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mercoledì 28 gennaio 2015

Lo Sapevate che: Ma il supplente quanto è potente?...



Supplente o supplì? Sfogliamo i vocabolari: la prima parola evoca un personaggio pallido e precario, che tiene in caldo il posto dell’insegnate titolare. Non ha poteri, soltanto doveri. La seconda definisce una pietanza romana, dove c’è dentro un po’ di tutto: riso, mozzarella, rigaglie di pollo, funghi, uova, ragù. E dunque, qual è il ruolo di Grasso? Quali imprese potrà compiere, l’uomo che regna durante l’interregno? Può sembrare un dubbio accademico; non è così. In primo luogo perchè su questo punto la Costituzione rimane silente, e il silenzio – si sa – alimenta qualunque tentazione. (..). In secondo luogo, perché talvolta la realtà supera l’immaginazione. E’ già successo, può succedere di nuovo. Tanto più se la supplenza si prolunga, se il supplente ci prende gusto al ruolo. Nel 1964, quella di Merzagora durò per oltre 4 mesi, quanto il tempo della nostra prima presidenza (Enrico De Nicola: 1° gennaio-12 maggio 1948). Ipotesi: il supplente aspira all’elezione. Niente di male, e d’altronde Pietro Grasso rientra a buon diritto fra i papabili. (..). Dunque il controllore (grasso, nelle veci di capo dello Stato) dipende dal controllato (Renzi). E se il secondo dice niet? Potrà bocciargli i decreti, rifiutare di promulgare le sue leggi, mettersi per traverso a ogni piè sospinto?. Ipotesi bis: il Parlamento s’incarta, rimane ostaggio dei veti incrociati. Per Saragat servirono 21 votazioni, per Leone 23. Poniamo che stavolta non ne bastino 31, e che Grasso decida di sciogliere le Camere, per uscire dall’impasse. Può farlo? In teoria sì, perché la Costituzione non reca l’esplicito divieto di quella francese; ma sarebbe un suicidio collettivo. Innanzitutto del supplente, che perderebbe la poltrona. Si è mai visto un presidente in carica candidarsi alle politiche? No, altrimenti non sarebbe più imparziale. (..) E chi è il decano del Senato?Napolitano, che a quel punto diverrebbe il supplente di se stesso.(..). Sappiamo che il supplente eredita i benefit del capo dello Stato: assegno, dotazione, immunità. Sappiamo inoltre che non si tratta d’un regalo, bensì dell’istinto di sopravvivenza che anima la vita delle istituzioni. Il suo nome? Principio di continuità: l’Italia non può restare neanche per un minuto senza un presidente, un Parlamento o un Premier. Continuità dell’prgano, però non di tutte le sue funzioni. Siccome la supplenza è temporanea, le si accompagna unicamente il potere d’adottare i provvedimenti ordinari, oppure gli atti urgenti. Quali? Dipende. Per esempio, non può mai dirsi urgente la nomina d’un giudice costituzionale, a meno che la Consulta cada sotto la soglia di 11 giudici, perché allora non può funzionare. Quest’ultima osservazione è di Mario Fiorillo; che il supplente non possa sciogliere le Camere è invece – fra i costituzionalisti – un’osservazione generale. D’altronde il presidente (quello vero) non può sciogliere durante gli ultimi 6 mesi del mandato; e il supplente è sempre in semestre bianco, è sempre sul punto di lasciare. In conclusione: altro è il supplito, altro il supplente. Per dirne una, il primo diventa senatore a vita, anche se lascia il Colle dopo una settimana; il secondo no, nemmeno se resta in carica per un anno intero. Che ingiustizia, però. Grasso potrebbe rimediare autonominandosi senatore a vita; ma poi ci toccherebbe trovare il supplente del supplente. Aiuto!
micheleainis@uniroma3.it – Michele Ainis – Legge e libertà – L’Espresso – 29 gennaio 2015

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