Etichette

sabato 30 giugno 2018

Speciale: Di tutto un pò!...


Bibita Ananas e Limoni verdi
Per 4 persone

2 grossi limoni verdi, 750 ml di succo di ananas freddo, 2 fette di ananas fresco, 2 rametti di menta piperita, ghiaccio tritato.

Spremete i limoni e tagliate a pezzetti l’ananas. Riunite in una caraffa tutti gli ingredienti. Aggiungete il ghiaccio, il succo di ananas e le foglie di menta. Mescolate e servite in bicchieri guarniti con fettine di limone o di ananas e foglie di menta.

Ciotoline con Carciofi e Bacon
Per 6 persone

3 carciofi, 6 fette di bacon, 125 gr di farina di mais (per polenta rapida), 50 gr di burro, 3 dl di latte, un limone, un rametto di salvia, sale, pepe. Stecchini di legno. Ciotoline da portata q.b.

Pulire i carciofi da spine, barba interna e foglie più dure. Tagliarli a metà e poi a fettine sottili, mettendoli in un recipiente con acqua acidulata con il succo del limone. Scolarli, e farli cuocere a vapore per 5minuti.
Una volta raffreddati, salarli leggermente e peparli. Ogni spicchio di carciofo, avvolgerlo con mezza fettina di bacon e fermare con una stecchini. Farli saltare in una padella con 30 gr di burro fuso e qualche foglia di salvia, un paio di minuti per parte, coprire con un coperchio, abbassare la fiamma e proseguire la cottura ancora per 3 minuti.
Preparare la polenta come indicato sulla confezione e poco prima della fine della cottura, versarsi il latte caldo poco alla volta, cuocendo sempre mescolando con una frusta, sino ad ottenere una morbida crema. Spegnere il fuoco e aggiungere il residuo burro, facendolo sciogliere.
Distribuire la crema appena fatta nelle ciotoline e sopra in bella mostra i bocconcini di bacon con il carciofo, completare con una fogliolina di salvia. Buonissimi e facili da eseguire!

Scaloppine alle Mandorle
Per 4 persone

12 fettine di vitello, 160 gr di mandorle sgusciate e spellate, 2 uova, farina, olio, sale.

Fare tostare in forno a 180° le mandorle, appoggiate su un foglio di carta da forno. Toglierle dal forno quando saranno dorate, lasciarle raffreddare e ridurle finemente e appoggiarle distese in un piatto piano.
Appoggiare la carne tra due fogli di pellicola e batterla leggermente. Mettere in un piatto piano la farina, battere in un piatto fondo le 2 uova. Passare le fettine di carne da entrambi le parti, prima nella farina, poi nelle uova e infine nelle mandorle tritate, premendo bene con le mani perché aderiscano alla scaloppina.
In una padella con abbondante olio in ebollizione, adagiarvi le fettine e cuocerle per 3 minuti da entrambi le parti, finché saranno dorate. Prelevarle con un mestolo forato e farle scolare, appoggiarle su un foglio di carta da cucina a perdere l’olio in eccesso. Salarle, appoggiarle su un piatto di servizio e servirle subito calde, con insalatina di stagione e patatine fritte.

Risotto al Pomodoro con Ossobuco
Per 4 persone

400 gr di riso vialone, gr 100 di burro, gr 50 di grana grattugiato, 50 gr di midollo di bue, lt 1,500 di brodo di carne, una cipolla, zafferano. Per l’ossobuco: 4 grossi ossibuchi, 50 gr di burro, una manciata di prezzemolo, gr 200 di pomodori tritati, ½ limone, vino bianco o brodo, farina bianca, aglio, sale pepe.

Preparare prima gli ossibuchi.
Far soffriggere in un largo tegame, ½ spicchio d’aglio, (che poi si eliminerà) con burro, adagiatevi gli ossibuchi infarinati, facendoli rosolare da entrambi i lati, bagnandoli con un po’ di vino bianco o di brodo. Aggiungere i pomodori, abbassare la fiamma e cuocere per 2 ore, coperto, irrorando quando è necessario con acqua o brodo. Alla fine il sughetto dovrà risultare ristretto. Salare e pepare.
Preparare la “gremolade “. Tritare prezzemolo, ½ spicchio d’aglio e la buccia di ½ limone e aggiungere nel tegame 10 minuti prima di togliere dal fuoco.
Preparare il risotto allo zafferano, cipolla e midollo soffritto. Cinque minuti prima della fine della cottura del riso, aggiungere lo zafferano sciolto in ½ tazza di brodo. Mantecare il risotto con il rimanente burro e formaggio. Distribuite il risotto sul piatto da portata, adagiandovi sopra gli ossibuchi col sughetto. Deliziosa preparazione! 

venerdì 29 giugno 2018

Speciale: Il Pesce ...nel piatto!...


