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mercoledì 8 novembre 2017

Lo Sapevate Che: Il vecchio filosofo e il giovane leader...



Il filosofo e il presidente: potrebbe essere il titolo di un racconto o di un romanzo: lo è invece di una cronaca d’attualità. Il filosofo tedesco è sulla soglia dei novant’anni; il presidente francese su quella dei quaranta. Il mezzo secolo anagrafico che li divide si allunga se lo si calcola in tempi politici. Tra i due personaggi, tra Jürgen Habermas e Emmanuel Macron, in apparenza tanto diversi, e non soltanto per l’età, è sbocciato quello che sul terreno sentimentale chiameremmo un idillio. Una reciproca attrazione politica, disinteressata e singolare. Habermas è uno degli ultimi rappresentanti della corrente sociologica e filosofica nota come “Scuola di Francoforte”. Con lontane e dimenticate origini di ispirazione marxista. Quel che resta rintracciabile della corrente dopo le nebbie ideologiche del Novecento è la fedeltà a una critica della società presente, di cui Habermas come filosofo è una delle grandi espressioni. Il ritratto di Emmanuel Macron è ancora incompleto: sarà il futuro a rivelare l’autentica impronta del personaggio. Il precipitoso successo e l’intensità delle esperienze stupiscono vista la breve biografia: autore di romanzi rimasti nel cassetto; interessato alla matematica e all’economia e anche animato da ambizioni filosofiche che non gli hanno evitato di essere respinto all’esame d’ammissione alla Scuola normale superiore (dove hanno studiato quattro Premi Nobel); diplomato tuttavia all’Ena, dove si formano tecnocrati, ministri e presidenti, funzionari della Banca Rothschild; consigliere del presidente socialista e poi suo ministro dell’economia; capo dello Stato eletto al suffragio universale. Il Cv di Macron è ricco di esperienze che lo hanno condotto a rifiutare di essere classificato di destra o di sinistra. Dopo avere ascoltato Macron, l’autore dell’”Etica del discorso” lo ha definito un personaggio affascinante, con un’aspirazione finora non espressa, non rappresentata nel nostro sistema di partiti. Sistema in cui figurano il neoliberalismo centrista, l’anticapitalismo dei nazionalisti di sinistra, e l’ideologia identitaria dei populisti di destra, nel quale il presidente francese, secondo il filosofo tedesco, ha introdotto una nuova dimensione: pur essendo favorevole al mondialismo, Macron vuole al tempo stesso far progredire l’integrazione europea, senza perdere di vista i danni sociali e le distruzioni di un capitalismo scatenato. La seduzione ha funzionato nei due sensi. Il presidente francese ha rivelato che il suo disinteresse per noti intellettuali francesi come Régis Debray, Michel Onfray o Emmanuel Todd, sovranisti a vario livello, e ha manifestato la sua preferenza per Jürgen Habermas, personaggio a suo (e a nostro) avviso di ben altro spessore. Non solo per i meriti e titoli accademici, ma perché è il filosofo di un’Europa ideale. Citandolo come punto di riferimento il presidente francese si iscrive in una prospettiva federalista europea evitando di usare il termine. È ancora impigliato nella nazione di stampo francese di cui è il primo cittadino. Anima però un progetto in cui si intravede lo Stato federale. Non lo cita. Ma lo disegna quando propone nella zona euro un esecutivo per dirigere, un bilancio per agire e un parlamento per controllare. Habermas è sedotto da questi propositi, anche se elencati in una situazione che non offre al momento validi interlocutori a Macron. È come se fossero rivolti a un grande vuoto. L’Europa appare infatti più in disfacimento che ansiosa di integrarsi. L’anziano filosofo sembra così diventato il solo interlocutore del presidente francese. Un partner prestigioso, con una forte influenza intellettuale. Habermas è il difensore del concetto di patriottismo costituzionale, che cancella le frontiere, i nazionalismi, le differenze linguistiche ed etniche. Lo propone ai tedeschi ma è quello che dovrebbe essere il patriottismo europeo. Macron, il suo leader europeo preferito, non lo propone apertamente ai francesi. Lui è prigioniero del potere. E Habermas è appagato da quel che si intravede nei suoi discorsi. Così il filosofo e il presidente disegnano un Europa ideale che per ora non ha un futuro.
Bernardo Valli – Dentro E Fuori – L’Espresso -  5 novembre 2017 -

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