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lunedì 2 ottobre 2017

Lo Sapevate Che: Ma davvero solo chi non ha paura non fa paura?...



Da Circa Un Anno frequento un corso di base. Non ho alcuna ambizione di combattere sul serio, di mandare qualcuno al tappeto, né tanto meno di finirci. Eppure mi libera e mi diverte. Il mio insegnante dice spesso che devo essere più cattiva. “Immagina di picchiare un tuo nemico!”, mi sprona. “Ma non ho nemici!”, rispondo io, boccheggiando con il poco fiato che mi resta in corpo perché il pugilato, anche senza nemici da abbattere, è un’attività stremante. “Eddài! Non odi nessuno??? Non è possibile!”. Ho passato in rassegna le mie conoscenze, le persone in cui inciampo malvolentieri, colore che preferirei non incontrare. Sono un discreto gruppetto, eppure nessuno di loro mi suscita un sentimento tanto passionale e impegnativo quanto l’odio. Non ho nemici per colpa della mia innegabile pigrizia ben più che per merito di una presunta bontà d’animo. “Allora pensa a qualcuno che ti intimorisce e vinci quella paura prendendola a cazzotti”, mi urla il maestro, mostrando un inaspettato talento anche nell’addestramento dello spirito. Alla scuola media avevo paura di Fiumazzi Peppino che una mattina, approfittando di una supplente distratta, mi si avvicinò con i suoi sgherri e mi minaccio con un taglierino per punirmi del reato di sussiego nei suoi confronti. In quegli stessi derelitti anni, mi intimoriva anche una ragazzina giunonica e violenta che mi sibilava nell’orecchio con voce maschi: “Stai attenta: ti aspetto fuori e ti meno”. Di lei ricordo le mani paffute da bambina e l’afrote di adolescente. Al ginnasio ero terrorizzata dalla professoressa di latino e greco, una donna minuta dall’intelligenza limpida e implacabile. Riconobbe subito la mia natura fragile e non ne ebbe alcuna pietà. Dopo di lei, furono molti gli insegnanti capaci di atterrirmi. Per un breve periodo, neolaureata, lavorai nella finanza. Compravo e vendevo titoli di borsa al comando di un capo iracondo e geniale. Anche lui aveva su di me il superpotere del terrore. Ultimamente c’era una mamma alfa nella classe di uno dei miei figli. La sua sicumera polemica mi intimidiva e mi paralizzava. Mi ci voleva un guru, liberatore di coscienza e upper cut, per capire che, a farmi paura, sono le persone aggressive e giudicanti. Ad atterrirmi è la possibilità di non essere accettata e di deludere il prossimo. Ne Il senso del dolore di Maurizio De Giovanni, primo incantevole libro della serie del commissario Ricciardi, Don Pìerino, uno straordinario prete, dichiara: “Per non fare paura bisogna non avere paura”. Sarà vero? Il feroce Fiumazzi mi tormentava perché a sua volta era perseguitato da terribili fantasmi? L’odorosa picchiatrice era da qualcun altro vessata? E quali mostri agitavano i sonni della professoressa di greco? L’irascibile trader, in grado di guadagnare fantastiliardi grazie a un click del mouse e al suo fiuto infallibile, forse temeva quella crisi finanziaria planetaria che si è poi puntualmente verificata? La mamma alfa mi pareva d’acciaio: era l’unica fra tutte noi a non abbassare mai lo sguardo, nemmeno al cospetto della maestra di matematica. Ma probabilmente anche lei, con i suoi lineamenti affilati e il suo incedere da bersagliere, avrà un tallone vulnerabile da nascondere. La prospettiva che anche io, che non hi nemici ma spauracchi, possa far paura a qualcuno mi sembra inverosimile e ridicola, ma sul ring ho imparato che l’animo umano è torbido e imperscrutabile e che ognuno di noi ha un volto da lupo e uno d a agnellino.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 30 settembre 2017-

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