Spiedini di Zucchine e Salmone accompagnate da cous cous alla menta
Per 4 persone

800 gr di salmone, tagliato in fette spesse, 2 zucchine, erba cipollina tritata, 1 dl di vino bianco secco, 3 cucchiai di salsa di soia, un pizzico di zucchero, burro. Una confezione di cous cous precotto, qualche foglia di menta.

Tagliate il salmone a cubetti. Pulite le zucchine, lavatele affettatele non troppo sottili, mescolatele al salmone e trasferitele in un piatto fondo.
Fate fondere dolcemente 30 gr di burro. Mescolate la salsa di soia con il vino, lo zucchero, il burro fuso, aggiungete un cucchiaio di erba cipollina. Versate la marinata sul salmone e le zucchine. Mettete in frigorifero e lasciate marinare per un’ora, mescolando la preparazione ogni tanto.
Preparate gli spiedini alternando gli ingredienti, cuoceteli in padella o sulla griglia a fiamma vivace, irrorateli con la marinata. Cuocete finché il salmone sia dorato da tutti i lati. Cuocere il cous cous come descritto sulla confezione e appena pronto aggiungete le foglie di menta sminuzzate, mescolate e servire con gli spiedini.
                                                                                                         
Zuppa di Pesce allo Zafferano
Per 4 persone

300 gr. di cernia in tranci, 200 gr. di rana pescatrice in tranci, 300 gr. di scorfano, 2 triglie da 200 gr. l’una, 20 gamberi, 2 calamari, 2 seppie, 20 vongole, 3 cucchiai di olio, prezzemolo, finocchietto selvatico, alloro, ½ cucchiaio di timo, un pizzico di peperoncino, 150 gr di pomodori pelati, 1 bustina di zafferano, 4 patate, 1 bicchiere di vino, due cipolla, 2 spicchi d’aglio, olio, sale, pepe. Per accompagnare crostoni di pane abbrustoliti.

Lavate e pulite le seppie e i calamari, eliminando cartilagini, occhi e beccuccio, oltre la sacca dell’inchiostro e tagliate tutto a pezzi grossi.
Lavate anche le triglie e svisceratele.
Sgusciate i gamberi, incidetene il dorso con un coltellino per eliminare il filamento nero dell’intestino.
Togliete la pelle ai tranci di pesce e tagliateli in pezzi piuttosto grossi.
Spazzolate e lavate le cozze e le vongole e fatele aprire a vapore. Tenetele da parte, lasciandole nei gusci.
In una pentola capiente a bordo alto scaldare 4 cucchiai d’olio, unire la cipolla finemente tritata, farla appassire senza che prenda colore, unire i pomodori pelati, tagliati a filetti, un pizzico di ogni erba, 2 foglie di alloro spezzettate, l’aglio tritato. Mescolare, aggiustare di sale e pepe. Portare a cottura.
Quando l’intingolo sarà legato, coprirlo con le patate pelate e tagliate a fette sottili. Unire lo zafferano sciolto in poca acqua calda e proseguire la cottura per altri 10 minuti. Aggiungere le seppie e i calamari, cuocere per circa 10 minuti, coprendo con acqua calda. Aggiungere il pesce residuo, cuocere ancora per 10 minuti, regolare eventualmente di sale. Quando il pesce sarà cotto, togliere dal fuoco, lasciare riposare qualche minuto e servire accompagnando con crostoni di pane abbrustoliti.

Insalata con Polpo e Patate
Per 4 persone

2 polpi di media grandezza, 1 foglia di alloro, 1 spicchio d’aglio, origano, aceto bianco, 5 patate medie, olio, sale.

Pulire i polpi privandoli di occhio e becco, lavarli accuratamente sotto l’acqua corrente. In una casseruola con abbondante acqua leggermente salata, in ebollizione, mettere i polpi e farli bollire per 30 minuti. Lasciarli raffreddare nell’acqua di cottura. Scolare i polpi e asciugarli con carta assorbente da cucina.
Far scaldare molto bene una griglia, salare leggermente il suo fondo e appoggiarvi i polpi, origliandoli da tutte e due le parti per qualche minuto a fuoco alto.
Nel mentre togliere la buccia alle patate, affettarle e farle bollire in acqua non salata per 20 minuti. Scolarle e appoggiarle su carta assorbente.
Rosolare le patate in una padella con olio e 1 spicchio d’aglio. Salarle alla fine della rosolatura. Nel mentre tagliare a fettine i polpi e condirli con olio, origano e aceto bianco. Unire le patate calde al polpo e servire subito. Una delizia!

giovedì 28 giugno 2018

Lo Sapevate Che: Quel piacere catartico di perdere il controllo...


