresca da montare 200 gr, gr 150 di cioccolato fondente.

Montare leggermente la panna e metterla in frigorifero. Preparate il caffè con la moka. Quindi scaldate 4 bicchieri da Irish, asciugateli, mettete sul fondo di ognuno 2 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai di whisky. Mescolate un poco poi versate il caffè bollente, senza riempire il bicchiere. (lasciare liberi circa 2 cm di bicchiere). Girare bene per far sciogliere lo zucchero. Mettete delicatamente in ogni bicchiere 2 cucchiai di panna montata e delle scorzette di cioccolato.

Buona festa!

mercoledì 30 ottobre 2019

Lo Sapevate Che: Il 24 marzo 1874 nacque Luigi Einaudi e morì il 30 ottobre 1961


Biografia  Coraggioso liberista

Luigi Einaudi, il primo capo dello Stato eletto dal Parlamento Repubblicano, è stato uno dei massimi rappresentanti della dottrina del liberalismo economico, o liberismo, teorizzando la non scindibilità tra libertà politica e libertà economica.
Il grande statista nacque a Carrù (Cuneo) il 24 marzo 1874 da una modesta famiglia, originaria della valle Maira. Dopo la morte del padre, la madre si trasferì con la famiglia a Dogliani, dove visse per il resto dei suoi giorni.
Intanto il giovane Einaudi meritò una borsa di studio per frequentare il ginnasio presso i padri delle Scuole Pie a Savona, e nel 1895, a soli ventuno anni, si laureò in giurisprudenza a Torino. Nel 1902 è già docente all'Università di Torino ed occupa la cattedra di Scienze delle Finanze con l'incarico di Legislazione Industriale ed Economia Politica. Due anni dopo ottiene la cattedra di Scienze delle Finanze all'Università Bocconi di Milano.
Luigi Einaudi si dedicò nei suoi studi alla ricerca nel campo dell'economia e della scienza delle finanze, all'insegnamento e al giornalismo; dal 1896, infatti, collaborò con il quotidiano torinese La Stampa, passando poi nel 1900 al già prestigioso Corriere della Sera di Milano, mentre dal 1908 diresse la rivista Riforma sociale. Intanto, nel 1903, aveva sposato una sua allieva, Ida Pellegrini; la loro fu un'unione felice, dalla quale nacquero tre figli.
Nel 1912 propone una nuova e rivoluzionaria teoria finanziaria, presentata dapprima sotto forma di articoli giornalistici e poi in un suo saggio dal titolo: "Concetto di reddito imponibile e sistema di imposte sul reddito consumato". La rivoluzione fiscale, poi attuata, consiste nel far prelevare dallo Stato a tutti i cittadini un'imposta comunale di famiglia in base al reddito prodotto dai salari, o dalle attività, o dagli immobili o altro, applicando un'aliquota. Questa sua idea porterà alla dichiarazione annuale delle imposte sui redditi delle persone fisiche, l'attuale 740.
Tra le opere pubblicate nel primo periodo merita ricordare: "Studi sugli effetti dell'imposta" (1902), "La finanza sabauda all'aprirsi del secolo XVII" (1908), "Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato" (1912), "La terra e l'imposta" (1924), "Contributo alla ricerca dell' "ottima imposta"" (1929).
Luigi Einaudi venne nominato Senatore del Regno nel 1919, su proposta di Giovanni Giolitti, e al Senato fu uno dei più tenaci sostenitori della necessità di abbandonare ogni forma di socialismo di stato che si era infiltrato nella vita economica italiana durante la prima guerra mondiale; queste idee furono ampiamente esposte nel libro "La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana", 1933. Inizialmente Einaudi guardò con speranza al programma economico del fascismo, ma già prima della marcia su Roma (ottobre 1922) prese posizione contro la ventilata dittatura, e nel 1927 lasciò il Corriere della Sera che era passato sotto il controllo del regime.
Nel 1935 le autorità fasciste fecero chiudere la rivista Riforma Sociale, e l'anno successivo Einaudi dette vita alla Rivista di storia economica (1936 - 1943). Dopo il 25 luglio, l'insigne economista fu nominato rettore dell'università di Torino, ma con la proclamazione della Repubblica Sociale di Salò dovette abbandonare questo incarico e rifugiarsi in Svizzera.
Alla fine del 1944 rientrò a Roma e il 5 gennaio 1945 venne nominato governatore della Banca d'Italia, dove ebbe modo di dimostrare le sue altissime capacità di statista. Nel 1946 fu eletto deputato all'Assemblea costituente per il Partito Liberale Italiano, e dal 31 maggio 1947 fece parte del Governo quale vice Presidente e ministro del Bilancio, provvedendo alla stabilizzazione della lira mediante una severa politica di restrizione creditizia.
Il 10 maggio 1948 venne eletto Presidente della Repubblica, e alla scadenza del mandato (25 aprile 1955) rientrò a far parte del Senato.
Nel mese di giugno del 1955, l'università inglese di Oxford gli conferì la laurea honoris causa e ne tracciò questo sintetico ma eloquente profilo: "Luigi Einaudi ha fatto molto per la salvezza del suo Paese. Egli è oggi la più rispettata di tutte le figure d'Italia, e agli occhi degli stranieri simboleggia il risorgere di un Paese che, dopo vent'anni di dittatura ed i grandi disastri della guerra, ha ritrovato il suo posto onorevole fra le nazioni libere del mondo".
Il Presidente fu anche uno dei primi e più convinti sostenitori della necessità di creare l'Europa unita e, avversario di ogni forma di monopolio, si schierò in particolare contro quello statale nel settore della scuola.
Luigi Einaudi morì a Roma il 30 ottobre 1961 e fu sepolto nella tomba di famiglia a Dogliani, il paese nel quale amava passare le vacanze e discorrere con la gente dei problemi quotidiani. Fra le altre cose che vanno dette, bisogna ricordare che Luigi Einaudi si è sempre dedicato personalmente alla conduzione della sua azienda agricola presso Dogliani, applicandovi i più moderni sistemi colturali.
Per i suoi altissimi meriti gli sono stati conferiti ampi riconoscimenti, tra i quali si ricordano: Socio e Vice-Presidente della Accademia dei Lincei; Socio della Accademia delle Scienze di Torino; Socio dell'Institut International de Statistique de L'Aja; Socio dell'Econometric Society di Chicago; Socio onorario dell'American Academy of Arts and Sciences di Boston; Socio dell'American Academy of Political and Social Science di Filadelfia; Socio onorario della American Economic Association; Socio onorario della Economic History Association di New York; Presidente onorario della International Economic Association; Socio corrispondente della Societè d'Economie Politique di Parigi; Vice Presidente della Economic History Society di Cambridge; Socio corrispondente del Coben Club di Londra; Socio corrispondente della Oesterreichische Akademie der Wissenschaften di Vienna. Gli sono state conferite le lauree "Honoris Causa" dalle Università di Parigi e di Algeri. - https://biografieonline.it/biografia-luigi-einaudi

