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venerdì 7 aprile 2017

Lo Sapevate Che: Resta solo il Piccolo principe...



Del Piccolo Principe, o almeno dell’idea immaginaria che di lui ci siamo fatti, Emmanuel Macron ha l’aspetto e il portamento. Nel paragone lo aiuta l’età, visto che compirà 40 anni nel prossimo solstizio d’inverno. Per il resto è tutto il contrario del candidato ideale in tempi di populismi e convinzioni radicali: è un centrista moderato, crede nell’Unione di Bruxelles, ha fatto le “scuole alte” come Sciences Po e L’Ena, dunque appartiene alle aborrite élite. Anzi peggio: è stato anche banchiere d’affari chez Rothschild. Per difendersi dall’attacco concentrico dello zar di tutte le Russie, del sultano neo ottomano e del tycoon americano, che hanno l’intento nemmeno troppo nascosto di smembrarla, Europa sembra proprio volersi affidare a questo ragazzino scovato ad Amiens, nord della Francia, dipartimento della Somme, “terra di nuvole e di cimiteri di guerra, come ha detto lui stesso evocando i campi di battaglia coi milioni di morti dei conflitti che hanno insanguinato il Continente, Macron incarna il classico enfant prodige di provincia, di gentile aspetto, minuto e rispettoso, naturalmente un genio a scuola e nelle attività collaterali, compresa la precoce inclinazione verso il teatro. Il ragazzo che tutte le madri vorrebbero come genero se non fosse che l’unica stravaganza in una biografia altrimenti noiosamente esemplare sta nella scelta di una potenziale madre come moglie: Brigitte Trogneux, la sua professoressa di recitazione, più “agée” di 20anni. La quale per lui ha lasciato marito, tre figli. E immaginarsi lo scandalo. Il Piccolo principe di Amiens sarebbe stato il peggior vassallo che Europa poteva scegliersi in tempi normali. Ma in tempi eccezionali l’incredibile diventa vero. E una serie di circostanze favorevoli ne fanno l’opposto l’unico paladino a cui affidarsi. Per accettare l’assunto bisogna digerire alcuni paradossi e abbandonare luoghi comuni, convinzioni radicate. La Francia è la terra della Révolution, della Comune di Parigi, del Sessantotto. Insomma: delle grandi contrapposizioni. Forse il luogo dove ha avuto più senso il dualismo destra-sinistra. Tanto da essere indicata come il Paese di una guerra civile perpetua (e per fortuna quasi sempre incruenta). Nella Quinta Repubblica i malcapitati candidati centristi non sono mai riusciti a fare breccia ed arrivare almeno al ballottaggio per l’Eliseo anche quando avevano dietro un partito del 18 per cento (vedi Francòis Bayrou). Stavolta, per contenere la straripate Marine Le Pen, alle primarie sia la destra (i Républicains), sia la sinistra (i socialisti) hanno scelto candidati se possibile ancora più nettamente connotati, radicali del loro campo, come François Fillon e Benoit Hamon. Ma il primo si è suicidato politicamente, causa allegra distribuzione di soldi pubblici ai suoi cari. Il secondo sconta la perenne frantumazione della sinistra, dovrà dividere il consenso col tribuno Jean-Luc Mélenchon, con la prospettiva della sconfitta per entrambi. Così il centrismo, categoria aborrita in Francia, trova l’insperato spazio col movimento “En marche”, fondato solo un anno fa, e col suo Piccolo principe di approdare al secondo turno. Non solo: di arrivare alla presidenza perché scatterà, almeno così dicono i sondaggi, la pregiudiziale democratica contro Marine Le Pen e molti sceglieranno Macron pur turandosi da Piccolo Principe principe ragazzino in Monarca, repubblicano, quale è sempre stato chi siede all’Eliseo (salvo forse per la parentesi del pallido presidente “normale” Hollande), addirittura con maggior polso visto che lo aspetta un compito titanico, difendere l’Europa dagli assalti non di Zeus (come vuole la mitologia) ma di Putin, Erdogan e Trump. Dovrà aspettare l’autunno e guardare a Berlino per stabilire un’alleanza con chiunque siederà alla cancelleria, Merkel o Schulz. Da bravo studente, lo aiuterà la storia. Proprio dalle sue parti, nella prima guerra mondiale, poco più di cento anni fa, nel 1916 si combatté la battaglia delle Somme con più di un milione di morti tra anglo-francesi e tedeschi che si fronteggiarono. Fu una delle cause remote per cui l’Europa sembrò indispensabile. Chi è nato ad Amiens lo sa bene.
Gigi Riva – Il nuovo Risiko – L’Espresso 2 aprile 2017 -

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