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giovedì 13 aprile 2017

Lo Sapevate Che: La Storia si fa solo passando dal caos...



La Grande Confusione a cui siamo quotidianamente esposti mi porta a riflettere sul percorso compiuto dal pensiero occidentale. La mitologia greca, come quella biblica, narra che il mondo si è costituito con il passaggio dal disordine all’ordine, dal caos primordiale al cosmo. Ora a me sembra che l’attuale babele delle idee ci spinga nella direzione opposta, e cioè a passare da quell’ordine che l’umanità ha sempre faticosamente cercato di darsi a un nuovo perenne caos. Qualche vantaggio in tutto questo mi sembra esserci nella possibilità di prendere le distanze da schemi prestabiliti di pensiero, pregiudizi e preconcetti. Tuttavia la domanda che mi si impone è: l’uomo è abbastanza maturo per questa sfrenata libertà di pensiero? A me pare di no. E la continua svalutazione dei valori che erano stati posti a tutela del vero e del falso, del bene e del male, ci lascia senza credibili principi regolativi. L’esercizio della provvisorietà e dell’incertezza sarà anche interessante, ma destabilizza, crea insicurezze e depressione, a cui il fondamentalismo può dare forma di risposta. Per uscire dal nostro “stato di minorità occorrerebbe maturare una piena consapevolezza del nostro essere al mondo, emancipandosi dai tanti “si dice” per sviluppare un’autonomia di pensieri slegati da ogni fideistica adesione. Ma questa autonomia è forse possibile o addirittura augurabile? O aizzerebbe invece ulteriori conflitti tra le diverse tendenze?
Sara Beghi   unaluceverde@virgilio.it

Passare Dal Cosmo al caos non mi preoccupa, anzi. La storia ha segnatoi suoi passi avanti solo attraversando stagioni di caos, che non nascono per caso, ma perché l’ordine precedente non è più in grado più in grado di contenere istanze nuove che si sono annunciate e, non avendo trovato accoglienza, sono rimaste pure richieste senza risposte. Destituendo un ordine, il caos porta con sé la svalutazione di tutti i valori che presiedevano l’ordine precedente. La cosa non deve preoccupare. I valori non sono entità metafisiche né postulati teologici che scendono dal cielo. I valor sono dei semplici coefficienti sociali adottati da una comunità perché ritenuti i più idonei a ridurre al massimo la conflittualità. Quindi niente di sacro o di trascendente, e perciò di immutabile. (..). E fu proprio in quel periodo che Kant, come lei ricorda nella sua lettera, parlò dell’Illuminismo, che era poi la filosofia sottesa alla Rivoluzione francese, come “l’uscita dell’umanità da uno stato di minorità”, che consisteva nel pensare non con la propria testa, ma come l’ordine allora stabilito (dalla religione e dalla monarchia) voleva si pensasse. Scrive in proposito Kant: “L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo da una condizione di minorità di cui egli stesso è responsabile. “Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di altri. Sapere aude. Abbi il coraggio di servirti del tuo stesso intelletto! È questo il motto dell’Illuminismo”. Lei domanda se siamo preparati per questa autonomia del pensiero. Dipende dal livello culturale raggiunto da un Paese. E, diciamolo con chiarezza, in Italia questo livello è davvero basso. Ma ciò non deve in alcun modo ostacolare l’autonomia del pensiero, anche se, come scrive Marcello Veneziani nel suo ultimo libro, Alla luce del mito (Marsilio): “Il pensiero è disattivato, neutralizzato come in “modalità aereo”, può funzionare solo se scollegato.” (..). E questa l’idea dei “piccoli uomini” che postula Nietzsche in Così parlò Zarathustra. Il loro ideale consiste in “una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono i piccoli uomini, e strizzano l’occhio. Per cui”, conclude Nietzsche, “chi pensa diversamente va spontaneamente in manicomio”. Eppure anche nella precarietà, anche nell’incertezza, anche nel caos, o soprattutto proprio nel caos può nascere una nuova storia perché, ce lo ricorda ancora Nietzsche: “L’uomo è un animale non ancora stabilizzato”.
umbertogalimberti@repubblica.it  - Donna di La Repubblica – 1 aprile 2017

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