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lunedì 20 marzo 2017

Lo Sapevate Che: Le false notizie sono un vero affare...



Milioni i elettori dell’America profonda sono sicuri che Michelle Obama sia un uomo, un transessuale, che le figlie siano adottate e Barack sia nato in Kenya. Donald Trump è un produttore di fake news a getto continuo. Qualche settimana fa ha confuso il nome di Sehwan, in Pakistan, con Sweden, e ha annunciato al mondo un terrificante attentato i Svezia, scatenando risate omeriche per i social. In Spagna c’è stata una rissa politica sul caso famoso della bambina italiana violentata e messa in cinta da un rifugiato siriano ospitato in famiglia, prima di verificare che era falsa. Gli italiani sono fra i popoli più sicuri di saper distinguere falso o vero sul web, infatti sono convinti in maggioranza che la disoccupazione sia al 48 per cento (è al 12), gli immigrati il 25 per cento (5) e gli islamici il 20 (1,6). Molti credono davvero alle favole sugli immigrati ospitati in residence di lusso e foraggiati da ricchi sussidi statali. La maggioranza degli europei pensa che l’Europa sia invasa da decine di milioni di rifugiati (sono 4 milioni, in realtà ospitati all’85 per cento nei paesi confinanti. In Libano i rifugiati sono 28 ogni 100 abitanti, in Italia lo 0,19 per cento. Nonostante il dibattito, per la verità un po' confuso, sulla post verità, il boom delle false notizie in rete continua per varie ragioni. Anzitutto, i soldi. Mentre un povero giovane giornalista si danna a cercare notizie vere per dieci euro ad articolo, il coetaneo più furbo si arricchisce da casa inventando bufale gradite al pubblico. Poi ci sono gli interessi politici, lo spionaggio fra potenze, il business della paura e le bolle economiche. La moneta cattiva straccia quella buona. Google e Facebook si arricchiscono sulle bufale, senza avere responsabilità legali e nemmeno fiscali, e possono sempre scusarsi di aver pubblicato una diffamazione sul vostro conto, o le vostre foto nude o quelle di vostra figlia, postate dall’ex fidanzato, dicendo che non possono controllare tutto, altrimenti sarebbe censura. La gente ha smesso di avere fiducia in giornali e tv, considerati non a torto servi dell’establishment, ma finisce per credere ai peggiori manipolatori. Che fare? Per cominciare invece di sequestrare i telefonini in classe, si potrebbe insegnare ai ragazzi a come usarli bene, come nei nuovi programmi della scuola francese. Si debbono fare nuove leggi, combattendo il poderoso lobbismo che le ha bloccate finora. Ma la battaglia è soprattutto culturale e bisogna partire qui e ora, o un giorno la democrazia sarà cancellata dall’ultimo clic.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di La Repubblica – 17 marzo 2017 -

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