Il Mio Primo Capo, quando approdai fresca di laurea nel mondo del lavoro, aveva trent’anni ed era il responsabile del trading sui derivati di una banca d’affari. La sua fama lo precedeva. Un genio al servizio della finanza, lo definivano. Una macchina da soldi, dicevano di lui. Lo coprono d’oro perché lui copre d’oro la banca, aggiungevano con il rispetto ossequioso e ammirato di certi ambienti paludati. Il mio posto era accanto a lui nella sala operativa. Lo osservavo di sottecchi con curiosità e soggezione. Algido e cinico, parlava pochissimo ma la sua intelligenza era luminosa. Pur apprezzando la sua generosità nell’insegnarmi un mestiere da cui sarei fuggita dopo pochi mesi, avevo la netta impressione di dover tenere da lui una distanza di sicurezza, come da un ordigno ad orologeria, la cui inevitabile seppur casuale deflagrazione sarebbe stata devastante. Era un torrido agosto milanese e un giorno finalmente accadde quello che, con l’irrazionalità di un istinto primordiale, aspettavo dal primo giorno. Lui andò su tutte le furie. La sua ira fu cieca ed esplosiva. Muto e trasfigurato, prese la sedia. La sollevò e la scaraventò contro il muro con la violenza e l’arroganza di chi non sottostà alle leggi di tutti gli altri. Dopo, sotto il mio sguardo incredulo e atterrito, tornò al suo posto come se nulla fosse successo. Intorno, un silenzio sospeso, impaurito e deferente, persino da parte dei superiori che tolleravano di buon grado quelle intemperanze, considerandole pittoresche. Era un ambiente quasi prettamente maschile in cui la rabbia, non solo del mio capo, godeva di uno speciale salvacondotto, in quanto, evidentemente, necessaria espressione di genere. In, quei mesi tesi ad estenuanti, quando lo stress superava la soglia di guardia, mi ritiravo di nascosto in bagno. E piangevo. Poi mi lavavo la faccia e tornavo al fianco del mio facinoroso superiore, vergognandomi di quella debolezza tanto lontana dai suoi teatrali scatti d’ira. Era così che funzionava tra adulti? Gli uomini si infuriavano con orgoglio e le donne piangevano con imbarazzo? Me lo domandavo spesso, in quel tempo di prime volte. Per fortuna, negli anni, ha scoperto che non è così, non sempre, non necessariamente. L’altro giorno mio figlio maggiore, con la perfida gratuita e implacabile degli adolescenti, è stato orrendo con i fratelli che gli avevano appena mostrato affetto. Eravamo in mezzo alla strada e ho perso il controllo. Sproloquiando di legami e di rispetto, gli ho urlato di consegnarmi il cellulare. Improvvisamente, con il suo telefonino in mano, mi sono ricordata del lancio di una sedia, e solo un rigurgito di autocontrollo mi ha impedito fargli fare la stessa ingloriosa fine. C’è un piacere catartico in un’esplosione di rabbia. C’è un’impudica e inaccettabile violenza nella liberazione dei propri istinti oscuro. Quando la mia rabbia si è placata, quando il suo cellulare requisito è stato messo in salvo nella mia borsa, quando il silenzio è calato tra di noi e le mani hanno smesso di tremarmi, i miei figli mi hanno guardato atterriti.  “È stato come quella volta che ci hai distrutto il Power Ranger verde e io avevo quattro anni”, ha mormorato incredulo il figlio di mezzo, ora dodicenne. Non era la prima volta. Perché anche la furia femminile può spiegare la sua potenza di fuoco. Eppure, anche oggi che la conosco e talvolta la pratico, la rabbia continua a farmi paura. Le cose, mi dicono, sono cambiate in quell’ambiente, ora che la finanza e i suoi virili guru hanno smesso di dominare il mondo. L’esplosione di rabbia non è più contemplata nei codici di condotta mentre una lacrimosa débacle non si nega   a nessuno. Forse trovarsi a metà strada ci renderebbe tutti migliori.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 23 giugno 2018 -

mercoledì 27 giugno 2018

Speciale: Piatti Valdostani!...


Bruschetta Montanara della Val d’Aosta
Per 4 persone:

Tagliate un cespo di radicchio trevisano in 4 parti, nel senso della lunghezza. Inserite tra le foglie 120 gr. di fontina Val d’Aosta, tagliata a striscioline.
Versate 2 cucchiai d’olio in una padella antiaderente, scaldatelo e dorate il radicchio per 2 – 3 minuti per parte. In una ciotola stemperate 25 gr. di burro con 12 cucchiai di latte e 15°di pasta di acciughe. Tostate 4 fette di pane casereccio dello spessore di 1 cm., poi strofinatele con uno spicchio d’aglio pelato e irroratele con un filo d’olio. Distribuitevi sopra il composto preparato e su ciascuna una parte del radicchio. Insaporite con una manciata di pepe e qualche scaglia di parmigiano. Passate sotto il grill per qualche minuto e servite.

