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martedì 17 maggio 2022

Lo Sapevate Che: Corrado Guzzanti: Comico e attore di straordinario talento, è un mago delle imitazioni, in particolare di noti personaggi politici e del mondo televisivo dissacrati nei loro tic e stereotipi.


Biografia

Corrado Guzzanti nasce a Roma il giorno 17 maggio 1965. Figlio del giornalista e senatore Paolo Guzzanti, militante del partito politico Popolo della Libertà. È inoltre fratello di Sabina Guzzanti, anch'ella attrice e autrice satirica.

Formazione ed esordi

Dopo avere frequentato il liceo scientifico (dove raccolse una bocciatura) e la facoltà di Filosofia presso l'Università "La Sapienza" di Roma - senza però conseguire la laurea - esordisce come autore scrivendo un pezzo per un provino della sorella Sabina. Il buon esito di questo primo approccio segna l'inizio della carriera artistica di entrambi.

Nel 1988 Corrado collabora alla redazione dei testi dei programmi televisivi "L'araba fenice" di Antonio Ricci, "Non-stop III" (Enzo Trapani) e "La TV delle ragazze".

L'esordio come attore avviene a teatro, l'anno successivo, con una parte nello spettacolo "Il fidanzato di bronzo", prodotto dalla sorella e da David Riondino. Entra poi nel gruppo comico di Valentina Amurri, Linda Brunetta e Serena Dandini nel 1989.

Il debuttò in tv avviene all'interno della trasmissione "Scusate l'interruzione", dove Corrado Guzzanti porta in scena il suo primo personaggio, il regista di film horror Rokko Smithersons.

Corrado Guzzanti e il successo degli anni '90

Divenuto famoso nel 1992 come comico di punta dello show televisivo "Avanzi", da allora Corrado Guzzanti ha partecipato a quasi tutte le trasmissioni satiriche di Serena Dandini, con la quale per quindici anni ha realizzato e prodotto programmi come "Tunnel", "Maddecheao'", "Pippo Chennedy Show" e "L'ottavo nano".

E' noto per i suoi personaggi, sia quelli originali che quelli brillantemente imitati.

Tra i primi, oltre al già citato Rokko Smitherson, vi sono:

  • l'istrionico e "coatto" adolescente Lorenzo,
  • il santone Quelo,
  • la procace conduttrice Vulvia - vagamente somigliante a Moana Pozzi,
  • il gerarca fascista Barbagli,
  • il poeta Brunello Robertetti.

Tra le sue imitazioni più esilaranti e riuscite ricordiamo quelle di:

Gli anni 2000 e 2010

Nel 2003 presta la voce come doppiatore in uno degli episodi de "I Simpson" (serie 13, ep. 12).

Nel 2006 recita, scrive e dirige il film "Fascisti su Marte", anticipato da un omonimo cortometraggio nel 2003.

Dopo qualche tempo di assenza torna sul piccolo schermo nel 2008 con la Sit-com "Boris", trasmessa dal canale satellitare Fox.

Negli anni 2010 ritorna in tv su Sky con i programmi "Aniene" e "Dov'è Mario".

All'inizio del 2017 è ospite insieme a Serena Dandini della prima puntata dello show di Gigi Proietti "Cavalli di battaglia" su Rai 1; qui Guzzanti ripropone i personaggi di Quelo, Lorenzo e Brunello Robertetti.

L'anno successivo è ospite di "Propaganda Live" su La7 per commentare le elezioni nei panni di Padre Pizzarro, intervistato da Andrea Purgatori.

Gli anni 2020

Nel 2020 è nel cast de "La concessione del telefono - C'era una volta Vigata", in cui interpreta il prefetto Marascianno, un dietrologo complottista. Nello stesso anno recita nel cortometraggio "Stardust" di Antonio Andrisani nel ruolo di un regista che realizza un film di successo impossessandosi dell'idea di un'altra persona; per questa interpretazione vince il Premio Canale Europa.Tv come migliore attore al Cortinametraggio 2020.

Dall'8 maggio 2020 torna in TV su La7 a Propaganda Live, per cui realizza dei filmati da casa nei panni dei suoi celebri personaggi alle prese con l'emergenza Coronavirus.

Nel 2021 è guest star dell'ultima puntata della serie "Speravo de morì prima", dove interpreta un prete che deve celebrare il matrimonio tra due tifosi romanisti contemporaneamente all'ultima partita di Francesco Totti. Nello stesso anno è nel cast del film "La Befana vien di notte 2 - Le origini", in cui interpreta Papa Benedetto XIV.

