Etichette

lunedì 18 settembre 2017

Lo Sapevate Che: Belcanto sotto la Luna: la Musica non tramonta mai...



A Tutti Gli Amici che ho invitato qui: affrettatevi a venirmi a trovare. Sta cominciando la stagione più bella. La mia New York preferita è la versione autunnale. Già adesso quando corro in Central Park percepisco nelle foglie degli alberi un leggero cambiamento: una sfumatura dorata si aggiunge al verde, è il preludio a quella sinfonia di colori che esploderà a breve. Le giornate si accorciano ma ci guadagna la limpidezza del cielo, i tramonti sul laghetto Reservoir sono spettacolari, l’aria serale è fresca e pungente. Tra i regali che questa città ci prepara ogni anni in quest’epoca, il Metropolitan Opera invita tutti a godersi la musica e il ben canto, gratis. È un’iniziativa generosa e intelligente a cui i newyorchesi rispondono con un entusiasmo commovente. Allestirono ogni sera il piazzale del Lincoln Center con un maxischermo e un’amplificazione da concerto di Vasco Rossi. Proiettano i grandi capolavori dell’opera lirica, ripresi in video dalle versioni di maggior successo che il Met ha messo in scena nelle stagioni precedenti. Quest’anno la serata di apertura ha avuto una variante interessante: anziché proiettare un’opera del Met abbiamo visto Il flauto magico di Mozart filmato 45 anni fa da Ingmar Bergam, un piccolo capolavoro dimenticato del grande maestro svedese. Poi nelle serate a seguire si spaziava dal Rigoletto al Barbiere di Siviglia, fino a opere moderne e audaci come L’Amour de Loin della compositrice finlandese Kaija Saariabo. A me metà del piacere la dà il pubblico. Il successo dell0iniziativa è una felice smentita di chiunque creda che l’opera lirica sia in declino. Il vasto piazzale del Lincoln Center viene invaso da folle di persone tutte le sere. Gli organizzatori dispongono sedie, circa duemila, ma non bastano. Ogni sera è il tutto esaurito e anche più. La gente lo sa, si organizza, o sopporta stoicamente. C’è chi arriva due ore prima per occupare il poso. C’è chi si porta da casa la sedia pieghevole stile picnic. Chi si accontenta di un semplice cuscino per terra. Tanti, come me, ascoltano in piedi (un’occasione per ripassare micro-movimenti yoga che prevengono anchilosature, crampi, mal di schiena). Quando comincia la proiezione, malgrado il piazzale sia aperto e quindi vi sia anche un via vai di curiosi, turisti, passanti per caso o abitanti dei palazzi vicini, si crea un silenzio religioso interrotto solo dagli applausi per le scene più travolgenti. Incredibile per Manhattan, musica e canto riescono a coprire il rumore di fondo. Sei in pieno centro, in una grande piazza aperta, ma la proiezione creata dai tre maggiori edifici del Lincoln Center (teatro dell’opera, balletto, orchestra sinfonica) genera una sorta di isolamento dal fracasso di auto, taxi, aerei, elicotteri, sirene di ambulanze e pompieri ecc. La polizia fa rispettare con disciplina inflessibile alcune regole di sicurezza. In particolare, per quanto siamo numerosi e accalcati, devono sempre esserci le vie di fuga ampie e sgombre (proprio quello che non fu fatto in piazza San Carlo a Torino). Il pubblico si attiene senza fiatare. È uno spaccato della mia New York, ci sono anziani che arrivano appoggiandosi al bastone e ragazzi in età da liceo, vengono tanti cinesi, giapponesi e afroafricani. A conferma che la grande musica, compresa l’opera di Verdi e Rossini, non tramonta mai, affascina generazioni e popoli molto diversi. Il bello della gratuità è che avvicina alla lirica tutti i ceti sociali, anche chi non può permettersi un biglietto d’ingresso al Met. La cultura costa cara a New York, però c’è sempre un modo per aggirare l’ostacolo. Iniziative analoghe avvengono col cinema all’aperto o il teatro del ciclo Shakespeare in the Park. E la gente risponde, attenta, appassionata, felice di ritrovarsi insieme per occasioni così belle e importanti,
Federico Rampini – Opinioni – Donna di La Repubblica – 9 settembre 2017 -

Nessun commento:

Posta un commento