lunedì 30 aprile 2018

Lo Sapevate Che: Patatine di notte a Buckingham Palace...


Forse La Ricordate ancora, alta nel suo metro e ottanta con il 43 di piede, robusta, nera e bella nei suoi fiorenti 54 anni sotto un casco lussureggiante di capelli mossi. Si chiama Michelle LaVaughan Rbinson, ma è più nota con il cognome del marito: Obama. Occupata, nella casa di Washington comperata con Barack, a ultimare le memorie che usciranno in novembre (tradotte in 29 lingue), per le quali ha ricevuto 65 milioni di dollari in comunione con il marito, Michelle non si fa vedere in pubblico se non per le sortite in palestra e qualche rara occasione. Ma quando parla in pubblico, come è avvenuto all’inizio di aprile in una conferenza-intervista, il rimpianto per questa donna non soltanto intelligente, preparatissima (è avvocato con lauree a Princeton e Harvard), disinvolta senza mai essere arrogante, prende chiunque la guardi, senza pregiudizi politici o culturali. Rinunciò a una professione gà molto ben avviata in un mega studio legale di Chicago, per seguire un giovanotto che la portava in giro su un catorcio talmente arrugginito che s’intravvedeva la strada sotto il fondo corroso. Ciò che oggi colpisce in lei è la naturalezza con la quale racconta e si racconta. <<<<<<durante la prima campagna elettorale di Barack, nel 2008, gli chiarì che avrebbe dedicato tre giorni a settimana a lui, a discorsi, comizi, bambini accarezzati e comparsate mano nella mano, ma per gli altri quattro nessuno avrebbe dovuto disturbare il tempo dedicato alle figlie e a se stessa. Nella visita ufficiale in Gran Bretagna, dopo la cena ufficiale con la regina a Buckingham Palace dove la cucina è notoriamente avara e mediocre, rimasta sola con ol marito nella suite d’onore fu colta da un’improvvisa voglia di patate fritte. Come due ragazzini, gli Obama decisero di mettere alla prova il servizio reale e le chiesero al valletto di turno, prontamente arrivarono. “Buonissime”, riconosce. Ma tra i ricordi e racconti della signora che servì la nazione nel ruolo, per lei asfissiante, di First Lady, mi ha colpito la sua paura all’inizio della vita pubblica, negli incontri internazionali. Per istruita e intelligente che fosse, Michelle, era pur sempre una quarantenne afroamericana cresciuta fra università e studi legali a Chicago, senza molte esperienze in più. Era spaventata, intimidita, paralizzata dal timore di fare gaffe che mettessero in imbarazzo il marito e gli Stati Uniti davanti ai potenti della Terra. Ma dopo averli conosciuti da vicino, in palazzi sontuosi in tutto il mondo, Michelle Obama si è resa conto che la maggior parte di loro erano ometti, personaggi tronfi e vuoti dietro la prosopopea del potere, equivalenti politici del Mago di Oz. “Tutto qui?”, si è domandata spesso, alla fine di strazianti banchetti ufficiali. “Avevo paura di sfigurare accanto a questo qu?”. È uscita da queste esperienze non soltanto più sicura di sé come First Lady, ma come donna, perché per quanto carica di titoli fosse, nel fondo c’era l’insopprimibile sospetto femminile che i maschi avessero qualche dote superiore, qualche talento irraggiungibile, che spiegava perché quasi tutti i potenti che incontrava fossero uomini. Tutto questo Michelle racconta senza superbia, senza artificiosità, con naturalezza, per ora, senza ambizione recondita, a differenza di un’altra celebre ex First Lady, che riusciva a non sembrare sincera anche quando lo era. Non so dire se mai la signora Michelle Robinson in Obama sceglierà di provare le cupe emozioni della politica, ma se lo farà, io le darò il mio voto. Chi osa mangiare patatine a Buckingham Palace a mezzanotte, merita di essere eletta.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 21 aprile 2018 -

Speciale: Di tutto un pò!...

Panzerotti di riso con zafferano
Per 4 persone

1 confezione di pasta sfoglia, 80 gr di riso per risotti, 1 scalogno, 1 uovo, 1 lt di brodo vegetale, vino bianco, 1 bustina di zafferano, parmigiano grattugiato, farina, burro, olio.

Pulire e tritare finemente lo scalogno, farlo appassire in un tegame in una noce di burro e 1 cucchiaio d’olio. Tostarvi il riso, bagnare con ½ bicchiere di vino bianco, fare evaporare. Unire alla necessità il brodo caldo e portare a cottura. Poco prima di toglierlo dal fuoco unire lo zafferano, mescolando bene il tutto.
Nel mentre appoggiare la pasta sfoglia su di un piano di lavoro leggermente infarinato e con il mattarello ridurla a 2 mm di altezza.
Dividerla in quadrati di 12 cm di lato.
Mantecare il risotto, con una noce di burro e 50 gr di parmigiano grattugiato. Suddividerlo nei quadrati di pasta e chiuderli a rotolo.
Appoggiarli sulla placca del forno foderata di carta da forno, pennellandoli con il tuorlo d’uovo battuto con 2 cucchiai d’acqua. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 12 minuti e servire subito. Veloci da preparare e deliziosi…da consumare!

Teglia con Erbette e speck
Per 4 persone

1 kg di erbette, 10 fette di pancarrè, 120 gr di provolone, 80 gr di speck, 3 uova, burro, sale.

Imburrare una teglia rettangolare e foderarne il fondo e i bordi con le fette di pancarrè. Fare lessare per 2 minuti in acqua bollente salata le erbette pulite. Scolarle, strizzarle bene e tritarle grossolanamente. Mescolarle in una terrina con i soli tuorli delle uova e il formaggio a filettini. Montare gli albumi e unirli delicatamente alle erbette. Versare il tutto in una teglia. Tagliare a dadini lo speck e farlo soffriggere in una padella antiaderente senza grassi, successivamente versare il tutto nella teglia. Mettere la teglia in forno preriscaldato a 190° per 10 minuti e servire subito.

