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venerdì 27 ottobre 2017

Lo Sapevate Che: Melania ha fatto bene a studiare l'inglese...



Lungo le strade della Slovenia il billboard, il cartellone pubblicitario, ritraeva una bellissima donna languidamente sdraiata sopra lo slogan di un istituto privato per l’insegnamento delle lingue: “Guardate dove può portarvi la conoscenza di un po' d’inglese”. La signora ritratta era la più famosa figlia della Slovenia oggi, quella Melania Knas che dalla modesta cittadina di Novo Mesto, dov’era nata, era partita per New York conoscendo qualche parola di inglese per diventare, vent’anni dopo, Melania Trump, First Lady degli Stati Uniti. Nessuno di noi può ergersi a giudice di questo o di altri matrimoni e dei motivi che possono avere spinto due persone a “stringere il nodo” e a concludere il cntratto matrimoniale, anche se è ragionevole sospettare che sia stato Donald a restare folgorato dall’aspetto e forse dalla personalità della modella slovena, più di quanto possa essere stata lei ad arrendersi davanti al fascino del futuro marito di trent’anni più anziano, o più “grande”, come si dovrebbe dire oggi per correttezza politica. Come è legittimo dubitare che Crystal Harris, patinatissima super Barbe, si fosse pazzamente innamorata a ventisei anni di Hugh Hefner, di sessant’anni più “grande” di lei, quando lo sposò nel 2012. Le espressioni “cercatrice d’oro”, “matrimonio d’interesse”, “moglie trofeo” vengono subito in mente e producono sorrisi di condiscendenza o di disapprovazione in chi ancora vede nel matrimonio il coronamento del “sogno d’amore”, la porta che spalanca il castello del vivere per sempre felici e contenti. Ma la verità che comincia ad affiorare da ricerche e da confessioni politiche è che quel contratto matrimoniale è sempre più spesso il risultato di una decisione razionale e fredda, anziché il prodotto di una passione che vuole certificare se stessa. Anche senza arrivare alle nozze con un uomo ricco, come suggerì cinicamente Silvio Berlusconi a ragazze nubili (come se fosse facile trovare uomini ricchi disposti a sposarti) è un fatto statisticamente provato che il “matrimonio d’interesse” ha più probabilità di reggere nel tempo rispetto ai matrimoni per amore. Sposarsi, semplicemente, convien, ha scritto l’associazione dei consulenti matrimoniali, che tendono a raccomandare le nozze campando poi suoi guai coniugali. Il matrimonio, negli Usa, riduce il carico delle tasse sul reddito. Abbassa il costo delle polizze vita, salute e auto, perché i coniugati, soprattutto se hanno figli, tendono a vivere più a lungo dei single, a condurre un’esistenza più regolare e a guidare con più prudenza. Raddoppia l’esenzione dalle imposte sull’eredità. Facilita l’ottenimento di mutui e prestiti. Restituisce al coniuge superstite parte dei versamenti pensionistici attraverso la reversibilità, anziché gettare contributi nel calderone dal quale altri li godranno, Sdrammatizza l’eventualità del tradimento, perché non presuppone quel giuramento di eterna fiducia reciproca che gli innamorati all’altare o davanti al funzionario del Comune si scambiano, magari credendoci. E quindi può disinnescare la gelosia possessiva che sta alla radice di tanta violenza. Rimane la questione del sesso, ma nessuno si scandalizzerà scoprendo che il sesso, anche nei matrimoni più appassionati, tende a sbiadirsi con il trascorrere degli anni e a essere progressivamente sostituito dall’affetto, dalla solidarietà, dall’amicizia fra sposi. E magari, come le madri di un tempo lontano dicevano alle figlie spinte per convenzione sociale all’altare: “intanto ti sposi e poi magari t’innamori”. Il divorzio fra romanticismo e realism nel matrimonio sembra in atto. I dati sono chiari e vanno letti per quello che dicono. Dicono che Melania aveva ragione, quando cercò di imparare un po' d’inglese.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica -21 ottobre 2017 -

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