Speciale: Oggi tutto vegetale!...


Carpaccio di Barbabietole con rucola e gocce di primo sale
Per 4 persone

Ingredienti:

400 gr di barbabietole crude anche di vari colori (se riuscite a trovarle)

per condire: olio evo, aceto di mele, zucchero di canna Pamela, sale rosa dell’Himalaya, pepe macinato al momento

per guarnire: foglioline di cime di rapa lavate e 80 gr fi primo sale ridotto a piccoli pezzettini.

Con una mandolina tagliate finemente tutte le barbabietole e sistematele in una vassoio da portata
Preparare il condimento: in una ciotolina, mescolare 1 cucchiaio e mezzo di aceto con 3 cucchiai d’olio evo 1 cucchiaio di sale e una macinata generosa di pepe.
Condire le barbabietole mescolandole delicatamente e aggiungere infine come guarnizione le foglie di rucola e tutto sparpagliato le gocce di primo sale.


Sformato con Zucca e Parmigiano
Per 4-6 persone

Ingredienti:

1 kg di zucca, 2 uova e un tuorlo, 150 gr di parmigiano, 1 confezione di yogurt intero, peperoncino piccante in polvere, zenzero fresco, un pizzico di noce moscata, pangrattato integrale q.b., burro, olio evo, sale.

Togliere la buccia e i semi alla zucca. Tagliarla a pezzi, appoggiarla su un foglio di carta forno e metterla a cuocere in forno preriscaldato a 180°.
Quando sarà cotta, circa 25 minuti, passarla al passaverdura e raccogliere la sua polpa in una terrina.
Unirvi le uova e il tuorlo, il parmigiano grattugiato, lo yogurt, del pangrattato (da regolare secondo la troppa morbidezza della torta), un pizzico di sale, peperoncino piccante a piacere, un pizzico di noce moscata, un cucchiaino di zenzero pelato e
grattugiato.
Ungere una tortiera con olio, spolverare con pangrattato integrale e versarli il composto livellandolo. Posare sulla superficie qualche fiocchetto di burro.
Mettere in forno preriscaldato a 180°per 35 minuti, controllandone la cottura in superficie: se si colorisse troppo coprire con un foglio di carta di alluminio.


