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giovedì 4 giugno 2015

Lo Sapevate Che: Se l'Io cattivo ordina la strage...



Riguardo all’infermiere Giulio Murolo, autore della strage a Napoli, la neuropsichiatra Annamaria Nazzaro della Asl Roma F. ha parlato di una “personalità psicotica scissa, con delirio di onnipotenza espresso nella possibilità di determinare la vita degli altri…La personalità scissa nel suo caso si esprime in un “io buono”, come un medico che in sala operatoria assiste i pazienti e li cura e un “io cattivo”, con una passione maniacale per le armi…La passione per la caccia non c’entra, qui non si tratta di un cacciatore, ma di un cecchino, che abbatte i passanti con un tiro al bersaglio…Con la passione ossessiva per le armi che gli hanno trovato in casa andava perfezionando la sua mania di distruzione, poi esplosa”. Ho avuto l’impressione che con queste oarole la dottoressa abbia voluto tranquillizzare i cacciatori. A ogni modo, per fortuna, i miei due “io”, quello buono e quello cattivo, non sono scissi. Quello buono è prepotente e tiene sottomesso quello cattivo con inaudita cattiveria. Il cattivo vorrebbe riempire la casa di coltelli, fucili, pistole e mitragliatrici, ma quello buono non gli permette di acquistare neppure un temperino, anche perché le armi gli fanno paura, sa che sono strumenti di morte e che se anche gliele regalassero, le belle armi lucenti, il mio “io” buono, non le vorrebbe. Ovviamente la mia è una provocazione, però…
Attilio Doni – attiliodoni@tiscali.it
Condivido la diagnosi della neuropsichiatra, che mi pare corretta. Troppo spesso siamo sicuri della nostra identità, e questa sicurezza è tanto più solida quanto più rimossa è l’altra parte di noi stessi, Il motivo della doppia personalità è presente nel mito, nella letteratura, nei film, nella psicoanalisi, nell’immaginazione infantile (si pensi “al compagno immaginario” che i bambini inventano per dialogarci nei momenti di solitudine), in un gioco vertiginoso di ombre e specchi. Come scrive Wendy Doniger in La differenza sdoppiata (Adelphi):Le mitologie indù e greca abbondano di sdoppiamenti incentrati sull’identità di persone che in vario modo hanno subito una scissione. Queste storie affrontano problemi che interessano molte culture, compresa la nostra: quale risposta dare?”. Questa domanda è ripresa da Massimo Fusillo in l’altro e lo stesso. Teoria e storia del doppio (Mucchi Editore). secondo il quale: “Si parla di doppio quando l’identità di un personaggio si duplica: uno diventa due. A questo punto sorge l’interrogativo: come si fa a essere ciò che si è?”.(..) . Sempre in ambito psicoanalitico, lo studio più approfondito su questo tema è stato condotto da Otto Rank (Il doppio, Edizioni SE), per il quale il doppio è l’immagine rimossa di se stessi che, quando appare al soggetto, da un lato genera angoscia fino a incrinare la sicurezza della propria soggettività, dall’altro consente al soggetto di realizzare surrettiziamente i propri desideri più nascosti e rimossi, come il soggetto non oserebbe mai e come la sua coscienza non gli permetterebbe mai di agire. Ma quando la coscienza cala le sue difese, l’altra parte di noi stessi, con cui non facciamo mai i conti e mai ci rapportiamo, irrompe producendosi in gesti che noi tutti conosciamo nei nostri momenti d’ira, devastanti, quando non sono più controllati. Quanto a coloro che detengono armi o si esercitano nei poligoni di tiro, ovviamente non è escluso che sia sottesa a questa passione, neppure troppo nascosta, la possibilità di uccidere. La stessa che anima i cacciatori che, per il piacer loro, privano noi tutti della gioia di vedere gli uccelli colare nel cielo e non consentono agli animali di abitare quei pochi boschi e foreste risparmiate dalla cementificazione. L’io cattivo, come lei lo chiama, già governa indisturbato l’io buono in molti di noi, e di volta in volta se ne vedono gli effetti devastanti, perché chi si rifornisce di armi o non rispetta la natura che ci circonda ha già di suo una natura governata dalla tentazione omicida. Che prima o poi può esplodere.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di Repubblica – 30 maggio 2015

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