Zuppa con Fave e Carciofi, ricetta Greca
Per 6 persone

1 kg di fave fresche, 6 carciofi, 6 cipolline fresche, un mazzetto di anitho tritato, 2 limoni, olio, sale, pepe. Crostoni di pane per servire

Togliere dal baccello le fave e pelarle dalle bucce nel caso siano dure. Lavarle.
Pulire i carciofi lasciando un cm di gambo attaccato, pelato e togliendo le foglie più dure e le spine. Con un coltellino molto affilato entrare nell’interno del carciofo togliendo le eventuali spine più piccole e il fieno interno, mantenendo il carciofo intero. Strofinarli con poco succo di limone perché non anneriscano.
Pulire e tritare le cipolline e farle soffriggere in 4 cucchiai d’olio in un tegame, aggiungere l’anitho tritato e il residuo succo dei limoni. Versare 2 dl di acqua calda e le fave con i carciofi. Salare, pepare e lasciare cuocere a fuoco medio per 40 minuti a tegame coperto. Prima di togliere dal fuoco, controllare con i rebbi di una forchetta la morbidezza delle verdure. Servire con croccanti crostoni di pane casareccio.

Roast Beef in tegame
Per 6 persone

1 kg e 200 gr di taglio per roast beef o controfiletto, vino bianco secco, 2 rametti di rosmarino, 2 rametti di salvia, 2 foglie di alloro, 2 spicchi d’aglio, olio, sale e pepe.
Eliminate, se necessario, il grasso in eccesso, lasciando lo strato sottile più superficiale. Strofinate tutto il pezzo di carne con sale fino (ne serve almeno un cucchiaino colmo per ogni chilo di carne), quindi pepate senza eccedere. Lavate i gusti e pelate l’aglio tagliandolo in 2 pezzi.
In un tegame con 5 cucchiai d’olio, appoggiare l’arrosto, unire il rosmarino, la salvia, l’alloro e l’aglio.
Accendere il fuoco e fare rosolare a fiamma alta da tutte le parti. Unire ¾ di bicchiere di vino bianco secco e fare evaporare. Socchiudere col coperchio, abbassare la fiamma e fare cuoce per mezz’ora, girandolo ogni tanto. Toglierlo dal fuoco, appoggiarlo su un piatto da portata. Eliminare i gusti e l’aglio dal fondo di cottura e mettere il sughetto in una ciotolina.
Si serve affettato sottilmente, sia freddo che caldo, accompagnato dalla sua salsina.

domenica 29 aprile 2018

Speciale: Antipasti speciali della Domenica!...


Sformato al Prosciutto crudo
Per 4 persone

350 gr di farina, 1 cubetto di lievito di birra, 2 uova e 1 tuorlo, 150 gr di prosciutto crudo tritato grossolanamente, parmigiano grattugiato, 1 cucchiaio di timo, latte, olio, zucchero, sale. Insalata stagionale per accompagnare.

Versare la farina a fontana in una terrina. Sciogliere in 2 dita di latte tiepido il cubetto di lievito con un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero e versarlo nell’incavo della farina. Aggiungere 1 cucchiaio di olio e 50 gr di parmigiano grattugiato. Amalgamare gli ingredienti aggiungendo poco alla volta 1 dl di acqua tiepida. Aggiungere all’impasto 2 uova e ancora 40 gr di parmigiano grattugiato, il cucchiaio di timo e il prosciutto. Lavorare con forza l’impasto sino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formare una croce sulla sua superficie, coprire con un panno e lasciare lievitare in luogo tiepido per un’ora.
Ungere con olio uno stampo da 1 kg di plum-cake o due da ½ kg, trasferirvi l’impasto, coprire con un panno e lasciare di nuovo lievitare per un'altra ora. Spennellare la superficie della pasta con il rosso di uovo battuto con un cucchiaio d’acqua e cuocerlo in forno preriscaldato a 200° per mezz’ora.
Sfornare e dopo 10 minuti trasferire lo sformato su un piatto di portata. Servirlo tiepido o freddo, affettato spesso. Delizioso accompagnato da insalatina stagionale.

Insalata riccia con Arance
Per 4 persone

4 arance, 2 cipollotti, 16 olive nere al forno, un cespo di insalata riccia, 1 limone, olio, sale e pepe.

Pelate al vivo le arance con un coltello affilato, eliminando accuratamente anche la pellicina bianca. Affettatele.
Pulite, lavate, asciugate e spezzettate l’insalata riccia con le mani.
Lavate e affettate finemente i cipollotti.
Preparate una salsina in una ciotola spremendo il limone, un pizzico di sale, pepe nero, girare bene e aggiungere 5 cucchiai d’olio.
Mettere tutti gli ingredienti preparati in un piatto fondo da portata, aggiungervi le olive e condire con la salsina preparata. Servire come antipasto.

Canapè agli Asparagi
Per 4 persone

6 fette di pancarré da canapè (senza crosta), 400 gr di asparagi, 4 uova, parmigiano grattugiato, latte, burro, sale, pepe.

Fare ammorbidire 30 gr di burro a temperatura ambiente. Lavare e pulire gli asparagi dalla parte più dura. Farli cuocere a vapore per 20 minuti.
Eliminare ancora le parti dure degli asparagi e tagliare i gambi a dadini lasciando le punte intere per 2 cm circa. Spalmare le fette di pane col burro e tagliarle rettangolari. Rompere le uova in una ciotola e batterle con 1 cucchiaio di latte, 2 cucchiai di parmigiano, sale e pepe. Fare fondere in una padella 30 gr di burro e versarvi il composto di uova, mescolare velocemente e unire gli asparagi, senza smettere di mescolare sino ad ottenere un composto morbido e cremoso. Regolare di sale e pepe.
Distribuire la crema di asparagi sul pane e servire subito.

Crostoni alla Fiorentina
Per 4 persone:

1 bistecca fiorentina di circa 1,2kg, 1 cipolla novella, 1 peperone giallo, 1 peperone verde, 1 peperone rosso, olio evo, un cucchiaino di grani di pepe nero, ½ bicchiere di Rum, 1 cucchiaino di origano, sale. Pane casalingo, possibilmente toscano non salato, da tagliare a fette si 1,5 cm (nella quantità voluta e occorrente) tostati leggermente sotto il grill.

