Etichette

martedì 9 giugno 2015

Lo Sapevate Che: Come liberarsi della balbuzie...(e poi dirlo a tutti)...



Torino. E’ la storia di una fuga. Da una prigione senza sbarre, costruita dalla mente: un nodo scorsoio che improvvisamente ti serra la gola. Di balbuzie si parla poco, eppure in Italia più di un milione le persone ha difficoltà di linguaggio. Renato Sirigu, 63 anni, genovese fiero delle sue origini sarde, giornalista e sociologo della comunicazione, ne ha sofferto sin dall’infanzia. Dopo anni di imbarazzanti e improvvisi blocchi su una parola e rocamboleschi artifizi per aggirare lo scoglio, Sirigu è riuscito a evadere dalla prigione edificata dalla sua mente. Grazie alla psicodizione. Ha raccontato la sua evasione in Balbuzie? No grazie: una storia vera a lieto fine (Europa edizioni (..)). “E’ un diario degli ultimi tre anni” spiega Sirigu che dopo aver diretto l’ufficio stampa della Provincia di Genova è in pensione, “descrivo il mio percorso riabilitativo con la psicodizione: un metodo per rieducare all’uso del linguaggio e alla comunicazione. Nella sua marcia Sirigu scopre che la balbuzie non esiste. “L’apparato orale nel balbuziente è quasi sempre perfetto. E’ una fobia, come quella per il buio. Gli altri ne ridono ma il balbuziente alla fine si convince di essere affetto da una malattia o da un difetto. La balbuzie non esiste, ma esistono i balbuzienti”. Per i quali gesti semplici come rispondere al telefono (“Riuscirò a pronunciare la p di Pronto?) o ordinare al bar (“Come faccio con la c di cappuccino?”) diventano imprese. Sirigu scopre che anche suo padre ha balbettato ma poi è riuscito a diventare quella che Cesare Viazzi ì, responsabile della sede Rai di Genova, definiva “la più bella voce d’Italia”. “E balbettava anche Napoleone” ricorda, “e Paolo Bonolis ha risolto il suo problema facendo vivere ogni fonema come se fosse una nota. Bonolis usa la bocca come fosse un’orchestra”. Ammette di aver usato la balbuzie alla visita di leva: non si arruola uno che si pianta su una parola e resta lì, a bocca aperta come se stesse affogando. A scuola può contare sulla compassione degli insegnanti: quel ragazzino scrivendo usa parole come gnoseologia o metempiscosi, ma se interrogato si blocca sui termini composti come correligionario o transfrontaliero. Tre anni fa, la svolta della psicodizione. “Scopro su internet che a Torino fanno questi corsi e vado” ricorda. Dall’iniziale scetticismo passa all’entusiasmo. Ai corsi conosce altri come lui prigionieri della balbuzie. Inizia il percorso verso la liberazione, ripetendo gli esercizi (mentali e fisici) sino alla nausea. “La forza del metodo sta nella vita di gruppo che si instaura fra i diversi componenti di questo microcosmo. Alla fine il risultato non è solo la scomparsa della balbuzie, ma la conquista di un’ottima capacità comunicativa”.
Meo Ponte – Il Venerdì di Repubblica – 5 giugno 2015 -

Nessun commento:

Posta un commento