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mercoledì 20 settembre 2017

Lo Sapevate Che: Se una donna guadagna più del suo uomo...



“Ehi, La Bolletta Dell’Acqua è di soli 11 euro!”, sorrido al mio compagno aprendo le lettere che si sono accumulate sulla mia scrivania dopo un lungo viaggio di lavoro. Nascondo veloce in un cassetto una lettera che contiene la realizzazione del mestiere che sognavo da bambina: la scrittrice. Di quello volevo gioire, anzi brindare, ma non posso, allora mando giù non il dolore, ma la felicità: mi accorgo che il groppo in gola è lo stesso. Va quasi sempre così da quando mi sono trovata ad avere più successo professionale del mio compagno – un uomo meraviglioso, dolcissimo, pieno di talento, ma che ancora deve trovare la sua strada. Da quando di fronte alle mie prime soddisfazioni, i miei primi guadagni, i primi riconoscimenti pubblici le cose tra noi hanno iniziato a scricchiolare, poi a precipitare, per finire nella regola del silenzio. Prima di tornare a casa, quel venerdì sera, gli avevo proposto un aperitivo in un locale che mi piace lungo l’Arno. Mi era sembrato un bel pensiero per ritrovarci dopo due settimane di distanza, un momento solo per noi, per guardarci negli occhi, per raccontarci finalmente. Fino a quando, dopo un’ora di muso lungo, lui è sbottato in un “tanto io in un posto del genere non ti potrei mai invitare con quello che guadagno”. Non avevo mai pensato a quell’alto tradimento del codice maschile finché non l’ho vissuto: una donna che guadagna più del suo uomo. E forse non è neppure una questione di stipendio. È l’anomalia di una donna che è centrata, ovvero che ha trovato il suo posto nel mondo indipendentemente dall’amore – che on manca mai – per il proprio uomo, di una donna che può permettersi di offrirgli un aperitivo. Uomini che pubblicamente giureranno fino alla morte che una donna merita di essere indipendente, pagata e riconosciuta quanto loro. Quando poi accade, invece, pare diserzione al ruolo millenario della donna che per vivere ha bisogno di òprp. E so di non essere l’unica: siamo in tane, a ogni livello, a vivere in solitudine la colpa di essere donne libere, realizzate accanto a uomini apparentemente forti, ma in realtà fragili, non risolti, che avrebbero bisogno di ammettere la loro debolezza per essere amati così come sono. In passato ci sono stati uomini che mi hanno offerto cene o un weekend e non mi sono mai sentita sminuita, semplicemente amata. Perché non può accadere l’inverso, se è una donna a farlo per amore? Ne ho parlato con i miei amici maschi e la risposta è stata: “devi capirlo, immagina come si sente a starti vicino”. Non serve immaginare: fino a poco tempo fa quella precarietà professionale era di entrambi. Eravamo uniti nelle frustrazioni, compagni di lotta, indecisi tra un mobile Ikea o un pranzo al mare. Solo un amico ha avuto l’onestà di fare i conti con la situazione economica del 2017, prima che con il suo stipendio, e mi ha detto: “Non vedo perché dovrei sentirmi sminuito dalla stabilità economica della mia fidanzata, se io non ce l’ho. Almeno abbiamo uno stipendio in due, possiamo fare dei progetti”. Nella costruzione di un amore non ci sono né credito né debito. In Jugoslavia c’è un proverbio. “non è questione di fortuna, ma di fatica”. Ho lottato per ottenere quel che ho raggiunto, la mia piccola stabilità. Quindi ni, non mi sento “fortunata”: non ho vinto alla lotteria. Come ho avuto un compagno di sventura, mi manca infinitamente un compagno di ventura. Ora quello che vorrei condividere quando torno a casa non è una bolletta dell’acqua, ma la gioia di avercela fatta in due, perché conviviamo, cioè dividiamo insieme la vita, non le spese. Invece ho iniziato a non dire per non ferire. Ma so che la felicità non può essere rimandata, ha una data di scadenza come lo yogurt o l’amore: vanno consumati, vanno vissuti,
Andrea Marcolongo – Opinioni -  Donna di La Repubblica – 16 settembre 2017 -

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