Canapè con Carciofi e Fontina
per 4 persone

8 fette di pancarré, 4 carciofi, 80 gr di fontina d’Aosta, 1 spicchio d’aglio, 1 limone, un ciuffetto di prezzemolo, olio evo, sale

Pulire bene i carciofi eliminando tutte le parti più dure, quindi dividerli in 4 pezzi e metterli a bagno in acqua acidulata con succo di limone.
Tritare finemente lo spicchio d’aglio e le foglioline del prezzemolo. In Un tegame con 2 cucchiai di olio caldo, fare soffriggere aglio e prezzemolo, aggiungere i carciofi, salare, coprire il tegame e fare cuocere per 15 minuti. Quando i carciofi saranno ammorbiditi, passarli al mixer, sin ad ottenerne una crema. Togliere la crosta alle fette di pancarré e spalmarle con la crema di carciofi. Dividere le fette in due parti obliquamente. Disporre su ognuna una fettina di fontina. Poco prima di servirli, passare i canapè in forno preriscaldato a 180° per 5 minuti.

Fonduta Valdostana
Per 4 persone

Tagliate a piccoli dadini 400 gr. di fontina valdostana e metterli in un recipiente di terracotta, copriteli di latte e fateli riposare per almeno 4 ore.
Poi prelevate la fontina con una schiumarola e sgocciolatela bene. Eliminate il latte, rimettete il formaggio nel recipiente, unite 30 gr. di burro e mettete sul fuoco a bagno maria. Fate fondere la fontina mescolando con un cucchiaio di legno. Quando il formaggio comincerà a filare, incorporate 4 uova, uno alla volta e una macinata di pepe bianco.
Versate la fonduta in ciotole individuali e servitela con fettine di pane tostate leggermente. Sulla superficie si può distribuire lamelle di tartufo bianco o nero.

Fonduta Valdostana (Variante)
Per 4 persone

450 gr. di fontina, 4 rossi d’uovo, 1 cucchiaio di farina di grano, 1 bicchiere di latte.

Mettere in una casseruola inox di cm 15 di diametro e 10 di altezza, 450 gr. di vera fontina valdostana, tagliata a dadini, 1 cucchiaio di farina di grano, mescolare bene con un cucchiaio di legno poi aggiungere un normale bicchiere di latte freddo.
Rimestare bene il tutto e lasciare riposare un po’.
IMPORTANTE: per fare una buona fonduta adoperare la fontina a temperatura ambiente!
Mettere a cuocere il preparato su fuoco dolce. Mescolando continuamente con una spatola o cucchiaio di legno. Portare il tutto a cottura facendo attenzione che la fontina non bolla. Quando il composto avrà raggiunto la temperatura di 60° c. e la fontina si sarà sciolta, togliere la pentola dal fuoco e aggiungere 4 rossi d’uovo; frullare con un frustino in modo da amalgamare bene le uova con la fontina. Rimettere la casseruola sul fuoco e continuare a mescolare sino a una temperatura di 60-70° c. in modo che le uova cuociano con la fontina. Non appena la fonduta sarà diventata vellutata, servitela in tegamini o piatti da zuppa caldi. Accompagnare con fettine di pane fritte nel burro o con grissini o con una polenta morbida.

Carbonata della Val D’Aosta
Per 6 persone

1 Kg di carne tagliata a striscioline (manzo, o pecora, o capra, o maiale), 1 lt di vino rosso non corposo o bianco secco, rosmarino, salvia, alloro, prezzemolo, ginepro, timo, cannella, chiodi di garofano, grani di pepe, cipolla, farina, brodo vegetale burro, sale e pepe.

Mettete la carne a striscioline a marinare con 1 lt di vino bianco secco o rosso non corposo, unendo 2 rametti di rosmarino, qualche foglia di salvia, 2 foglie di alloro, un ciuffo di prezzemolo, 8 bacche di ginepro, un pizzico di timo, una stecca di cannella, 4 chiodi di garofano, 6 grani di pepe nero. Lasciare riposare al fresco per 3 ore. Togliete la carne con un mestolo forato, sgocciolatela bene. Infarinatela e mettetela in un tegame dove avrete affettato sottilmente la cipolla, rosolata con 50 gr di burro. Filtrate il liquido della marinata e dopo averlo, a fuoco vivace, ridotto di volume, unitela alla carne. Unite, se occorresse, un po’ di brodo vegetale. Portate a cottura, aggiustate di sale e pepe. La carne preparata, va servita con polenta o purea.

Polenta concia della Val d’Aosta
Per 4 persone

250gr di farina di polenta, 200 gr di fontina, 50 gr di burro, sale. 1 lt d’acqua. 50 gr di parmigiano

Procedimento: Una volta preparata la polenta si taglia la fontina ed il burro a dadini. Quindi si dispone uno strato di polenta sul fondo di una terrina e lo si ricopre con uno di formaggio. Si continua alternando fino a terminare con l’ultimo strato di fontina, sul quale si versa il burro fuso sfrigolante. Si serve la polenta concia calda dopo averla cotta in forno per 10 minuti e la si accompagna con l’Enfer d’Arvier. Chi di voi non ha l’acquolina in bocca? Buon appetito!
Costolette alla Valdostana
Per 6 persone

6 costolette di vitello di 2 cm di altezza, 18 fettine di Fontina della Val’Aosta, 12 fettine di prosciutto cotto, facoltativo qualche lamella di tartufo biaco, 4 uova, sale, abbondante burro.