Nel 2022 è uno dei protagonisti della seconda stagione del game show "LOL - Chi ride è fuori", su Prime video.

https://biografieonline.it/biografia-corrado-guzzanti

giovedì 14 aprile 2022

Lo Sapevate Che: La prima esposizione universale del Novecento: Una finestra sul secolo appena trascorso attraverso una panoramica delle principali invenzioni tecnologiche e istanze artistiche.

 

Era il 14 Aprile del 1900 quando, a Parigi, veniva inaugurata la prima Esposizione Universale del Novecento: l‘Exposition de Paris, registrò ben 50 milioni di visitatori, seconda solo a quella di Osaka del 1970 e quella di Shangai del 2010.

 

14 Aprile 1900: la prima esposizione universale

Il 14 Aprile del 1900 venne inaugurata, a Parigi, la prima Esposizione Universale del Novecento, grazie a questo evento la capitale francese, si preparava a diventare una delle città più attraenti del mondo.

Il Novecento, fu un secolo ricco di grandi scoperte rivoluzionarie, dedicate soprattutto alle nuove tecnologie e alla scienza.

Proprio in quel contesto, troviamo l’elettricità e il cinematografo, messo a punto dai fratelli Lumière, il primo motore alimentato da olio di arachidi presentato da Rudolf Diesel e la innovativa Lohner-Porsche di Ferdinand Porsche, entrambi progetti che destarono non poco clamore e diventarono celebri a livello internazionale.

 

Molti monumenti parigini furono costruiti per l’esposizione, inclusi: la Gare de Lyon, la Gare d’Orsay (ora Museo d’Orsay), il Ponte Alessandro III, il Grand Palais, La Ruche e il Petit Palais, progettato dell’architetto Charles Girault e considerato oggi come uno dei monumenti storici più importanti di Parigi.

Inaugurata dal discorso di Alexandre Millerand, allora Ministro del Commercio francese, l’esposizione di estendeva sulle rive della Senna sino Champ de Mars ed al Trocadero per poi proseguire con gli altri 104 ettari del Bois de Vincenne, la sezione interamente dedicata alle automobili.

Tra questi, uno dei lavoratori preparatori più importanti fu quello della Metropolitain – metropolitana, tuttora nota come ligne 1 – la prima linea: dal 1897 al 1900, si scavarono le strade principali per costruire le gallerie che vennero poi ricoperte al fine di non intaccare la bellezza di Parigi.

Inoltre, un altro simbolo illustrissimo di questo evento fu la Torre Eiffel, uno dei simboli nazionalistici più conosciuti al mondo, costruita dall’ingegnere Alexandre Gustave Eiffel e inagurata il 31 marzo 1889.

 

Dal 14 Aprile al 10 Novembre 1900, quindi, Parigi si mostrò in tutta la sua bellezza e contemporaneità attraverso questa esposizione che registrò più di 50 milioni di visitatori.

https://www.occhionotizie.it/14-aprile-1900-prima-esposizione-universale-novecento/

martedì 19 ottobre 2021

Lo Sapevate Che: Riconosciuto l’inventore del computer elettronico: Una sentenza storica venne emessa, il 10 ottobre del 1973, dalla corte distrettuale di Minneapolis, nel processo che vide contrapposte due note società produttrici di computer

 

Divenne celebre in seguito ad una decisione presa al termine del processo Honeywell v. Sperry Rand nel 1973 riguardo ad un brevetto, che lo riconobbe inventore del primo computer digitale elettronico automatico. La sua macchina è chiamata Atanasoff–Berry Computer.

Figlio di un immigrato bulgaro, Atanasoff ricoprì i ruoli di professore e direttore di un centro governativo di ricerca durante la guerra, e poi di dirigente di ricerca. Negli anni settanta per le sue ricerche nel campo dei computer digitali condotte allo Iowa State College negli anni trenta e quaranta.

 

John Atanasoff nacque il 4 ottobre 1903 a Hamilton da un ingegnere elettrotecnico e da un'insegnante. Il padre, Ivan Atanasov, nacque nel 1876 nel villaggio di Bojadžik, vicino a Jambol. Nel 1889 emigrò negli USA con il fratello. La madre, Iva Lucena Purdy, era un'insegnante di matematica.

Atanasoff fu cresciuto dai suoi genitori a Brewster in Florida. All'età di nove anni imparò ad utilizzare il regolo calcolatore, seguito dallo studio dei logaritmi, e di conseguenza completò il corso di studi alla Mulberry High School in soli due anni. Nel 1925 ricevette il bachelor of science in ingegneria elettrotecnica dalla University of Florida, ottenuto col massimo dei voti.