Torta di Ricotta, Cannella e Zafferano
Per 6 persone

Ingredienti:

450 gr di farina, 120 gr di burro, 500 gr di ricotta, 3 uova, 100 gr di zucchero semolato, 25 gr di zucchero a velo,1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 bustina di zafferano, sale.

Fare ammorbidire gr 110 di burro a temperatura ambiente ridotto a pezzettini. Versate gr 400 di farina a fontana in una terrina e mettetevi al centro un pizzico di sale e poco per volta 1 dl di acqua tiepida. Incorporate all’impasto il burro ammorbidito e impastate sino ad ottenere una pasta omogenea e liscia. Formare una palla e fare riposare la pasta coperta per 30 minuti.
In una terrina mettete la ricotta con un pizzico di sale, le 3 uova, lo zucchero semolato e 20 gr di farina a cui avrete mescolato la cannella e la bustina di zafferano. Mescolate bene il tutto e lavoratelo con un cucchiaio di legno, sino che tutti gli ingredienti siano bene incorporati e l’impasto risulti omogeneo.
Su di un piano di lavoro infarinato stendere la pasta in una sfoglia sottile e foderare una pirofila imburrata e infarinata, facendo in modo che la pasta sia più alta del bordo per poterla ripiegare leggermente in dentro. Bucherellare il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta e versarvi l’impasto di ricotta. Livellare bene la superficie. Con i rebbi della forchetta, passare tutto attorno al bordo facendo un decoro.
Mettere in forno preriscaldato a 200° per 35 minuti.
Sfornare e lasciare raffreddare. Sformare la torta su di un piatto di portata e polverizzarla di zucchero a velo.

martedì 29 ottobre 2019

Lo Sapevate Che: Il 1787, 231 anni fa, debutta a Praga Il Don Giovanni di Mozart


IL DON GIOVANNI DI MOZART
Il debutto di Praga

Il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart ebbe luogo il 29 ottobre 1787 a Praga, un lunedì di 231 anni fa.
Il mito della felicità praghese di Mozart, che nella città imperiale asburgica ormai germanizzata dopo i travagli della guerra dei Trent’anni fu onorato come non mai, si è certo alimentato del tono di certe biografie romanzesche e di novelle tardoromantiche come la pur godibilissima Il viaggio di Mozart a Praga di Eduard Mörike.
 Colta, appassionata, estranea agli intrighi della capitale, la città boema aveva effettivamente corteggiato, amato, stimato il salisburghese come nessun’altra lui vivo.
 E l’amore scoppiò quando una compagnia italiana decise di rappresentarvi le Nozze di Figaro nel dicembre 1786, riscuotendo un successo assai maggiore di quello di cui l’opera ispirata a Beaumarchais, complice anche uno sbadiglio dell’imperatore Giuseppe II, aveva goduto pochi mesi prima a Vienna.
A Praga, riportano cronache locali e riferisce lo stesso Mozart, non si cantava che il Figaro, non si parlava che del Figaro, non si andava all’opera se non per ascoltare Figaro e nient’altro che Figaro. 
 Fatto sta che, pressantemente invitato ad assistere a una recita, il musicista vi si recò per un mese, dall’8 gennaio all’8 febbraio del 1787, durante il quale assiste all’opera, ne dirige una recita, organizza una fortunatissima accademia a sottoscrizione che gli assicura un guadagno formidabile.
 Un trionfo, insomma, che se non è tale da togliergli il desiderio di tornare comunque presto a Vienna, è più che bastevole a fargli accettare, e di buon grado, la commissione d’un nuovo lavoro da rappresentarsi di lì a pochi mesi. Per il libretto il pensiero corre subito a Da Ponte, naturalmente, cui tanta parte si deve della riuscita del Figaro.
 Il problema è che il tempo è poco e che il librettista veneto è già impegnato a scrivere L’arbore di Diana per Martin y Soler e Axur, re d’Ormus per Salieri: se ne preoccupa persino Giuseppe II, cui nel frattempo è giunta l’eco del successo praghese di Figaro.
E a lui Da Ponte rivolgerà la celebre affermazione: «scriverò di notte per Mozart e farò conto di leggere L’Inferno di Dante; scriverò la mattina per Martini (sic) e mi parrà di studiare il Petrarca; la sera per Salieri e sarà il mio Tasso».
 In cuor suo infatti il letterato aveva già deciso quale soggetto affidare a Mozart, prendendo spunto non «dall’alto», cioè scomodando Moliere o Tirso de Molina, ma «dal basso», ovvero ispirandosi a un recentissimo libretto che Giovanni Bertati aveva scritto per la musica di Giuseppe Gazzaniga.
 Si trattava della Rappresentazione giocosa (tale il sottotitolo, trasformato da Da Ponte in Dramma giocoso) Don Giovanni Tenorio, o Il convitato di pietra ed era stato baciato dal successo a Venezia, quando fu rappresentato proprio all’inizio di quel 1787.
 Peccato che le fonti non permettano di stabilire quanta parte ebbe Mozart nel processo di riscrittura del soggetto; in ogni caso, se alcuni passi sono semplicemente parafrasati (valga per tutti l’Aria del catalogo di Leporello, che in Bertati si chiamava Pasquariello), diversi altri sono completamente nuovi, le maschere e alcuni personaggi minori cancellati (come il secondo servo Lanterna), e altri come Donn’Anna e Donna Elvira decisamente rafforzati.
Nasce comunque così l’idea di Don Giovanni: il tempo era poco (per Da Ponte ancor meno), Bertati e Gazzaniga avevano fatto centro e il soggetto, sia pure in forma di riduzioni spesso buffonesche, in quegli anni andava per la maggiore, come dimostrano le versioni di Gluck (1761) e di almeno altri cinque compositori minori attivi in Europa appunto tra gli anni Sessanta e Settanta del Settecento.
Una cosa che nacque come un gioco ma che Mozart prese maledettamente sul serio; vi lavorò infatti con tanta solerzia da presentarsi a Praga il 1o ottobre, partitura alla mano, pronto per il debutto nel frattempo fissato per il 14 di quel mese e che slittò, per problemi contingenti, di due settimane.
 Arriva anche Da Ponte a dargli manforte («ad istruir gli attori», dice nelle Memorie) ma gli impegni con Martin Y Soler e con Salieri gli impediranno di assistere alla «prima», che va trionfalmente in scena la sera del 29 ottobre.
In compenso, assiste allo spettacolo quel Giacomo Casanova che a Praga, ormai vecchio, andava terminando la propria parabola umana lavorando come bibliotecario presso il castello di Dux, al servizio del conte Waldstein (quello cui Beethoven dedicherà la Sonata per pianoforte in do maggiore).
 In altre parole, l’opera sul mito di Don Giovanni venne consumata al cospetto dell’uomo che più di chiunque altro in quell’epoca ne aveva incarnato le gesta libertine.
 Mozart ebbe un po’ a lamentarsi dei cantanti, ma apprezzò l’esecuzione musicale e la messinscena, affidata a quel Domenico Guardasoni che di lì a poco sarebbe stato scritturato come scenografo per il Teatro di corte della capitale.
E a proposito di Vienna, l’eco del nuovo successo di Mozart a Praga, giunse presto alle orecchie di Giuseppe II, alla cui curiosità si deve il fatto che l’opera, debitamente ritoccata dagli autori, debuttasse pochi mesi dopo anche a Vienna, il 2 maggio del 1788, iniziando così il suo lungo e ininterrotto cammino verso l’immortalità.