Incidete nello spessore 6 costolette di vitello alte circa 2 cm tenendole unite solo da una parte; introducete in ciascuna 3 fettine di fontina e, a piacere, 2 fettine di prosciutto cotto e (facoltativo) qualche lamella di tartufo bianco. Richiudete le costolette, facendone combaciare perfettamente i bordi e premendole un poco con il palmo della mano.
Sbattete 4 uova con un pizzico di sale; infarinatele leggermente, quindi passatele prima nelle uova, poi in abbondante pangrattato, pressandole bene per fare aderire la panatura. Friggetele a fuoco basso in abbondante burro caldo, scolatele ben dorate e croccanti su carta assorbente da cucina, salatele leggermente e servitele subito.


Ciambelline Valdostane

400 gr di farina finissima, 75 gr di farina bianca, 200 gr di burro, 250 gr di zucchero semolato, 3 uova, ½ limone

Mescolare le 2 qualità di farina e impastare con il burro ammorbidito. Aggiungere lo zucchero, le uova, la scorza di limone grattugiata e lavorare bene il composto, ottenendo un impasto omogeneo.
Versarlo in una siringa da pasticciere e dare all'impasto la forma di piccole ciambelline. Sistemarle sulla placca da forno non unta e cuocerle a 180 gradi per 20 minuti circa. Servirle con un buon vino bianco secco. Una semplicissima gustosa ciambellina sa servire in qualsiasi occasione della giornata!

Lo Sapevate Che: La Valle d'Aosta...


Ciao a tutti! Vi presento, come già sicuramente sapete, la regione più piccola d’Italia la Valle d’Aosta, (3,262 kmq), confina con la Svizzera a Nord, con la Francia a Ovest e con il Piemonte a Sud ed Est.
Questa piccolissima regione possiede una sua particolare identità linguistica: la maggior parte degli abitanti è bilingue, ossia, oltre all’italiano parlano anche il patois (pronuncia /pa’twa/), una lingua (più specificamente un dialetto) che deriva dal franco-provenzale, considerata non regolare dai linguistici, poiché caratterizzata da una forte frammentazione dialettale.
Il patois è una lingua molto vicina al francese. Quest’ultima viene addirittura insegnata alle scuole e usata, insieme all’italiano, nei documenti ufficiali.
Ecco una poesia in patois (con sotto la traduzione in italiano) scritta dal famoso poeta, scrittore e linguista valdostano Jean Baptiste Cerlogne:
Un bà dzor de jeuillet, lo dzor de la Revenna,
De Veulla dze m’en parto a l’arba di matin,
In porten aprë mè: salan, pan blan, fontenna,
E tsecca de ci cllier que se feit din la tenna,
Pe me bletti lo pot lon de mon tsemin.
A Saint-Pierre dzi prei lo tsemin que meinàve
Su di coutë de Vertozan.
Dzà pe Saint-Nicolà lo mondo s’apprestàve
Come cen se feit tseut le-s-an.
I.é, qui d’un coutë crie et qui de l’âtro braille
Hoé! hoé, parten-nà, le-s-ami?
Di vatse se vat fére euna groussa bataille;
Maque degadzen-nò, l’est l’aoura de parti.
(Un bel giorno di luglio, il giorno della Revenna
partii da Aosta all’alba del mattino,
Portando sale, pan bianco e fontina,
Ed un bel po’ di quel succo che si fa nella tinozza,
Per bagnar mille labbra durante il cammino.
A Saint-Pierre, presi il sentiero che conduceva
Lassù nei pressi di Vertosan.
Già a Saint-Nicolas la gente si prepara
Come si fa tutti gli anni.
E là, gli uni si chiamano, gli altri gridano:
Hoé! hoe! partiamo, amici?
Sta per svolgersi una grande battaglia di vacche:
sbrighiamoci, dunque, é l’ora di partire).

(Jean-Baptiste Cerlogne (Cerlogne, 6 marzo 1826 – Saint-Nicolas, 7 ottobre 1910) è stato un poeta, presbitero e linguista italiano, autore di alcune canzoni, studioso del patois e suo sistematizzatore tramite la stesura della grammatica e del primo dizionario in patois. È ricordato come il massimo poeta dialettale della Valle d’Aosta). (Wikipedia)

Conosciamo insieme a voi le sue particolarità:

Come ho già anticipato, la Valle d'Aosta è la regione più settentrionale d'Italia e confina con Piemonte, Francia e Svizzera.
Proprio per questa collocazione geografica particolare, la Val d'Aosta ospita diverse lingue e dialetti che mescolano elementi italiani a molti termini francofoni (cioè provenienti dal francese), come il patois (pronuncia: "patuà"), la lingua franco-provenzale parlata da molti abitanti della regione, e pertanto, oltre all'italiano, anche il francese è considerata lingua ufficiale della zona.