Egli continuò la sua educazione allo Iowa State College e nel 1926 ottenne il master in matematica. Completò la sua educazione formale nel 1930 ottenendo un Ph.D. in fisica teorica alla University of Wisconsin–Madison con la tesi The Dielectric Constant of Helium (La costante dielettrica dell'elio). Dopo il completamento del dottorato, Atanasoff accettò di lavorare come assistente di matematica e fisica allo Iowa State College.

Sviluppo del computer

In parte a causa della fatica di utilizzare la calcolatrice meccanica Monroe, che era lo strumento migliore a sua disposizione mentre stava scrivendo la sua tesi di dottorato, Atanasoff incominciò a cercare metodi di calcolo più veloci. Allo Iowa State College, Atanasoff fece ricerche sull'uso dei calcolatori Monroe e delle tabulatrici IBM nei problemi scientifici. Nel 1936 inventò una calcolatrice analoga a queste per analizzare le superfici geometriche. L'accuratezza necessaria per i suoi calcoli lo spinse a considerare una soluzione digitale al problema, anziché proseguire con metodi meccanici.

Secondo Atanasoff, alcuni principi operativi dell'Atanasoff–Berry Computer (ABC) furono da lui concepiti in un lampo di intuizione durante l'inverno tra il 1937 e il 1938 dopo una passeggiata a Rock Island nell'Illinois. Con una sovvenzione di 650$ ottenuta nel settembre 1939 (l'equivalente di 8403$ nel 2010) e con l'assistenza di Clifford Berry, un suo studente laureato, il primo prototipo di ABC venne creato già nel novembre di quell'anno.

L'idea chiave utilizzata nell'ABC include l'uso del sistema binario e della logica Booleana per risolvere simultaneamente più di 29 equazioni lineari. L'ABC non possiede una CPU, ma è concepito come dispositivo elettronico che utilizza tubi sottovuoto per effettuare i calcoli digitali. Inoltre, usa memorie rigenerative separate su condensatori, che operano con un processo utilizzato ancora oggi nelle memorie DRAM.

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Vincent_Atanasoff

venerdì 15 ottobre 2021

Lo Sapevate Che: Esce al cinema “Il grande dittatore” di Chaplin: «Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini...

 

Il 15 ottobre 1940 esce nelle sale per la prima volta il film satirico statunitense Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, in Europa sarà censurato dai nazifascisti e uscirà in gran parte del continente solo dopo la guerra.

Il 12 novembre 1938, due giorni dopo la notte dei cristalli (pogrom organizzato dai nazisti in Germania contro gli ebrei su scala nazionale), Charlie Chaplin depositò la prima sceneggiatura del suo film presso la Library of Congress. Il titolo provvisorio era The Dictator e Chaplin vi stava lavorando già da due anni. Nella sceneggiatura erano presenti eventi realmente accaduti e oggetto di parodia come la visita di Mussolini in Germania e l‘annessione dell’Austria alla Germania.

Il 3 settembre 1939 furono distribuite le copie della sceneggiatura; nello stesso giorno l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania. La settimana successiva cominciarono in gran segreto le riprese del film.

 

Chaplin sapeva che la maggior parte dei mercati europei avrebbe rifiutato di distribuire la pellicola, come infatti avvenne. Malgrado ciò fece di The Great Dictator il suo film più costoso, grazie a un uso monumentale di comparse e per la ricchezza delle scene e dei costumi, oltre che per la qualità del sonoro, esponendosi al rischio di un fiasco commerciale da due milioni di dollari. L’attore-regista era inoltre consapevole che il suo personaggio più celebre, Charlot, sarebbe potuto di fatto “morire” una volta che avesse parlato, ma era fortemente motivato a non tacere in quel momento così cruciale della storia. Sebbene avesse cantato in un precedente film, questa fu in effetti la prima pellicola in cui Chaplin ebbe dialoghi parlati.

In Italia il Minculpop emanò la disposizione di “ignorare la pellicola propagandistica dell’ebreo Chaplin” (sfruttando la diceria – peraltro falsa – che Chaplin fosse ebreo) e anche la riedizione de Il grande dittatore fatta nel 1960 rimase a lungo sotto censura: vennero infatti tagliate le sequenze in cui appariva la moglie di Napaloni, chiaro riferimento alla vedova Mussolini, unica persona vivente fra quelle a cui il film alludeva.