Speciale: Qualcosa nel piatto!…☺♥


Iniziamo con un appetizer:

Piccoli rotoli di Prosciutto crudo e insalatina mista 
Per 4 persone

Ingredienti:

120 gr di prosciutto crudo, 60 gr di robiola, poca erba cipollina tritata, 5 olive nere snocciolate e tritate, qualche cappero, sale, pepe.

Preparare una crema impastando la robiola con l’erba cipollina, le olive, un pizzico di sale e pepe. Spalmare la crema su ciascuna fetta di prosciutto e chiudere le fette come fossero dei cornetti. Tenere in frigo sino al momento e servire accompagnando con l’insalatina mista.

Ed un delizioso primo-secondo con riso e fagioli neri:

Piatto di Riso ai Fagioli neri
Per 4 persone

300 gr di riso a grana lunga (tipo Thai o Patna), 150 gr di fagioli neri, 100 gr di lonza di maiale, 50 gr di pancetta, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 2 peperoncini verdi dolci, origano, cumino in polvere, olio, sale.

Lavate i fagioli e metteteli a bagno in acqua per 8 ore con ½ peperoncino verde. Al termine del tempo, metteteli in una pentola con 2 lt d’acqua non salata.
Quando bollono, schiumateli, abbassate la fiamma e continuate la cottura per 40 minuti. Scolate i fagioli, tenendo da parte la loro acqua.
Tagliate la carne di maiale e la pancetta, a dadini. Pulite e tritate la cipolla, l’aglio e i peperoncini rimasti.
Fate rosolare tutto in una casseruola con 4 cucchiai d’olio e unite il riso, lavato e scolato, tostatelo per qualche minuto. Aggiungete i fagioli, le spezie, un pizzico di sale e 5 dl di acqua di cottura dei fagioli. Coprite la pentola con un coperchio e portate a cottura per 15 minuti a fiamma moderata. Mescolate spesso e prima di portare in tavola, regolate di sale.

Per finire: frutta a volontà!