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domenica 28 giugno 2015

Lo Sapevate Che: Emergenze virtuali e pazienti finti per formare medici veri...



Come i futuri piloti si addestrano con simulatori di voto, i futuri camici bianchi imparano il mestiere curando malati-robot. Il più avanzato tra i manichini del Centro Simularti dell’Università di Padova, usato per la formazione in anestesia e terapia intensiva, si chiama Human Patient Simulator: “Un sistema idraulico riproduce l’apparato circolatorio. Al posto dei polmoni ci sono dei palloncini e tutti i parametri fisiologici possono essere impostati per proporre diversi scenari clinici, anche inconsueti” spiega Carlo Ori, professore di anestesiologia e rianimazione e responsabile del centro. I futuri anestesisti devono, di volta in volta, valutare quale farmaco somministrare e quali manovre praticare: “E in tempo reale si rendono conto dell’appropriatezza delle scelte, perché Hps rispecchia in modo realistico le risposte dell’organismo umano alle cure, anche grazie all’intervento degli istruttori che dalla cabina di regia possono pilotare le reazioni”. “In caso di situazioni critiche, le possibilità di mettere in campo manovre salvavita si gioca in una manciata di secondi e la formazione attraverso la simulazione può fare la differenza” aggiunge Armando Cuttano, responsabile del Centro di formazione neonatale Nina dell’Università di Pisa: Con il robot neonato SimNewB e con SimMon, un simulatore da parto, addestriamo anestesisti, pediatri, ostetrici, infermieri a gestire eventuali complicanze”. Nell’appena inaugurato Centro Simnova dell’Università del Piemonte orientale (Novara), grazie a simulatori di realtà virtuale 3Dgli studenti si cimentano anche nella gestione di scenari d’emergenza, legati a catastrofi naturali, incidenti stradali,aerei o ferroviari.”La simulazione consente di imparare a gestire al meglio il lavoro d’èquipe” conclude Gian Franco Gensini, presidente della Società italiana di simulazione in medicina. “Ma in Italia è ancora diffusa a macchia di leopardo”.
Simona Regina- Scienze –Il Venerdì di Repubblica – 19 giugno 2015 -

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