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giovedì 2 marzo 2017

Lo Sapevate Che: La sinistra che riparla di lavoro e quella spaccata sulle date elettorali...



Per distrarsi dal clima del dibattito interno al Pd, non particolarmente affascinante sul piano dei contenuti, vale forse la pena di allargare lo sguardo all’estero e osservare quanto accade al campo progressista nell’Occidente democratico. Dopo una serie di sconfitte clamorose, in ultimo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, sono andati in crisi alcuni pilastri del pensiero dominante riformista dell’ultimo ventennio, riassunto nella dottrina della Terza via. Non è più così scontato che la missione storica di un centrosinistra moderno sia quella di accompagnare con entusiasmo la globalizzazione con ondate di allegre liberalizzazioni, aiutare lo smantellamento del welfare privatizzando la scuola e la sanità, spiegare ai giovani che il nuovo meraviglioso futuro non prevede posti fissi e salari decenti e pensioni, convincere le masse che il loro vero nemico è iò sindacato e non il padrone, con il quale fra l’altro è bellissimo andare in vacanza in barca, e che in fondo un mondo con pochi ricchi e molti più poveri può essere accettabile, se in cambio si ottengono matrimoni gay e qualche quota rosa. Questa spensierata narrazione di un mondo che produce ogni anno milioni di nuovi emarginati non ha prodotto l’agognato consenso sia della vecchia classe operaia, sia dei nuovi ceti emarginati che avrebbe dovuto garantire ai socialisti europei e al partito democratico americano lunghe stagioni di egemonia. Al contrario, in maniera incomprensibile per gli spin doctor ma non per tutti gli altri, sta consegnante masse di lavoratori inferociti e ceti emergenti ormai sommersi di debiti e movimenti populisti di destra che rilanciano vecchie ricette di sinistra, sia pure in salsa nazionalista e xenofoba. Che fare? Nei partiti socialisti europei alcuni piccoli outsider, per esempio Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e Benoit Hamon in Francia, sono stati colti da una bizzarra idea: e se tornassimo a parlare di lavoro? Così, partendo dalle periferie e non dai salotti della finanza, hanno conquistato i rispettivi partiti. Può darsi, anzi è sicuro secondo gli infallibili sondaggi, che non vincano le elezioni. Ma perfino il moderato Martin Schulz, già presidente dell’Europarlamento, s’è messo a dire all’improvviso cose di sinistra, per esempio che un Paese come la Germania, con 250 miliardi di surplus annuo, dovrebbe cominciare ad alzare gli stipendi dei lavoratori. E ora l’Spd soga di pensionare la Merkel. Negli Usa, dove i bookmaker valutano alla pari l’ipotesi che Trump non finisca il mandato per impeachment, il partito democratico si prepara a rilanciare la sfida alla Casa Bianca con le idee di Sanders, piuttosto che con la retorica liberista di Hillary Clinton. Questo accade nei progressisti del mondo, mentre in Italia si discute di date elettorali.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica – 24 febbraio 2017

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