Documenti, cartelli e nomi ufficiali, devono dunque essere tradotti in entrambe le lingue.


Caratteristiche fisiche


Il territorio valdostano è quasi completamente montuoso, con alcune valli che intervallano le catene alpine (Ali Pennine Alpi Graie) e i molti ghiacciai. 


I fiumi provengono proprio da questi ghiacciai, i quali, sciogliendosi, formano corsi d'acqua che scavano le pareti rocciose e creano grosse voragini dette "orridi

 I fiumi (i più importanti sono la Dora Baltea, il Buthier e il Lys) ospitano numerose dighe di sbarramento che ne regolano il corso e sfruttano la potenza dell'acqua per ricavarne energia.

La Val d'Aosta ospita il monte più alto d'Italia, il 
Monte Bianco, e altre vette come il Gran Paradisoil Cervino e il Monte Rosa sono il paradiso per gli appassionati degli sport su neve.

Il clima è tipicamente alpino


Risorse


La principale fonte di reddito della Val d'Aosta è il turismo, grazie alle bellezze naturalistiche e alle sopracitate attrazioni sciistiche che ospita, ma anche il settore energetico è molto importante, poiché le centrali idroelettriche della zona riforniscono anche le regioni limitrofe.

Importante l'artigianato, eredità di una solida tradizione locale con i suoi manufatti in legno, i pizzi e i tappeti.

Molto diffuso l'allevamento bovino, mentre l'agricoltura è poco sviluppata, tranne che sulle pendici dei monti più esposti al Sole, dove l'uomo è riuscito a scavare 
terrazzamenti adatti alla coltivazione.


Città e Amministrazione


La Regione val d'Aosta è una regione a Statuto Speciale, e gode pertanto di una certa autonomia amministrativa.
A differenza delle regioni confinanti infatti, la Val d'Aosta non è suddivisa in province, ma in 74 comuni di cui Aosta, capoluogo della regione, è il più popoloso.


Personaggi Famosi


Nonostante sia una regione molto piccola, la Val d'Aosta ha dato i natali a molte personalità di spicco. Tra queste vanno menzionate sicuramente Sant'Anselmo, importante abate e filosofo del XI secolo e Federico Chabod, eminente storico e politico del Novecento.


LA MINIERA DI CHAMUSIRA: L’ORO DELLA VAL D’AOSTA!


Incastonato tra i monti della Val d'Aosta c'è un piccolo tesoro geologico: la miniera d'oro di Chamusira. Anche se da anni è inattiva e l'oro non si estrae più il sito, che rientra nelle 230 località italiane toccate dalla Settimana del Pianeta Terra, è stato reso agibile e aperto al pubblico. Scopriamolo!

Tra le molte località (ben 230) coinvolte nel progetto della Settimana Pianeta Terra , la miniera sopra il comune di Brusson in Val d'Aosta è un perfetto esempio di valorizzazione del patrimonio geologico italiano.


La Miniera di Chamousir

La miniera di Chamousira prende il nome dal francese "chamois",(camoscio) , e proprio come l'animale da cui prende nome, si trova ad altezze notevoli, tra i 1552 e i 1716 metri sopra il livello del mare, sovrastando la Val d'Ayas. 


Qui, molti anni fa, si estraeva l’oro!

Il giacimento interessato dagli scavi risale a 31 milioni di anni fa, quando all'interno della roccia metamorfica si formarono due filoni auriferi che, molto tempo dopo, i cercatori d'oro ribattezzeranno Fenillaz e Speranza.
La coltivazione dell'oro (già, l'oro "si coltiva!) cominciò nel 1899 con la svizzera Société des Mines de l'Evançon che ottenne il permesso di ricerca aurifera sulla rupe di Chamousira.

È con inglesi della Evançon Golden Mining Company però che la miniera raggiunse i massimi livelli di produttività, arrivando ad impiegare anche 90 minatori nel primo decennio del '900. Il punto più alto venne toccato nel 1906, ma già dall'anno dopo la redditività dell'azienda cominciò a diminuire sensibilmente e nel 1911 l'attività di estrazione cessò del tutto.

Nel 1937 la coltivazione dei filoni riprese grazie al cavalier Rivetti, anche se con ambizioni e dimensioni molto ridotte e si interruppe definitivamente nel 1949.


Dal 1953 al 1983 il lavoro intorno alla miniera fu affare della famiglia Filippa (prima il padre e poi il figlio), ma il carattere economico della ricerca era marginale rispetto alla passione per il territorio o all'interesse scientifico.


