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martedì 11 novembre 2014

Lo Sapevate che: Un calcio verboso e rissoso, che ignora i giovani: a voi non ricorda qualcosa?

L’ex campionato più bello e ricco del mondo produce squadroni come Juve e Roma che diventano squadrette appena oltre il confine. Non si trova un italiano nei 23 selezionati per il Pallone d’oro, e si capisce, visto che siamo appena stati sbattuti fuori dal Mondiale al primo turno. Il giro d’affari di Juve, Milan, Inter o Roma fa ridere se paragonato ai colossi europei come Manchester United, Real o Barcellona ma ormai il volume generale della serie A rischia di essere sorpassato perfino dal campionato francese. I nostri stadi sono penosi, scomodi, vecchi e attirano sempre meno pubblico pagante, con l’unica eccezione del bellissimo stadio nuovo della Juventus. Molti club sono sull’orlo del fallimento e così via. Le cause di questo collasso sono le stesse del declino generale del Paese. In breve, da anni non coltiviamo alcuna visione del futuro. Venti o anche soltanto dieci anni fa, quando i club italiani erano ancora fra i più forti e ricchi del mondo, avremmo dovuto investire nel cambiamento. Ma le società dirette da personaggi mediocri e politicanti, gli stessi che ritrovi in Confindustria, non hanno saputo prendere un treno che è uno. Si sarebbe dovuto costruire nuovi stadi più piccoli e moderni, al posto dei catafalchi miliardari varati per il Mondiale del ’90 al solo scopo di rubarci sopra: niente. Si sarebbe potuto risanare i bilanci attirando capitali dall’estero o puntando sull’azionario popolare, come hanno fatto gli spagnoli: nulla. Una classe dirigente inetta, analfabeta e provinciale, ben incarnata del resto dal nuovo presidente della Federazione, Carlo Tavecchio, ha preferito farsi morire il giocattolo fra le mani. I governi, guidati a loro volta da presidenti di calcio, hanno favorito la miopia allungando di tanto in tanto qualche elemosina sotto banco. La corruzione e l’evasione fiscale sono diventate come in tutto il resto del Paese, una regola. E ancora, i nuovi padroni hanno distrutto i vivai, così come la politica ha devastato la scuola. Le scuole calcio che erano un vanto, copiate in tutta Europa, sono state smantellate per comprarsi qualche brocco dal nome esotico. E i settori giovanili erano la chiave dei successi italiani di club e nazionale, com’è oggi per il Bayern o la Germania. In compenso non esiste un mondo del pallone tanto verboso e rissoso come quello italiano, retorico negli slogan e violento nei fatti. E anche questo ci ricorda qualcosa.

Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica – 7 novembre 2014 -

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