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sabato 22 aprile 2017

Lo Sapevate Che: Banca d'Italia maneggiare con cura...



Certo I Tempi Sono Stretti e in Parlamento - incognita legge elettorale a parte – già si pensa a una delicatissima sessione di bilancio. Ma il fantasma della commissione d’inchiesta sulle banche aleggia ancora. La legge che la istituisce, approvata al Senato, è ora all’esame della Camera, poi bisognerà designare deputati e senatori e poi e poi, ma certo non si può escludere che cominci a lavorare dopo l’estate, e con un carico di dossier, veleni e ricatti che a paragonare il caso babbo Renzi-Consip è roba da educande. Insomma, la bicamerale del credito rischia di diventare polvere da sparo per sanguinosi regolamenti di conto, visto che potrebbe partire in piena campagna elettorale, e in più a cavallo della scadenza di Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia il cui mandato, dopo la stagione dei furbetti del quartierino, non è più a vita ma di sei anni (finiscono a ottobre), rinnovabile a discrezione del governo e per una volta sola. Altissima tensione. Un finale di legislatura con un’altra tempesta perfetta, un’indagine che invece di essere occasione per fare chiarezza e distinguere ruoli, missioni e responsabilità, potrebbe tradursi per Visco in una via crucis, per molti politici in un processo e per Grillo in una benedizione celeste. (..). In Via Nazionale ci si prepara a tutti mentre si raccolgono numeri e grafici che faranno da sfondo alle Considerazioni fiani che Visco leggerà, forse per l’ultima volta, il 31 maggio prossimo. Intendiamoci, la Banca d’Italia non è più quella di Carli, Baffi, Ciampi, e non solo per l’epopea Fiorani, mai del tutto archiviata. La moneta unica, spuntando l’arma della svalutazione fatta in casa, ha spostato il baricentro finanziario verso il cuore dell’Europa. Molte funzioni di vigilanza, architrave del potere di controllo della banca centrale sono oggi passate alla Bce o con essa condivise. (..). La Nomina Di Visco, nel 2011, fu frutto di un compromesso Mario Draghi, il governatore che lasciava Roma per Francoforte, spingeva per Fabrizio Saccomanni, suo numero due; il ministro Tremonti insisteva per Vittorio Grilli, ex direttore generale del Tesoro che in questi giorni vediamo, vestito Jp Morgan, al capezzale di Mps per conto di Matteo Renzi. Alla fine si scelse un terzo nome, l’allora vicedirettore generale della Banca. A dispetto del suo carattere tranquillo, il suo mandato ha attraversato per buona parte la bufera del bail-in, del default delle quattro banche e della sua proposta, osteggiata da Palazzo Chigi, di una bad bank che raccogliesse i crediti deteriorati alleggerendo così l’intero sistema. Finito a fare da parafulmine in una vicenda che ha segnato il destino del governo Renzi, e di fatto sfiduciato dal premier, Visco è arrivato nel dicembre 2015 a presentare le sue dimissioni a Mattarella che però lo ha fermato e da allora sempre sostenuto.  E adesso? Gentiloni dovrà sceglier tra la tranquillità di una riconferma e la condivisione di un cambio della guardia chiesto da Renzi da più di un anno. Inutile dire che già è partita la giostra delle candidature, sia interne alla Banca (i nomi non mancano), che esterne (qualcuno ha azzardato la soluzione-strappo Padoan: sarebbe la prima volta di un ex ministro del Tesoro). Ma è presto, gli equilibri politici sono in fermento. Se proprio cambio ha da essere, si raccomanda almeno di leggere bene le istruzioni per l’uso e imporre nomi di qualità: gli uomini passano e le istituzioni restano ma se gli uomini che le guidano sono all’altezza, è tutta un’altra cosa.
Bruno Manfellotto – Questa Settimana – L’Espresso – 16 giugno 2017 -

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