Fate marinare una fiorentina di 1,2 kg. Per almeno un’ora con un’emulsione preparata con due cucchiai di olio, mezzo bicchiere di rum, una decina di grani di pepe nero pestato e una cipolla affettata.
Nel frattempo pulite un peperone giallo, uno verde e uno rosso, tagliateli a striscioline sottilissime e conditeli con un cucchiaio di olio, 1 cucchiaino di origano e una presa di sale.
Mettete nel mixer un avocado maturo, sbucciato e privato del nocciolo, il succo di un limone verde, una presa di sale, 2 cucchiai di yogurt greco (o intero), 5 foglie di basilico, un pizzico di peperoncino in polvere e 2 cucchiai di olio, frullare fino ad ottenere una salsa piuttosto omogenea.
Tostate 8 fette di pane toscano, sfregatele con due spicchi di aglio e distribuitevi sopra i filetti di peperone.  Scolate la fiorentina dalla marinata, cuocetela su una griglia ben calda da una parte e dall’altra.
Disossatela, tagliatela a fettine e mettetele sui crostoni di pane. Versate poi, su ogni crostone un cucchiaio di salsa all'avocado, decorando con una foglia di basilico.

Lo Sapevate Che: Più potere alle donne e meno agli imam...


Sto Partendo Per un viaggio in un’importane nazione islamica. Non posso dire quale, per ragioni che poi capirete, fino a quando non sarò tornato a casa. In questa occasione, come già altre volte, benedico di essere newyorchese. Poche città ti offrono così tanto materiale, umano e culturale, per preparati a un viaggio in terre lontane. Musei e centri culturali, quindi università, think tank con i migliori studiosi, comunità etniche di immigranti da tutto il pianeta. Perfino dal punto di vista gastronomico o musicale qui trovi un riassunto di tutti i paesi, puoi allenarti e assuefarti in anticipo. E mia moglie ha trovato, da Uniplo sulla Quinta Avenue, di che indossare per rispettare i codici di abbigliamento più rigorosi della nostra destinazione islamica. New York non ti delude mai: è il centro del mondo e quindi studia il resto del mondo, lo osserva, ne custodisce reperti e tradizioni. Per il mio viaggio ho potuto, per esempio, passare ore nell’ala del Metropolitan Museum dedicata al Medo Oriente: non teme confronti col British Museum o il Louvre. È, già quella, un’immersione completa nella storia e nella civiltà del paese che sto per visitare. Poi avevo l’imbarazzo della scelta: dell’Asia Society al Council on Fereign Relations, una serie di conferenze, incontri con studiosi o con leader politici, di passaggio qui perché impegnati alle Nazioni Unite. Mi è servito molto l’incontro con un esperto di origine giordana, Safwan Masri, che insegna alla Columbia University. Alla Foreign Policy Assciation, di cui sono membro, il professor Masri è venuto a presentare il suo libro Tunisia – Am Arab Anomaly (Columbia University Press). Parlando dell’eccezione tunisina ha fatto un’analisi molto più generale, che include il paese verso il quale sono diretto. Il tema affrontato da Masri, con le sue vaste conoscenze e una rara lucidità, è uno dei grandi interrogativi del nostro tempo: cosa ostacola la diffusione della libertà e della democrazia, il rispetto dei diritti umani, in tanti paesi islamici? Masri ha voluto dedicare un’attenzione speciale alla Tunisia per una ragione evidente: di tutti i paesi dove fiorirono le “primavere arabe” a partire dal 2011, è l’unico che finora ha vinto la scommessa, almeno in pare. In tutti gli altri casi – a cominciare dall’Egitto che fu l’altro principale focolai – le speranze si sono spente, ben presto quella che sembrava una stagione di nuove conquiste e di diritti si è rovesciata nell’esatto contrario, con la vittoria di forze fondamentaliste o la reazione di dittature feroci (nel caso egiziano, prima l’una e poi l’altra: da Fratelli Musulmani al golpe militare di al-Sisi). La risposta di Masri, partendo dall’eccezione tunisina, è piena di insegnamenti interessanti. Anzitutto c’è un’identità nazionale antichissima: quelli che oggi chiamiamo tunisini sono discendenti dei cartaginesi, c’è un senso di continuità storica che manca in altre zone del Medio Oriente, dove i confini furono tracciati arbitrariamente dalle potenze coloniali e oggi riemergono rivalità tribali laceranti. C’è il fatto che la Tunisia fin dal 1800 si diede una Costituzione liberale che guardava alla cultura francese. E anche quando fu governata da autocrati come Bourguiba e Ben Alì, seppe tenere a bada il fondamentalismo islamico. È il primo e finora l’unico paese arabo, sottolinea Masri, ad avere messo fuori legge la poligamia. Volle fin dagli anni ’60 il bilinguismo a scuola, con il francese insegnato insieme all’arabo. Investì nell’istruzione delle donne. Bisogna augurarsi che l’esperimento tunisino continui, che non sia interrotto da tragedie. I jihadisti ci hanno provato, a ucciderlo. Ma una lezione resterà valida: per avanzare verso i diritti umani e le libertà, bisogna puntare sulla scuola, bisogna dare più potere alle donne, e meno agli imam.
Federico Rampini – Opinioni – Donna di La Repubblica – 21 aprile 2018 -

sabato 28 aprile 2018

Lo Sapevate Che: La Prima domanda quando nasce un amore!...


