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domenica 18 gennaio 2015

Lo Sapevate Che: Decalogo delle cose che bisogna buttare...



Comincia l’anno nuovo e, com’è tradizione, si formulano auspici, si stilano classifiche di desideri, si snocciolano cataloghi di buoni proponimenti. (..). 1) Non vorremmo più che il lavoro fosse dimenticato, umiliato, sottopagato. O che se ne parlasse ancora solo per farne facile strumento di disputa ideologica. Il lavoro non è solo il cuore del primo articolo della Costituzione, è l’indicatore più affidabile dello stato di salute dell’economia e della democrazia di un Paese.(..). 2) Non vorremmo più vedere blitz della Finanza sulla neve, eclatanti annunci di evasori totali assicurati alla giustizia (tributaria), minacce di indagini a campione sulle partite Iva. Non servono a niente. I blitz sono una tantum per definizione e gli evasori beccati patteggiano un decimo di quanto devono. Intanto, per dirla all’ingrosso, metà dei contribuenti paga le tasse – e pensioni e sanità – anche per l’altra metà, e  per questo la pressione fiscale non cala, anzi aumenta. Così com’è, il sistema non può reggere a lungo. (..) . 3) Accomiatandosi dagli italiani, Giorgio Napolitano  ha usato un linguaggio insolitamente drammatico: “Dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società”. Vero, la corruzione minaccia ogni angolo della vita pubblica. Ma non vorremmo più che il compito di fare piazza pulita fosse ancora ipocriticamente tutto delegato ai pm, o caricato sulle spalle del solo Raffaele Cantone. (..). 4) Non vorremmo più vedere i bagarini davanti al Colosseo o ai Musei Vaticani, e non come piccolo atto di giustizia e di pulizia, ma come segnale che lo Stato ha ripreso a occuparsi del suo patrimonio culturale finora abbandonato, svilito, ammuffito. 5) Non vorremmo più che gli italiani affidassero le loro speranze per il futuro oggi a uomini della provvidenza, domani a cavalieri del vaffa, piuttosto pretendessero dagli uni e dagli altri di misurarsi con le ragioni del governo e della protesta, e con la complessità dei problemi e delle soluzioni.(..). 6) Vorremmo poi che finisse la giaculatoria del “si vota tra un mese, tra due, entro l’anno”. C’è la crisi e il Paese vuole stabilità e governi che governino. Renzi che si dice in sintonia col Paese, dovrebbe saperlo. 7) Non vorremmo più sentire le facili tirate antitedesche – tutta colpa della Merkel!m- e nemmeno vedere il corpaccione germanico percorso da fremiti antieuropei (..). 8) Non vorremmo più ascoltare la stanca litania della supremazia del tecnico sul politico o della società civile su quella parlamentare e dei partiti, perché gli uni e gli altri allo stesso modo hanno dato di sé ottima o pessima prova: vedi Mose o Mafia Capitale: 9) Non vorremmo più sentir chiedere se il prossimo Presidente della Repubblica debba essere o no all’altezza del predecessore. Ma che domanda è? Piuttosto: Matteo Renzi avrà il coraggio di puntare su un candidato che dia di nuovo speranza alla politica, autorevole, capace di impegnarsi in quella “missione nazionale” che lo stesso Napolitano auspica per la salvezza del Paese dalla crisi e dalla corruzione, o si preoccuperà solo che non oscuri la sua premiership? E’ un passaggio decisivo. Per il Paese. Ma anche per Renzi. 10) Infine non vorremmo più leggere di cambio di passo, velocità, ritmo. uffa. Tutto già gioiosamente digerito. Adesso vorremmo vedere dove siamo arrivati correndo, e soprattutto dove stiamo andando. Anche se di corsa.
Twitter@bmanfellotto – Bruno Manfellotto – Questa settimana. L’Espresso – 15 gennaio 2015 -

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