Un tesoro geologico


Il sito di Brusson rientra in una zona mineraria molto preziosa per la Val d'Aosta e per l'Italia. Il valore del territorio però, non è dato dal profitto ricavato da ciò che si estrae, ma dall'interesse scientifico per la conformazione geologica dell'intera area! 
L'oro di Chamousira infatti, oltre all'indiscutibile valore economico, assume particolare rilevanza perché è uno dei pochi metalli di origine nativa d'Italia.
Che cos'è l'oro nativo? È l'oro che si trova all'interno di filoni di quarzo presenti nella roccia, dunque estraibili e non ricavabili dai sedimenti fluviali (come le pepite del Klondike di zio Paperone!).
Un esempio di oro nativo lo si può vedere a qualche chilometro dalla miniera, al Museo delle Alpi del Forte di Bard. Qui è esposto un campione di quarzo bianco sul quale è ben visibile la presenza di residui auriferi.
In realtà però, l'oro non appare così in natura, ma è stato trattato con un'amalgama di mercurio per farlo risaltare agli occhi dei non addetti ai lavori.


O studi o vai in miniera…o fai entrambe le cose!


Oggi questo tesoro geologico può tornare ad essere valorizzato grazie alla volontà della Regione Val d'Aosta e ad iniziative come la Settimana del Pianeta Terra che attirano l'attenzione del grande pubblico sulle meraviglie della natura, troppo spesso trascurate.
Ora i turisti (e gli studenti) possono infatti riscoprire le perle della montagna a due passi da casa esplorando il tunnel di 126 metri del livello minerario aperto al pubblico (il settimo), addentrandosi nel cunicolo illuminato fiocamente come agli inizi del 'Novecento e ammirando i giacimenti quarzosi del filone Speranza.


La Valle d'Aosta è una terra estremamente affascinante e non priva di contraddizioni, che le sue peculiarità rendono meno frequentata e conosciuta di altri luoghi di montagna. Eppure, come vi abbiamo dimostrato con questo itinerario, dal punto di vista gastronomico può essere perfino più ricca.
Pensiamo ai prodotti tipici, ad esempio: l'influenza francese e le tradizioni montanare si uniscono a formare un panorama culinario sfaccettato e interessantissimo.
Ho selezionato 12 prodotti tipici della Valle d'Aosta che vale la pena conoscere:

Jambon de Bosses
Il clima, nel paesino di Saint-Rhémy-en-Bosses, è particolarmente propizio alla stagionatura del prosciutto. Il Jambon de Bosses è sicuramente il salume più famoso - e pregiato - della regione: vanta una tradizione secolare e ora ha conquistato addirittura la DOP

Fontina Dop
Forse il prodotto tipico valdostano più conosciuto. Secondo il disciplinare deve essere prodotta esclusivamente con latte crudo intero di bovine di razza valdostana e stagionata per almeno tre mesi in grotta. Il gusto è dolce, la pasta morbida e gialla

Mocetta
Sapore simile alla bresaola per questa carne secca, che può essere bovina, equina o di camoscio. Il modo più tradizionale di mangiarla è con pane nero, burro e un filo di miele.

Salignon
Non è un formaggio per signorine. Il salignön è una sorta di ricotta ottenuta dal siero di latte impastato con latte e/o panna, sale, pepe e peroncino. Vengono quasi sempre aggiunte anche erbe di montagna prima di passare a una stagionatura vicino al camino, per quel tocco di affumicato che non guasta mai.

Teteun
Mangiare il teteun è sicuramente un'esperienza forte, ma il sapore è molto più delicato di quanto ci si aspetterebbe: una mammella di mucca salmistrata e cotta, che si mangia a fette, possibilmente accompagnata da marmellate varie. Per palati coraggiosi.

Valle d’Aosta Fromadzo
Fromadzo è il termine patois per formaggio. Questa toma d'alpeggio, ottenuta da latte di mucca, presenta sia al naso che in bocca aromi e sapori di erbe e fiori di montagna, e con la stagionatura acquista piccantezza.

Lard d’Arnad Dop
Quello che forse il lardo più famoso d'Italia (ovviamente gli viene dedicata una sagra gastronomica, la Féhta dou lar) deve le sue peculiarità a una salamoia con erbe aromatiche locali, e a una stagionatura nei tradizionali doil, cassoni di legno di forma cubica). 

Boudin
La versione valdostana del sanguinaccio, ma anche un salume nato dalla povertà e dalla scarsità di carne: patate, lardo, barbabietola, spezie, vino e sangue di maiale si insaccano in budelli e si essiccano. Il boudin si consuma bollito o cotto al forno.

Tegole
Nocciole, zucchero, albume d'uovo, farina: pochi e semplici gli ingredienti base di questi biscotti tipici valdostani, sottili e croccantissimi. A scelta si possono aggiungere mandorle e vaniglia.

Pere Martin Sec
A causa della polpa granulosa e poco succosa, ma dal profumo molto intenso, si prestano più ad essere cotte che ad essere consumate crude. Provatele cotte al forno, nel vino rosso. Vino valdostano, ovviamente.