Nel Regno Unito il film venne inizialmente censurato per timore di peggiorare i già difficili rapporti diplomatici con la Germania; tuttavia proprio lo stesso anno la situazione tra i due belligeranti precipitò irreparabilmente e così, affrancata dalla censura, la pellicola vide la sua prima proiezione a Londra già nel 1941.

Nonostante le difficoltà di distribuzione il film fu un grande successo, in effetti maggiore successo commerciale di Chaplin, riconosciuto da critica e pubblico il suo più bello e significativo. È ritenuto uno dei capolavori della storia del cinema.

La trama del film vede come protagonista un barbiere ebreo che durante la prima guerra mondiale come addetto al funzionamento della grande Berta, un enorme cannone, aveva salvato un ufficiale, Schultz, rimanendo ferito e perdendo la memoria. Dopo anni passati in ospedale, il barbiere torna a casa nel ghetto ebreo e si sorprende nello scoprire come le cose siano cambiate drasticamente. Le discriminazioni e i soprusi verso chi è ebreo sono all’ordine del giorno ma lui è l’unico a reagire mentre gli altri subiscono quasi passivamente ormai rassegnati. Lì conosce Hannah, giovane donna del ghetto, anche lei insofferente alle angherie e alle miserabili condizioni di vita alle quali Adenoid Hynkel, dittatore di Tomania, e i suoi scagnozzi la costringono da tempo. La rappresaglia dei militari agli sberleffi del barbiere e di Hannah prevederebbe l’impiccagione dell’uomo ad un lampione, se non intervenisse a scongiurarla il comandante Schultz, che riconosce nel barbiere il soldato che tanti anni prima gli aveva salvato la vita. Dopo varie vicende, il barbiere e il dittatore Hynkel, che si somigliano moltissimo nell’aspetto, vengono scambiati l’uno per l’altro e così il barbiere diviene dittatore, mentre Hynkel, scambiato per ebreo, finisce in un campo di concentramento. Nell’ultima scena il barbiere, che deve fare il suo primo discorso pubblico nelle vesti di Hynkel, si lancia in una denuncia dell’odio, della tirannia e del razzismo, appellandosi alla fratellanza e all’amore tra tutti gli esseri umani.

Qui il link alla scena finale del film, mentre qui il link a una scena altrettanto famosa, raffigurante il dittatore Hynkel che gioca col mappamondo accompagnato da una musica di Richard Wagner (compositore apprezzato da Hitler).

Immagine d’apertura: poster del film per la prima uscita nelle sale nel 1940

https://www.paesesera.toscana.it/esce-nelle-sale-il-grande-dittatore/

venerdì 27 agosto 2021

Lo Sapevate Che: Stevie Ray Vaughan: Una cometa della musica blues rock made in USA che, nella sua breve esistenza, ha lasciato una lunga scia in musicisti di valore come Eric Clapton e l'italiano Zucchero. Nato a Dallas, Stephen Ray Vaughan...

  

Un Jimi Hendrix bianco

In tempi di cantanti poco intonati, di canzoni solo ed esclusivamente ballabili e di rapper che degli strumenti musicali conoscono solamente le diavolerie elettroniche e i suoni campionati, il nome di Stevie Ray Vaughan è uno di quelli da appuntare all'interno della propria agenda delle cose preziose.

Guitar hero quant'altri mai (in compagnia di illustri colleghi, soprattutto neri, lui bianco del Texas, chiamato da alcuni il Jimi Hendrix bianco), Stevie nasce il 3 ottobre 1954 a Dallas (Texas, USA), dimostrando fin da subito un legame praticamente vitale con la musica e con la parte più spirituale e "antica" di essa: il blues.

Si avvicina alla chitarra grazie al fratello più grande, Jimmy, futuro chitarrista dei Fabulous Thunderbids, il quale non solo gli offre notevoli spunti artistici in quanto strumentista lui stesso ma lo introduce all'ascolto di tutte le leggende di quel genere musicale. Nei momenti di relax, ma non solo, fra le mura di casa Vaughan risuonano continuamente le note di maestri come Albert King, Otis Rush, Lonnie Mack, per la delizia delle sensibili orecchie di Ray, sempre pronto a rubare tutti i più piccoli particolari di quei mostri sacri.

Dopo le prime prove in duo con il fratello in qualche classico complessino locale, si trasferisce ad Austin nel 1972 con intenti seri, deciso a dimostrare quello che vale. Gira così come una trottola da un gruppo all'altro, eternamente insoddisfatto e sempre alla ricerca di quel "qualcosa in più" che fa la differenza e che solo il vero artista sa percepire.

