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venerdì 3 marzo 2017

Lo Sapevate Che: E in una notte Lupida si ritrovò in Messico...



Angel Garcìa De Rayos aveva sette anni nel 2008 quando il raid della polizia lo scosse dal sonno. Ora che ne ha quindici ricorda soltanto le grida degli agenti, i lampi di luce, il pianto della sorellina più piccola svegliata nella notte, le proteste del padre, le manette ai polsi della madre Guadalupe. “Lupita”, così la chiamavano in casa, fu portata via come Angel aveva visto soltanto nei telefilm. La sua colpa era l’essere una “immigrata non autorizzata”, una clandestina. Ma un reato Lupida lo aveva commesso. Come fanno migliaia di “illegali” negli Stati Uniti, si era appropriata del numero di Sicurezza Sociale di un altro, di un residente legale. Quel numero di otto cifre, che corrisponde al nostro Codice Fiscale, senza il quale non esisti e non puoi lavorare. La signora era stata identificata in un’ispezione che l’implacabile sceriffo dell’Arizona, Joe Phoenix, aveva condotto in un sontuoso campo da golf di Phoenix, scoprendo che la metà dei 147 dipendenti erano immigrati non autorizzati. Arpaio sapeva bene che andare a cercare “illegali” in hotel, ristoranti, centri commerciali, parchi di divertimento in Arizona è come andare a pescare in pescheria. Hai solo l’imbarazzo della scelta. Lupita era entrata negli Stati Uniti a 14 anni, guidata dal coyote, dal traghettone di disperati, attraverso il passo di Nogale, nel deserto. Aveva avuto con lui due figli. Aveva sempre lavorato, pagando le tasse con il Codice Fiscale di un altro senza che il Fisco scoprisse che c’erano due contribuenti con lo stesso identificativo, alla faccia dei computer onniscienti, fino a quel 2008. Per lei, sarebbe cominciato un viaggio di ritorno lungo otto anni. Dopo tribunali, sentenze, ordinanze, la sua vita era rimasta nel limbo. L’ICE, gelido acronimo (ghiaccio) del Servizio Immigrazione e Dogane, ne aveva decretato l’espulsione, ma la sua situazione di madre di due cittadini americani, di residente da lungo tempo, di autosufficienza e di non pericolosità aveva creato un compromesso: ogni anno, in febbraio, Lupita doveva presentarsi all’ICE per controllare che non avesse commesso reati gravi e ricevere la sospensione della deportazione per un altro anno. Un ordine Esecutivo firmato dal Presidente Obama l’aveva protetta, come mater familias e aveva collocato la sua espulsione al fondo delle priorità, dopo i criminali veri. Per questo, anche il 6 febbraio di quest’anno, Guadalupe Garcia decise di presentarsi al controllo. Non farlo” l’aveva scongiurata il marito. La situazione è cambiata, c’è un altro Presidente che ha cancellato le disposizioni di Obama e firmato l’espulsione per tutti gli “illegali” senza distinzione, l’avevano avvertita gli avvocati dei Centri di Assistenza, Io sono quella di sempre”, aveva risposto Lupita, “per me non è cambiato niente. Ho fiducia in Dio”. Ma Dio doveva essere occupato in altre cose quel 6 febbraio. Dalla sede dell’ICE, Guadalupe Garcia è uscita di nuovo in manette. È stata caricata su un cellulare guardato a vista da uomini armati. La polizia ha circondato il furgone spingendo via il figlio e la figlia di 14 anni, che battevano i pugni contro le lamiere, ed è stata portata via nella notte. Sette ore più tardo, alle 10 del mattino successivo, è stata consegnata alle guardie di frontiera messicane a Nogales, proprio da dove era entrata ventuno anni or sono, oltre una Frontera che non potrà mai più riattraversare legalmente, in una nazione dove non ha mai vissuta da adulta. E oggi noi regolari, qui negli Stati Uniti, possiamo dormire più tranquilli. Guadalupe Garcia de Rayos, la pericolosa terrorista che serviva a tavola i golfisti dell’Arizona, non è più tra noi. Vaya con Dios, Lupita.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di Repubblica – 25 febbraio 2017 -

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