Genepì
Bere il genepì è una delle esperienze più tipiche che potete fare in Valle d'Aosta. Dall'omonima pianta aromatica che cresce sulle montagne (ma oggi viene per lo più coltivata) si ricava un liquore dalle proprietà balsamiche e digestive, che è tradizione bere a fine pasto.

Se volete conoscere qualche piatto valdostano vi faccio conoscere tre specialità Valdostane:

FRECAÇIÀ DE TRIFOLLE
Un piatto di origine popolare, che un tempo veniva preparato solo la domenica. Pura tradizione montanara, con le sue massicce dosi di burro e formaggio, che purtroppo negli ultimi anni si è persa. Da servire come secondo piatto o come (abbondante) antipasto con salumi tipici
Una squisita ricetta tipica valdostana a base di patate, cipolle, Fontina Vallée d'Aoste DOP, da cuocere in forno a legna:

Frecacjà de Trifolle
Ingredienti: Un chilo e mezzo di patate, 150 gr di cipolle bionde, 150 gr di Fontina Valléè d’Aoste DOP tagliata a fette, 150 gr di burro fuso, 10 gr di foglie di timo, noce moscata, sale, pepe
Condire le patate a 4 cm di spessore, con il burro, il sale, il pepe e la noce moscata.
Metterle per la cottura in una padella bassa e larga. Coprire con carta stagnola o coperchio. Inserirle nel forno a legna caldo. Ogni 5/8 minuti estrarle e mescolarle.
Quando saranno quasi cotte aggiungere la cipolla tritata. Continuare la cottura per una decina di minuti, mantenendo il tutto coperto.
Scoprire e porre le fette di fontina sulla superfice. Lasciare fondere bene e servire.
Si accompagna perfettamente con salumi e grigliate di verdure

FLANDZE
Niente di più banale di una focaccia dolce, niente di più perfetto nella sua semplicità. La ricetta di questo impasto lievitato è arrivata allo chef dalla sua famiglia, e come tale la ripropone: preparata in piccole porzioni, va lievitata abbastanza a lungo e servita con panna montata e frutti di bosco

Flandze
Primo impasto: Farina bianca 125 gr, 30 gr di lievito di birra fresco, 75 gr di latte intero, 25 gr di acqua tiepida
Secondo impasto: Farina bianca 125 gr, amido di mais 25 gr., 1 tuorlo d’uovo, 50 gr di zucchero, 75 gr di burro morbido, una presa di sale.
Secondo impasto: Aggiungere gli ingredienti. Impastare bene pino a creare una massa liscia e resistente.
Nel caso dovesse risultare troppo compatta aggiungere del latte. Far riposare 15 minuti.
Formare delle palline di peso tutte uguali e lasciarle lievitare per mezz’ora, coprendole con pellicola
Pennellare con uovo sbattuto. Cospargere con zucchero semolato e infornare nel lato del forno a legna: la temperatura dovrebbe essere non superiore a 230°C.
Nel forno casalingo cuocere a 210°C x 10 12 minuti.
Servire con panna montata oppure frutti di bosco tiepido

RAGOUT DO VILLADZO
Una ricetta estiva e decisamente inconsueta nel panorama della tradizione italiana: il "Ragù del villaggio", da cuocere in una casseruola di ceramica, unisce alla succosità dell'anatra quella delle prugne, e contrasta l'intensità della salsiccia con la dolcezza del miele. Un piatto conviviale, molto più facile da preparare di quanto sembra:

Ragout do villadzo
400 gr di salsiccia tagliata in 12 pezzi, gr 800 di petto d’oca, 6 prugne, 6 cipollotti giovani, 4 carote, un cucchiaio di miele, 7 cl di vino bianco, spezie, 100 gr di burro, sale.
Incidere la pelle dei petti di anatra e condirli con sale. Nel tegame di cottura fare sciogliere metà del burro, quindi appoggiarvi i petti, dalla parte della pelle.
Lasciare imbiondire bene, a questo punto aggiungere i cipollotti (verdi, già puliti), le carote (medie, sbucciate e tagliate a rondelle), le prugne (non troppo mature) e la salsiccia e distribuire le spezie (a piacere) e il miele su tutti gli alimenti.
Coprire e lasciare nel forno a legna caldo x 10 minuti, si deve sentire il rumore della cottura. Porre il tegame nella zona meno calda del forno, per continuare delicatamente la cottura.
Dopo 15 minuti aggiungere il vino bianco secco. Continuare la cottura per 10 minuti.
Alla fine mantecare la salsa con il burro crudo. Dopo 15 minuti aggiungere il vino bianco secco. Continuare la cottura per 10 minuti.
Tagliare i petti di anatra in fettine sottili e servirli accompagnando col il resto degli ingredienti.

CIAO A TUTTI E GRAZIE DELLA VOSTRA ATTENZIONE!