Intorno Ai Vent’Anni ebbi un amore breve e bruciante. Ci conoscemmo a Napoli a Capodanno, guardando i fuochi d’artificio sul mare durante una festa da amici. Quando scoccò la mezzanotte e si scatenò l’inferno dei botti, ci ritrovammo improvvisamente avvinghiati l’uno all’altra come naufraghi. Quando la nebbia dei petardi e dei razzi si diradò e le nostre coscienze perdute rinsavirono, osservai con maggiore attenzione lo sconosciuto che avevo accanto e lo scoprii bellissimo. Forse a conquistarmi furono proprio la sua grazia eterea, i suoi tratti aristocratici, il suo incarnare la mia idea di Tadzio, il sublime adolescente di Marte a Venezia. Forse invece mi sedussero i suoi lunghi silenzi perché nel non detto si può intuire la meraviglia o il nulla, a seconda della predisposizione d’animo. Restammo insieme alcuni mesi, uniti da un rapporto a distanza che io vivevo macerandomi nello struggimento e lui restando fedele al suo criptico e incantevole mutismo interrotto solo da qualche vecchia canzone della tradizione classica napoletana che interpretava solo per me durante i viaggi in macchina. Mi lasciò un giorno di primavera, con una signorile comunicazione telefonica che liberò lui e devastò me. “È finta”. “Perché?”. “Mi annoio”, rispose laconico. Pensai a tutti i suoi vuoti che mi ero sentita in dovere di riempire con sproloqui, storielle e numeri di arte varia che intrattenessero un amore taciturno. Pensai all’impegno e agli sforzi profusi ottenni e la misura del mio fallimento. Non solo non ero stata in grado di divertirlo ma lo avevo annoiato. Significava che ero un essere noioso? Niente mi agghiacciava di più ditale eventualità. Piansi tutte le mie lacrime non so dirvi se per lui o per le sue rare ma impietose parole. Poi la vita continuò e di lui volli conservare il ricordo di una bellezza commovente e cancellare il tedio. Eppure certi tarli mettono radici invisibili che ci inchiodano ai nostri fantasmi senza alcun preavviso. Ero immersa nella seconda stagione di The Crown, la splendida serie televisiva di Netflix sul regno di Elisabetta II, quando il conturbante e dissoluto fotografo Antony Armstrong-Jones si decide a chiedere la mano della trasgressiva Margaret, sorella della regina. E in uno dei dialoghi più sensuali e appassionati della serie, “Promettimi una cosa”, dice lui. “Non annoiarmi”. “Ora promettine una tu: non farmi soffrire”, risponde lei, povera illusa. Perché un uomo che da te si aspetta intrattenimento, distrazione, giochi pirotecnici ti condanna all’ansia da prestazione, al cronico tetrore di non essere abbastanza, a un’inevitabile mancanza, all’infelicità. Non stupisce che quei due si siano traditi, tormentati, lasciati. Per questo dopo il breve e sofferto amore con il mio Tadzio, mi sono sempre tenuta alla larga dall’inquietudine taciturna e tenebrosa. Purtroppo gli amori grandi e duraturi non prevedono foglietti di istruzioni o manuali d’uso. Il gioco delle promesse rischia di essere l’anticamera dei malintesi e un buon viatico per la reciproca delusione. Mi domando allora quale sia il giusto interrogativo da porsi per intuire il futuro di una relazione e le sue chance di successo. E mi torna in mente la domanda che rivolgeva mio suocero ai suoi figli adolescenti e non solo ogni volta che incontravano un nuovo amore. Era un quesito semplice, disarmante e quasi comico nel suo candore. Veniva accolto con risatine nervose, sorniona condiscendenza. “Avete valori comuni?” domandava puntuale con il rispetto e l’interesse di chi prende le cose sul serio. Forse ha ragione lui. È l’unico interrogativo sensato. Una delle poche condizioni in grado di scongiurare la noia.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 21 aprile 2018 -

Speciale: Menù di un Sabato di festa!...


Apetizer al sapore di Fave fresche
Per 4 persone

500 gr di fave fresche, ½ cucchiaino di paprica dolce, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di coriandolo fresco, 6 olive nere, succo di limone, olio evo. Crostini piccoli fatti con pane tagliato, oliato e salato in forno per pochi minuti.

Sbollentare le fave tolte dal baccello, in una casseruola con acqua salata in ebollizione a cui avrete aggiunto ½ l’aglio, un cucchiaio di limone. Scolarle dall’acqua e sbucciarle mettendole in una ciotola. Insaporirle con l’altro ½ spicchio d’aglio, il coriandolo tritato e un cucchiaino di sale, la paprica e un cucchiaio di succo di limone, 2 cucchiai d’olio evo e le olive tagliate a tocchetti. Lasciare riposare la preparazione, mescolare bene e servire, accompagnando con crostini di pane grigliati, oliati e salati.

Piatto Unico con Coniglio al rosmarino, Mirtilli e Risotto
Per 4 persone

2 cosce di coniglio, 2 scalogni, rosmarino tritato, 300 gr di riso tipo Arborio, ½ bicchiere di vino bianco secco, 1 lt di brodo vegetale, 100 gr di mirtilli, cognac, burro, sale e pepe nero.

Disossate e riducete a dadini 2 cosce di coniglio.
Lavate e pulite 2 scalogni, affettateli finemente e fateli soffriggere in una casseruola con 40 gr di burro, unite un cucchiaino di aghi di rosmarino tritati. Aggiungete i dadini di coniglio, fatelo rosolare per 3 minuti e unite 300 gr di riso Arborio, mescolate, fate tostare per qualche minuto, bagnate con ½ bicchiere di vino bianco secco e cuocete il risotto, aggiungendo poco per volta, 1 lt di brodo vegetale caldo e mescolatelo ancora per 10 minuti. Aggiungetevi 100 gr di mirtilli, cuocete ancora 5 minuti e toglietelo dal fuoco.
In un pentolino fate scaldare 4 cucchiai di Cognac, infiammatelo, versatelo sul risotto, mescolate, regolate se necessario di sale, e profumate con una macinata di pepe nero.

Coppa di Fragoloni Agrodolci
Per 6 persone

400 gr di fragoloni, gr 100 zucchero, 150 gr di panna, un vasetto di yogurt, un bicchierino di Brandy.

Lavate, sgocciolate e affettate le fragole.
Versatele in una coppa con la metà dello zucchero e del Brandy. Tenete in frigorifero e poco prima di servire, mescolate lo yogurt con la panna montata e il resto dello zucchero e coprite le fragole con la crema.

venerdì 27 aprile 2018

Speciale: Il Pesce nel piatto!...


Minestra “Riso e gamberi”
Per 4 persone

250 gr di riso, 1 lt e mezzo di brodo vegetale, un cucchiaio di preparato per soffritto, erba cipollina, 100 gr di code di gamberi, 200 gr di zucchine.

Lavate e pulite le zucchine, poi tagliatele a dadini. Mettete in una pentola il misto per il soffritto e fatelo dorare con l’aggiunta di 2 cucchiai di brodo.
Quindi portate a ebollizione il brodo e unite il riso. Fatelo cuocere al dente. Sgusciate le code dei gamberi, eliminate il fio nero che corre lungo il dorso e unitele alla minestra insieme al soffritto preparato con le zucchine e ad un abbondante cucchiaio di erba cipollina. Lasciate insaporire qualche istante e servite. Delizioso!


