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martedì 4 aprile 2017

Lo Sapevate Che: La sinistra che ha perso anche la cultura...



“Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita”. Quando Gaber e Luporini scrivevano queste parole pensavano a persone come Alfredo Reichlin. La prima cosa che colpisce nel confronto fra quei capi e quelli di oggi è la cultura. Nella diversità di opinioni di una sinistra che ama da sempre dividersi, il tratto comune dei duellanti di allora, Reichlin, Pintor e Napolitano, Amendola e Ingrao e Lama, era l’altissimo livello della discussione, paragonata al meschino di oggi. Non solo fra comunisti, ma anche fra socialisti, cattolici, liberali. È un mistero come in Italia in larga parte analfabeta scegliesse di farsi rappresentare da uomini di quello spessore, circondati da circoli d’intellettuali e artisti, mentre questa scolarizzata si accapiglia al novanta per cento tifando quattro, cinque leader che, tutti insieme, non hanno letto nella cita i libri che Reichlin divorava in un mese. Il disprezzo e la derisione per la cultura e i comun denominatore di tutti i populismi trionfanti. Cultura è diventato sinonimo di salotto potere, snobismo, establishment. Quando al contrario è proprio un establishment a produrre i Trump. L’univa volta che si cita il termine a sinistra è solo per parlare di “cultura di governo”, che significa in pratica essere disposti a qualsiasi compromesso pur di comandare, lasciare il pelo ai gruppi dominanti e approvare le crescenti ingiustizie, svendere i diritti acquisiti e applicare senza batter ciglio ricette di destra nel nome di un presunto riformismo moderno. Pur di stare al governo e allontanare così la vergogna e la noia di dover stare all’opposizione. L’esatto opposto di quei vecchi capi comunisti, che al governo non sarebbero mai arrivati, ma dall’opposizione hanno cambiato davvero la vita e ottenuto risultati enormi, straordinarie riforme, lavoro e salario e pensioni dignitosi, assistenza sanitaria e istruzione pubblica di alto livello per le classi popolari. Il tradimento del primo dei valori di sinistra, la difesa dei deboli, è all’origine del declino socialista in tutta Europa. Incarnato in ultimo dalla figura grottesca del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem , uno che imitando la destra liberista ha contribuito al disastro del socialismo olandese, franato dal 25 per cento al 5 per cento, e ora si è messo a scimmiottare la destra razzista.
Curzio Maltese – Contromano . Il Venerdì di La Repubblica – 31 marzo 2017-

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