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lunedì 24 aprile 2017

Lo Sapevate Che: Che prodigio cantare Balzac...



Balzac In Musica non lo si poteva mancare. E ne valeva la pena. Ci si è fatti in quattro per avere una poltrona all’Opéra Garnier che era esaurita ad ogni rappresentazione. Il compositore l’ha preferita alla nuova Opéra de la Bastille, troppo lontana nel tempo e nello stile dalla Parigi di Balzac, sebbene nemmeno la sala Garnier esistesse quando lo scrittore era in vita. Per lui, per Luca Francesconi, l’atmosfera, persino l’ancor più recente affresco di Chagall sul soffitto, meravigliosamente stonato con l’involucro dorato ottocentesco, è più adeguata ad accogliere Vautrin, l’inafferrabile personaggio della “Commedia Umana” e adesso personaggio centrale di un’opera lirica del Duemila. La sua. Il titolo è uno dei soprannomi: “Gabba-la-morte” (“Trompe-la-mort”). Vautrin è come una anguilla, meglio una morena che se ti addenta devi decapitarla per liberartene: si insinua in tre romanzi di Balzac: “Le Père Goriot”, “Illusions perdues” e in particolare “Splendeurs et misères des courtisanes”. Luca Francesconi non ha esitato a sceglierlo quandoStéphane Lissner, padrone della lirica a Parigi, gli ha chiesto quale soggetto letterario preferisse per comporre una grande opera contemporanea. Autore a 56 anni di otto opere, l’italiano non ha esitato. Ha risposto al francese (che è stato il sovraintendente della Scala prima di arrivare a Parigi) che sceglieva Balzac e più precisamene il personaggio Vautrin. Vautrin il ladro, il criminale, l’ex forzato, truffatore, manipolatore, omosessuale ambiguo, oltre che falso canonico onorario della cattedrale di Toledo, alias Carlos Herrera. E futuro capo della polizia. All’anagrafe Jacques Collin. Immerso nelle milleseicento pagine della Commedia Umana da anni, Luca Francesconi vede in Vautrin un personaggio affascinante con la straordinaria capacità di ipnotizzare. Seduce Lucien de Rubempré sul punto di suicidarsi; prima ci aveva tentato invano con  Rastignac. A Lucien offre un sigaro, lo lusinga, gli impartisce una lezione di storia e gli fa la morale. E un secolo e mezzo dopo un musicista italiano compone un’opera in cui è riassunta la sua storia e scrive anche il libretto nella lingua del suo inventore Balzac. Il Libretto gli è costato più fatica della musica. Si sente. Con la musica ci tiene in fibrillazione per due ore, passando dal tonale, nei momenti di saggezza, all’atonale, in quelli più avventurosi. Emergono di tanto in tanto i maestri, individuati dai critici. Si affacciano con discrezione i recenti, Berio, Nono, e quelli del passato. Berlioz, Puccini. Francesconi ha riconciliato per noi vecchi profani che andiamo a orecchio, stonati e ignari, i due mondi musicali. Ma lui dice di avere superato anche il contemporaneo. Gli eccellenti cantanti e l’orchestra hanno completato quello che per noi è un prodigio. Il libretto intreccia importanti spezzoni della Commedia umana. Il compositore vi ha lavorato per otto mesi. Dai tre romanzi in cui si insinua Vautrin ha estratto una sintesi in cui rispetta, per i conoscitori, lo spirito di Balzac, ma che forse lascia a tratti smarrito il pubblico che non ha letto neppure Wikipedia. Per evitare che molti di smarriscano il geniale regista belga, Guy Cassiers, fa il vuoto sulla scena. All’inizio dello spettacolo ricorre a uno schermo gigante sul quale appare Carlos Trompela-Mort, alias Vautrin che si brucia la faccia con dei prodotti chimici per non farsi riconoscere. Ne fa così subito il ritratto. (..). Per sottolineare il “legame emotivo straordinario” che il compositore individua tra Balzac e l’Opéra Garnier, in cui viene rappresentata “Trompe-la Mort”, il regista belga mette l’edificio al centro della scenografia, in sintonia con i vari livelli della recita. Passa da una vista aerea agli scantinati, ai palchi affacciati sul palcoscenico, fino al soffitto di Chagall. Nella poltrona dell’Opéra Garnier, ho pensato ai tanti celebri compositori italiani venuti nei teatri parigini a presentare le loro opere ispirate dalle tragedie di Shakespeare, dai romanzi di Hugo, dalle commedie di Dumas figlio. Quel giorno al Garnier ho visto la tradizione rinascere.
Bernardo Valli – Dentro E Fuori – L’Espresso – 16 aprile 2017 -

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