Pot-au-feu di Verdure e Pesce
(pentola – sul fuoco)
Per 4 persone

La tajine è una pentola con nome magrebino. Fatta di terracotta, dalla forma a “pagoda”, il cui coperchio è fatto apposta per facilitare il ritorno della condensa verso il basso e ha nella sommità un pomello che ne facilita la presa. La parte inferiore viene usata per portare il piatto in tavola.
I Tajine più conosciuti sono il mqualli (pollo con limone e olive), il Kefta (polenta e pomodori), il Mrouzia (agnello con prugne e mandorle).
Altri piatti usati sono tonno, sardine, verdure.
Le spezie principali sono cannella, zafferano, curcuma, zenzero, aglio, pepe.
In origine la cottura veniva fatta appoggiando la tajine sulla brace. Ora esistono tajine con un fondo di metallo che permettono la cottura su fornelli a gas. Cottura che viene eseguita a fuoco basso, lentamente, affinchè carne e verdura risultino tenere e aromatizzate.
n.b. La preparazione si può fare anche in un capiente tegame di coccio con coperchio.

400 gr. di anguilla, 400 gr. di salmone, 400 gr. di pesce gatto, 200 gr. di cavolfiore, 600 gr. di asparagi, 1 cipolla, ½ cucchiaino di zafferano in fili, 1 cucchiaio di erba cipollina tritata, ½ cucchiaino di aceto, 2 foglie di alloro, sale, pepe in grani, peperoncino.

Per il brodo di pesce: 2 teste e lische di pesce gatto, 2 teste e lische di anguilla, 1 testa di salmone, 1,5 lt. di acqua, sale.

Preparate il brodo di pesce lessando per mezz’ora in una pentola con 1,5 lt. di acqua fredda, salata, le teste e le lische di pesce. Al termine filtrate il liquido e dividetelo in due parti uguali.
Tagliate in pezzi piccoli i pesci e levate loro la pelle.
Pulite gli asparagi e tenete solo tutta la parte verde, lavate il cavolfiore, eliminate la costa centrale e dividetelo in cimette, tagliate ad anelli la cipolla. Scaldate ½ brodo con l’aceto balsamico, l’alloro, il sale, il pepe e il peperoncino e cuocetevi i pesci per 10 minuti; quindi toglieteli dalla pentola. Portate a bollore l’altra metà del brodo e iniziando dal cavolfiore, cuocetevi le verdure, per circa 10 – 12 minuti. Unite alle verdure cotte i pesci, l’erba cipollina, lo zafferano e terminate la cottura per altri 5 minuti. Servite prima il brodo caldo filtrato e poi il pesce con le verdure.

Capesante alla noce moscata
Per 6 persone

12 capesante pulite con guscio, 1 cucchiaio di presse molo tritato, 40 gr di parmigiano grattugiato, pangrattato, noce moscata, olio evo, pepe nero, sale.

In una ciotola preparare un composto con 10 cucchiai di pangrattato, il parmigiano, il prezzemolo, una generosa grattata di noce moscata, 2 cucchiai di olio evo. Regolare di sale e pepe. Mescolare con cura.
Distribuire il composto sopra ogni capesanta nel suo guscio, lasciando libero uno spazio laterale.
Al momento di infornare versare un filo di olio tutto attorno alle capesante e un poco sul ripieno.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 220° per 5 minuti. Servire subito.

Lo Sapevate Che: Come si educano i sentimenti?...


Nell’Intervista Che ha rilasciato allo psicologo Luca Mazzucchelli sul tema L’antidoto alla violenza, lei ha detto che è necessaria un’educazione ai sentimenti per poter combattere e contenere gli impulsi umani violenti per natura. Riallacciandomi a questo discorso le chiedo: Qual è il modo più efficace per educare i giovani ai sentimenti, convincendo anche quelli più restii a farlo? Concordo con lei sul fatto che anche uno strumento validissimo è la lettura, soprattutto dei grandi classici le cui storie delineano tematiche sempre attuali. Oggi però siamo continuamente bombardati da stimoli multiformi, quasi sempre di natura elettronica, i quali ci allontanano dall’approcciarci a un libro, ma anche a un quotidiano, a un settimanale se non abbiamo di base una passione per la lettura. Parlando della mia esperienza personale, sin da piccola ho iniziato a leggere i libri e fumetti, e ora le chiedo: Ci deve essere per forza la mano del genitore che conduce il figlio dall’infanzia a relazionarsi con essi? Molti miei coetanei ritengono addirittura noioso leggere, e preferiscono impiegare il tempo a guardare tv su internet, o giocare ai videogiochi. A questi vorrei consegnare una frase di Logan Pearsall Smith che apprezzo particolarmente. “La gente dice che ciò che conta è vivere, ma io preferisco leggere.
Alessia De Rosa  melvins.girl93@gmail.com