Fra i "Nightcrawlers" e "Paul Ray & the Cobras" (con i quali nel 1974 registra "Texas Clover"), nel 1977 forma i "Triple Threat Revue" insieme alla cantante Lou Ann Burton, poi diventati "Double Trouble" (il nome viene preso dal titolo del mai dimenticato Otis Rush).

Nel 1979 la Burton decide di lasciare per intraprendere la carriera solista e dal quel momento i Double Trouble diventano un trio, con Stevie Ray Vaughan voce e chitarra solista, Chris Layton batteria e Tommy Shannon al basso.

Stevie trova finalmente il suo equilibrio ideale e i frutti di questo stato di grazia cominciano a farsi vedere.

Pochi sanno che il vero scopritore del chitarrista americano è nientemeno che Mick Jagger. Il carismatico leader dei Rolling Stones, entusiasta delle sue esecuzioni, lo segnala al produttore Jerry Wexler che lo porta subito al Festival Jazz di Montreux nel 1982. L'esibizione ha tale risonanza che David Bowie decide di ingaggiarlo per la registrazione del suo disco "Let's dance" e per il tour mondiale legato all'album; a metà tour Vaughan, poco soddisfatto dal genere di musica a cui, nel bene e nel male, Bowie lo costringe (e che non sente adatto a sé), decide di lasciare.

Grazie al produttore John Hammond Sr, nel 1983 incide finalmente il suo primo album "Texas Flood". Vaughan ha 28 anni ed è in piena maturità artistica: i suoi assoli sono travolgenti e cristallini, la padronanza dello strumento è di una qualità rara a vedersi. Anche la sua voce non sfigura affatto, rivelandosi adattissima per quel genere senza fronzoli che è il Blues.

L'anno dopo è la volta di "Couldn't stand the weather", il secondo album che, come spesso accade, genera molte attese. L'accoglienza è ottima e, anzi, supera ogni più rosea aspettativa: il disco entra in classifica nei primi trenta diventando disco d'oro. In questo album l'influenza dell'immenso Jimi Hendrix è determinante e la versione di "Voodoo Chile (Slight Return)" non è la solita imitazione Hendrixiana ma è un vero capolavoro.

Il passo successivo è costituito da "Soul To Soul" (1985), che vede l'inserimento nel gruppo del tastierista Reese Wynans considerato come il quarto Double Trouble. In questo periodo, all'apice della bravura e della fama, Stevie Ray Vaughan partecipa come "guest star" anche ad album di altri artisti come Johnny Copeland ("Texas Twister"), James Brown ("Gravity"), Marcia Ball ("Soulfull Dress") e con uno dei suoi idoli, Lonnie Mack (per "Strike Like Lightning").

L'esibizione di Montreux incisa sull'album "Blues Explosion" gli fa vincere un prestigioso "Grammy". Purtroppo un grave elemento di disturbo viene a inquinare la prolifica vita artistica del chitarrista: l'abuso di alcool e droghe, i vizi occulti che da tempo lo affliggono.

Durante una delle sue solite, intense esibizioni viene colto da collasso e ricoverato in ospedale. La paura è tanta e Stevie dovrà affrontare un lungo periodo di disintossicazione.

Il ritorno in studio nel 1989 coincide con l'uscita di "In step" con il quale, grazie anche al record di vendite che supera il milione di copie, vince il suo secondo Grammy.

Nel 1990 collabora nuovamente con il fratello al disco di Bob Dylan "Under the red sky"; in seguito incidono il deludente "Family style".

Il 27 agosto 1990, la tragedia: dopo aver partecipato ad un concerto con Eric Clapton, Robert Cray e Buddy Guy, sale su un elicottero che lo dovrebbe portare a Chicago ma subito dopo il decollo, causa la fitta nebbia che imperversa sulla zona, il velivolo si schianta contro una collina. Questa tragica fatalità pone fine alla breve vita di Stevie Ray Vaughan, quella vita che lui aveva così maltrattato con i suoi eccessi.

La morte prematura lo proietta nella leggenda, ma priva irrimediabilmente la musica di uno dei suoi interpreti più accesi e sensibili.

E' da ricordare il bellissimo brano strumentale "SRV" che Eric Johnson, un altro mostro delle sei corde, ha dedicato a questo artista dopo la sua scomparsa.

https://biografieonline.it/biografia-stevie-ray-vaughan