Un Paese conservatore
che, pur di non spostarsi,
vota i Berlusconi e i
Grillo
Nelle celebrazioni dei
vent’anni dalla discesa in campo si è tralasciato
Un po’ ovunque, non
solo nella stampa servile, un aspetto centrale.
L’Italia è un Paese di destra.
La grande intuizione politica, ma in realtà commerciale, di Berlusconi è stata questa: colmare il
vuoto a destra creato dalle conseguenze di Tangentopoli. Con tutto quel che si
è detto in questi anni sul genio comunicativo del Cavaliere, il potere delle
sue televisioni, la sua astuzia di venditore, la verità banale è che se un
altro avesse avuto la stessa intuizione probabilmente ce lo saremmo beccato
comunque per un ventennio e oltre.
De resto, prima della nascita di Forza Italia, la Lega aveva
superato il 40 per cento dei voti a Milano e in Lombardia e i post fascisti
avevano sfondato in molte aree del Centro e del Sud. In Italia il rapporto tra
conservatori e progressisti è fermo da sessant’anni in una proporzione 60 a 40.
Con la sola eccezione dei referendum radicali degli anni Settanta, nel periodo
di massimo spostamento a sinistra dell’opinione pubblica, le conquiste
progressiste nel Paese sono sempre state imposte da minoranze alla maggioranza
conservatrice. La Costituzione è figlia di una classe dirigente antifascista,
le riforme degli anni Sessanta varate dai governi di centrosinistra erano
invise all’elettorato democristiano, in larga parte assai più reazionario dei
propri dirigenti.
Strano dunque non è che Berlusconi abbia vinto tre volte le
elezioni, ma che sia riuscito a perderne due contro i progressisti, sia pure
guidati da un ex democristiano e per fattori sfortunati. Fra il 2008 e il 2013
ha perso dieci milioni di voti e questo basterebbe per decretare la fine
politica di un leader.
Non fosse che la grande astuzia del Cavaliere è sempre stata
quella di crearsi molti alibi e delle finte alternative in casa, ieri Fini o
Alfano, domani Toti o magari la figlia Marina. Creando in questo modo il falso
mito della propria insostituibilità.
In realtà se domani nascesse a destra un leader più
consistente e credibile, vincerebbe a mani basse. Due terzi dei voti di Grillo
sono in realtà voti strappati al qualunquismo di destra e ha ragione Casaleggio
a preoccuparsi per il voto dei militanti contro il reato di immigrazione
clandestina. La cagnara in Parlamento dei deputati grillini è a distrarre
l’attenzione dagli elettori anti-immigrati, la schiacciante maggioranza dei 5S.
Questo siamo, un Paese di conservatori ad ogni costo, perfino
al costo di doversi sorbire un clown al governo per un ventennio.
Curzio Maltese – Il Venerdì di Repubblica – 7 febbraio 2014
Nessun commento:
Posta un commento