Oggi Educare i giovani ai sentimenti è impresa sempre più ardua, perché molti si fermano a livello di “impulso” che ha come linguaggio non le parole ma i gesti, il più delle volte violenti. A un gradino superiore agli impulsi incontriamo le emozioni, ossia la risonanza emotiva che le situazioni che incontriamo nel mondo e i nostri gesti con cui ci relazioniamo al mondo suscitano in noi. Le emozioni sono in parte naturali e in parte culturali, ossia prodotti dall’educazione e dal nostro modo di vivere. In presenza di una carenza emotiva, la psiche non registra la differenza tra ciò che è conveniente o inconveniente, tra ciò che è grave e ciò che non lo è, tra parlare male di un professore o pigliarlo a calci, tra corteggiare una ragazza o stuprarla. Quando, per le più diverse ragioni, la psiche è apatica e molto difficile accedere ai sentimenti. I sentimenti non sono un’espressione della natura, ma della cultura. I sentimenti si apprendono. Fin da tempi più remoti, le culture primitive si sono incaricate di raccontare miti dove era possibile apprendere la differenza tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto, il puro e l’impuro, il permesso e il proibito. Funzione questa che un tempo veniva svolta anche dalle nostre nonne quando ci raccontavano fiabe dove il bene e il male si contendevano la sorte del protagonista. I miti greci sono una grandiosa rappresentazione delle passioni e dei sentimenti umani: Zeus è il potere, Arena l’intelligenza, Afrodite la sessualità, Apollo la bellezza, Ares l’aggressività, Dionisio la follia e via dicendo. Oggi non possiamo più rifarci alla mitologia greca per apprendere sentimenti, ma disponiamo di quel grandioso e appassionante repertorio che è la letteratura, dove è possibile imparare cos’è la letteratura, dove è possibile imparare cos’è l’amore in tutte le sue declinazioni, cos’è la gioia, la noia, la disperazione, il suicidio, la speranza, la tragedia. Leggendo, i sentimenti si imparano, ci si familiarizza con loro, se ne conosce il nome e i possibili percorsi a cui si avviano e dove conducono. Insomma, leggendo, si acquisisce una competenza sentimentale che è alla base della sicurezza di sé. Ma come lei fa notare oggi i giovani stanno passando (se mai già non sono definitivamente passati) dalla lettura che impegna il nostro cervello a tradurre i segni grafici in immagini (la parola “tavolo” nell’immagine del tavolo) alla visione diretta delle immagini, che esonera il nostro cervello dal lavoro di traduzione e lo fa regredire a livello infantile quando, per capire qualcosa del mondo, avevamo bisogno di tante immagini e illustrazioni. Più questa tendenza si diffonde e dilaga, sempre meno saranno i giovani (per non parlare degli adulti) che non apriranno mai un libro e si priveranno della capacità di educare i loro sentimenti. Non credete a quanti dicono: “Quando sarò in pensione mi dedicherò alla lettura”. Non è vero. Se non hanno imparato a leggere da piccoli non apriranno mai un libro. Non sanno come si fa. Non è un caso che L’Ocse abbia collocato l’Italia all’ultimo posto nella comprensione di un testo scritto. Ma questo non è ancora l’ultimo danno. Di peggio c’è il fatto che con le nuove tecnologie i commenti avvengono con un linguaggio poverissimo e soprattutto come risposta immediata su base emotiva, per cui anche coloro che si sono elevati al sentimento con l’uso dei nuovi media regrediscono all’immediatezza dell’emozione che non riflette, ma semplicemente reagisce, come gli animali dai riflessi condizionati.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica 14 aprile 2018 -

giovedì 26 aprile 2018

Speciale: Piatti con Proteina e Verdura...


Spezzatino di Vitello alle acciughe
Per 4 persone

8 etti di spezzatino di vitello, 2 cipolle, 1 spicchio d’aglio, 6 filetti d’acciuga, foglie di alloro, vino bianco, ½ kg di pomodori pelati, farina, brodo, olio, burro, sale e pepe.

Pelare 2 cipolle e tritarle finemente con lo spicchio di aglio.
Porre una casseruola sul fuoco con olio e burro, aggiungere il trito preparato e 6 filetti di acciughe, sminuzzati, mescolare, condire con una presa di sale e pepe. Appena le acciughe si sono disfatte, unire le foglie di alloro e bagnare con vino bianco secco, poi incorporare i pomodori e schiacciarli con la forchetta. Aggiungere i cubetti di carne, infarinati e lasciare rosolare. Chiudere col coperchio e terminare la cottura della carne, aggiungendo se necessario, un po’ di brodo.

Involtini con Pollo e Asparagi
Per 4 persone

8 fette di pollo, 8 fettine di prosciutto crudo, 16 grossi asparagi, 1 dl di brodo vegetale, limone, pepe nero, olio, sale.

Battete 8 fette di pollo col pestacarne, salatele leggermente, mettete su ognuna una fetta di prosciutto crudo.
Tagliate a metà nel senso della lunghezza gli asparagi e mettete 2 punte di asparago su ogni fettina, arrotolate la carne su se stessa e fissatela con refe o con uno stecchino. Mettete 2 cucchiai d’olio in una padella, appoggiatevi gli involtino, fate colorire e aggiungete 1 dl di brodo vegetale, cuocete per 15 minuti a fuoco basso. Scolateli e fateli raffreddare. Pulite i gambi degli asparagi, riduceteli a pezzetti e fateli bollire in acqua bollente salata per 8 minuti. Frullateli con 3 cucchiai dell’acqua di cottura e il fondo di cottura degli involtini nella padella, mezzo limone spremuto e una macinata di pepe nero. Servite gli involtini sopra la crema verde.


Gateau con Peperoni, Zucchini, Patate e Melanzane
Per 4 persone

5 patate grosse, 1 peperone gialle, 1 peperone rosso, 2 melanzane, 2 zucchine medie, 50 gr di parmigiano grattugiato, 40 gr di pecorino grattugiato, 2 uova, un cucchiaio di prezzemolo tritato, latte, sale. Burro e farina per la teglia.

Pulire le patate e farle lessare in acqua, sbucciarle e passarle ancora calde al passaverdura.
Grigliare i peperoni, spellarli e ridurli a listerelle.
Grigliare a fette le melanzane e ridurle a listerelle.
Grigliare pochi minuti a fette per lungo gli zucchini e ridurli a fettine.
Unire alla purea il parmigiano grattugiato, il pecorino grattugiato, 2 tuorli e i 2 albumi montati a neve fermissima, diluirla con latte tiepido per ammorbidirla leggermente se necessario.
Foderare una teglia rotonda con burro e farina e versarvi metà della purea, in modo uniforme, unire sopra tutte le verdure, poi versare sopra le verdure la purea residua. Fare cuocere in forno preriscaldato a 200° per 25 minuti e per 5 minuti sotto il grill. Servirla calda.

Lo Sapevate Che: La seduzione è un'arte. Della guerra...


Che cos’è la seduzione? Una tattica, una persuasione, un gioco, una recita, un piacere? Niente d tutto questo, è un’arte della guerra. A dirlo è la storica Marie-Francine Mansour, nel libro Rouses et plaisirs de la séduction (Astuzie e piaceri della seduzione), appena uscito in Francia da Albin Michel. L’autrice dà una risposta secca a una domanda antica quanto il mondo, chiamando a testimoniare in favore della sua tesi i più noti seduttori di sempre. Da Don Giovanni a Salomè e Sherazade, da Carmen a Casanova. Insomma sedurre significherebbe mettere sotto l’altro. E, quel che più conta, questa sottomissione sarebbe scritta nella natura umana. Sono gli ormoni e il Dna a fare della vita una competizione generalizzata da cui i seduttori escono fatalmente vincitori. In amore come in politica, in economia come in guerra. Una spiegazione che ha una sinistra somiglianza con teorie molto in voga tra gli economisti da un lato e certi etologi dall’altro. I primi infatti sostengono che l’uomo sia naturalmente assetato di potere e di guadagno. Gli altri pretendono di spiegare la cultura come un dispositivo innato, che spinge ogni essere a seguire il proprio “gene egoista”. Dimenticando un piccolo particolare. Che la vera natura umana, come dice l’antropologo americano Marshall Sahlins, è la cultura. Che non è mai la stessa, perché cambia con i tempi e la civiltà, con la storia e la geografia. Pretendere che l’uomo sia istintivamente predatore, che la donna sia istintivamente madre e che la vita sia una concorrenza spietata di tutti contro tutti, non è che la filosofia del neocapitalismo globale. Che eleva le sue pulsioni animali a norma universale.
Marino Niola – Miti D’Oggi – Il Venerdì di la Repubblica – 13 aprile 2018 -

mercoledì 25 aprile 2018

Lo Sapevate Che: Edith Piaf libera e diversa...


Nei giorni scorsi la natura piovosa si è manifestata in tutto il mondo ed era molto difficile immaginarne di peggiori: acque, tuoni e fulmini, sabbie del deserto proiettate dal vento, navigazioni e annegamenti, attentati e stragi. Problemi impossibili da risolvere. Ma il tema che oggi desidero trattare è diverso, o meglio sembra diverso ma non lo è affatto. Si tratta di capire la natura dell’uomo. Come? Leggendo alcune poesie, ascoltando alcune canzoni, rivisitando alcuni romanzi e i loro protagonisti, insomma l’uomo quando ascolta sé stesso e si esprime in piena libertà. A me capita di farlo spesso, naturalmente esaminando me stesso. Ma come si fa ad esaminare sé sessi? Ci sono vari modi: a me oggi è venuta l’idea di ascoltare e mentre penso e scrivo le canzoni di Edith Piaf in particolare quella intitolata “Milord”: lei canta e quel motivo, quella voce e quelle parole mi aiutano a capire come siamo fatti, come siamo venuti al mondo e come scompariremo. Il Creatore che ha creato l’Universo intero ci ha regolato come creature in un mondo che segue un piano prestabilito. La Natura gli parla, gli propone un tema e - come si dice - da cosa nasce cosa. Perfino il Creatore può scomparire quando la creazione va avanti sa sola. Spesso abbiamo esaminato il caso e il destino. Sembrano due parole che richiamano due posizioni diverse. Nel greco antico e mitologico il caso e il destino erano affidati al Fato, il quale a sua volta faceva le leggi che Zeus, il capo di tutti gli Dei, doveva rispettare. Ma il Fato chi era? Il Creatore? No. Dettava la legge ma non creava. Zeus aveva il compito di rispettarla e far rispettare i valori del Fato ma nulla più. Zeus non creava, amministrava e quindi regnava sul mondo rispettando le decisioni del Fato il quale però non creava neppure lui. La ricerca del creatore è praticata ma rimane impossibile per noi uomini. La nostra specie non può individuare come si definisce il Creatore. La domanda: andrà fuori dal Creato il Creatore e bisogna cercarne un altro che prosegua? Alla fine questa ricerca si arresta sulla parola Dio e non si pone la domanda di chi ha creato Dio. Così siamo giunti al tema principale: Dio crea ma non è creato. <le formiche si pongono a loro modo una simile domanda? I corvi se la pongono? Gli squali d’alto mare, le spigole, i frutti marini, le aquile e i passeri del cielo se la pongono? Le particelle elementari, le onde elettromagnetiche se la pongono? Escluso. Soltanto l’uomo se la pone, perché l’uomo è dotato di autoriflessione. Il nostro corpo è abitati da Io ed è questo che ci distingue dalle altre specie. Mi sono più volte chiesto se altre specie hanno l’Io. Credo di sì. I cosiddetti animali nobili condividono a loro modo la presenza di un Io: le scimmie, il cane, il cavallo, il gatto ed altri animali ancora hanno forme di Io la differenza con l’uomo è che noi ne siamo consapevoli e loro no. Tra varie specie tutto è diverso e nella nostra siamo anche noi diversi l’uno dall’altro. Sono diversità sostanziali oppure no? La sinistra dissidente dal Partito democratico ha scelto come nome “Liberi e uguali”. È un titolo ermetico. Che vuol dire? Se siamo liberi non siamo eguali ma diversi. Sono due parole contraddittorie: se sei libero non sei uguale agli altri. Tuttavia questo slogan può anche riflettere la realtà: l’uomo, salvo qualche marginale sfumatura, è conforme alla sua specie, a meno che un capo-bastone non lo obblighi a essere diverso quindi tranne rare eccezioni gli uomini tra loro sono uguali; la libertà non cambia la loro natura. Io personalmente ritengo d’esser libero ma non eguale agli altri, tranne alcuni amici intimi e persone verso le quali sento grande affetto. Ma forse sbaglio a propormi diverso, più o meno siamo tutti fatti così. La Piaf cantava libera e diversa perciò vale la pena d’ascoltarla, come vale la pena di essere informati sull’esistenza di alcuni poeti di ogg che si esprimono con una sola parola: No. Oppure: Sì. È una poesia? No, non suona, non è melodica, è priva di ritmo. Ma per esempio Ungaretti, molti anni prima di queste composizioni prive di senso, un poeta stupendo scrisse due parole: “M’illumino d’immenso£. Vedete? Basta pochissimo per esser grandi.
Eugenio Scalfari – Il Vetro Soffiato – L’Espresso – 22 aprile 2018 -

Lo Sapevate Che: 25 aprile - Frasi, citazioni e aforismi sui Partigiani, la Resistenza e la Liberazione...


 Bella ciao
Questa mattina mi son svegliato
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
questa mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.
Oh partigiano, portami via
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
oh partigiano, portami via,
che mi sento di morir.
E se io muoio lassù in montagna
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
e se io muoio lassù in montagna
tu mi devi seppellir.
Seppellire sulla montagna,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
seppellire sulla montagna
sotto l’ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
e le genti che passeranno
mi diranno: ” Che bel fior “.
È questo il fiore del partigiano,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
è questo il fiore del partigiano
morto per la libertà.
Cari ragazzi, io a 17 anni e un mese con i partigiani ho visto nascere la democrazia, ora che sono vecchio devo vederla morire? La speranza siete voi, restiamo umani!
(Don Andrea Gallo)
Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.
(Piero Calamandrei)
Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà
(Norberto Bobbio)
I fascisti han capito,
se non son proprio tonti,
che siamo arrivati
alla resa dei conti!
Scendiamo giu’ dai monti
a colpi di fucile!
Evviva i Partigiani!
E’ festa d’Aprile!
(Canto Partigiano, inizi aprile 1945)
La gente accorre, grida, sventola fazzoletti, piange, sorride. Questo sorriso, questo pianto di gioia, questo gridare ci accompagna: ci accompagnerà sempre come un incitamento, o un rimorso, come un sogno forse troppo bello per essere inserito e trasfuso nella prosaica realtà di tutti i giorni, ma che pure deve segretamente illuminare, in qualche modo, quel che di meglio è in ognuno di noi.
(Alessandro Galante Garrone)
La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.
(Pier Paolo Pasolini)
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.
(Piero Calamandrei)
È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.
(Sandro Pertini)
25 Aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.
(Enzo Biagi)
E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno. Scattò il capo e acuì lo sguardo come a vedere più lontano e più profondo, la brama della città e la repugnanza delle colline l’afferrarono insieme e insieme lo squassarono, ma era come radicato per i piedi alle colline. – I’ll go on to the end. I’ll never give up.
(Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny)
Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. […] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!
(Sandro Pertini)
La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.
(Pietro Calamandrei)
Avevo Due Paure
La prima era quella di uccidere
La seconda era quella di morire
Avevo diciassette anni
Poi venne la notte del silenzio
In quel buio si scambiarono le vite
Incollati alle barricate alcuni di noi morivano d’attesa
Incollati alle barricate alcuni di noi vivevano d’attesa
Poi spuntò l’alba
Ed era il 25 Aprile
(Giuseppe Colzani)
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce
(Giuseppe Ungaretti, Per i morti della Resistenza)
La madre del partigiano
Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.
Quando il sole la neve scioglie
un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.
Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.
(Gianni Rodari)
Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.
(Sandro Pertini)
C’è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall’alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l’uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò
(Giorgio Bocca)
Sulla Resistenza ormai sono state dette e scritte così tante parole e si sono viste così tante immagini che il rischio più preoccupante è l’oblio pianificato. E in Italia sono in troppi quelli che preferiscono dimenticare (non solo la Resistenza e i partigiani). O uno, per volontà e motivazioni personali, sa orientarsi nel labirinto di memorie, di interpretazioni storiografiche e di polemiche politiche, oppure forse è più utile prendere uno zaino e infilarsi un paio di scarponi. Per ricordare bisogna camminare.
(Diego Marani)
Finché avete i nonni chiedete a loro cosa è stato il 25 aprile. Nessun libro di storia potrà sostituirli.
(Itscetty, Twitter)
D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!
(Italo Calvino)
Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944. Fu la più selvaggia parata della storia moderna: solamente di divise ce n’era per cento carnevali Fece un’impressione senza pari quel partigiano semplice che passò rivestito dell’uniforme di gala di colonnello d’artiglieria cogli alamari neri e la bande gialle e intorno alla vita il cinturone rossonero dei pompieri col grosso gancio… tutti, o quasi, portavano ricamato sul fazzoletto il nome di battaglia. La gente li leggeva come si leggono i numeri sulla schiena dei corridori ciclisti; lesse nomi romantici e formidabili, che andavano da Rolando a Dinamite. Cogli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare -Ahi povera Italia! -, perché queste ragazze avevano delle facce e un’andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l’occhio.
(Bebbe Fenoglio)
Dove vai, rasentando i muri della città
sembri assorto in pensieri lontani,
forse stai ricordando la tua gioventù,
i tuoi vent’anni,
anche allora rasentavi i muri imbracciando un fucile,
qualcuno vestito di nero voleva impedirti di realizzare i tuoi sogni.
Qualcuno voleva impedirti
che altri uomini, altre donne, altri bambini
vivessero in un mondo diverso
fatto di lavoro, di benessere, di felicità
non so se oggi si possa dire
che tutto si sia realizzato..
ma i sogni restano
e quelli nessuno potrà toglierteli
vecchio partigiano.
(Pietro Tajetti)
Pierre bestemmiò per la prima ed ultima volta in vita sua. Si alzò intero e diede il segno della ritirata. Altri camion apparivano in serie dalla curva, ancora qualche colpo sperso di mortaio, i partigiani evacuavano la montagnola lenti e come intontiti, sordi agli urli di Pierre. Dalle case non sparavano più, tanto erano contenti e soddisfatti della liberazione. Johnny si alzò col fucile di Tarzan ed il semiautomatico… Due mesi dopo la guerra era finita.
(Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny)
Manifestazione paesana per il 25aprile. Il sindaco posa una corona ai caduti.
Tutti sull’attenti.
Compresi i miei peli sulle braccia.
(guidofruscoloni, Twitter)
Abbiate rispetto per il passato, da giovane è stato un futuro anche lui.
(Comeprincipe, Twitter)
Oggi, 25 aprile, ci sono ancora nemici da affrontare. La mancanza di memoria e l’assenza di verità
(IdeeXscrittori, Twitter)
Combattere
dal lat. [cum] insieme e [batúere] battere. È lottare insieme. La resistenza immortale di persone unite.
#25aprile
(guidofruscoloni, Twitter)
Non festa della libertà, come un’illusione comoda. Ma festa della liberazione, come dono ricevuto ieri e da costruire ogni giorno #25aprile
(Don Dino Pirri)
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.
(Alfonso Gatto)
Sarà mai possibile avere una festa nazionale che sia davvero di tutti, come il 14 luglio per i francesi o il 4 luglio per gli americani, un giorno in cui l’orgoglio e l’appartenenza vincano le divisioni e le polemiche?
(Mario Calabresi