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venerdì 30 novembre 2018

Lo Sapevate Che: Addio uomini in barca Jerome va in fabbrica e c'è ben poco da ridere...


Con un milione e mezzo di copie vendute in pochi mesi nel 1889 solo nel Regno Unito, e in seguito altri milioni nel resto del mondo. Tre uomini in barca (per tacer del cane) fu il bestseller indiscusso dell’ultima parte del periodo vittoriano. Alla fama e alla ricchezza Jerome Klapka Jerome era arrivato dopo inutili tentativi di far carriera a teatro e nel giornalismo. Quell’apprezzatissimo resoconto umoristico di un bizzarro viaggio fluviale sul Tamigi è molto lontano da La storia di Anthony John, che Jerome pubblicò nel 1923, quattro anni prima della sua scomparsa, rimasto inedito in Italia e ora proposto a cura di Armando Rotondi (Edizioni della Sera, pp 226, euro 16,50). Messi da parte i temi che avevano fatto il suo successo, Jerome si dedica all’analisi delle dinamiche di classe, proponendo una sintesi della vita del protagonista e dei forti contrasti nell’Inghilterra della seconda rivoluzione industriale. Come nota Rotondi in un ampio saggio introduttivo, Jerome ci accompagna lungo il percorso di Anthony e si sofferma sui momenti salienti che caratterizzano la sua esistenza - il matrimonio con la figlia di un baronetto locale e la carriera fino a diventare un importante imprenditore - portando così la narrazione su due livelli, romanzo intimo e romanzo sociale. Anthony è un personaggio positivo, una di quelle persone che vivono con fiducia la religione, ma la sua è una fede basata sull’amore, lontana dai dogmi delle Chiese. Queste sono anzi viste con sospetto da Anthony che le considera quasi peccaminose. La Millsborough che fa da sfondo al libro assomiglia alla Coketown narrata da Charles Dikens in Tempi difficili, o alla Manchester lercia di cui si occupò Engels per dar conto della rapacità del capitalismo a beneficio dell’amico Marx. Anthony però, non è un predatore senza scrupoli. Al contrario, la fede che lo anima lo spinge a sostenere e promuovere possibili riforme, ad attenuare i contrasti. Con risultati non troppo eclatanti, visto che sono in pochi capitan d’industria disponibili a seguirlo. Anche se il suo pionieristico tentativo di mutare lo stato delle cose cambia Millsborough per sempre. Composto seguendo lo schema classico di romanzo di formazione che aveva caratterizzato la grande stagione della letteratura inglese nel corso dell’intero Ottocento, LA STORIA DI Anthony John è segnato in maniera profonda dalla religiosità dell’ultimo Jerome e si colloca tra i romanzi della rivoluzione industriale che, a partire da Dickens, permeano la cultura del Regno Unito durante l’intero periodo vittoriano. Gli elementi di socialismo senza dubbio presenti segnalano un inconsapevole legame con Edmondo De Amis, mettendo in luce sotterranee corrispondenze tra diverse sensibilità in un’Europa in una fase di profondi mutamenti che videro Jerome battersi sino alla fine per un’utopia destinata a restare un generoso sogno.
Roberto Bertinetti – Cultura – Venerdì di La Repubblica – 23 novembre 2018 -

Speciale: Il Pesce nel piatto!...


Trenette con Patate e sauté di Cozze
Per 4 persone

300 gr di trenette, 300 gr di patate a pasta gialla, 1 kg di cozze, ½ bicchiere di vino bianco, 2 spicchi d’aglio, 300 gr di pomodori maturi, un ciuffo di prezzemolo, peperoncino, olio, sale.

Raschiare bene le cozze in modo da eliminare tutte le incrostazioni e le barbine esterne, lavarle accuratamente sotto l’acqua corrente e poi metterle in un largo tegame con l’aglio sbucciato, il vino.
Farle aprire a fuoco vivace. Poi toglierle dal tegame e filtrare la loro acqua di cottura. Mettere il liquido colato di nuovo nel tegame, scaldare e aggiungere i pomodori lavati, pelati e tagliati a dadini. Se necessario regolare di sale e unire un po’ di prezzemolo. Continuare la cottura a fuoco vivace per 5 minuti, poi aggiungervi le cozze private di una valva e il prezzemolo tritato. Mescolare, spegnere il fuoco e mantenere al caldo.
Pelare le patate, tagliarle e ridurle a tocchettini. Farle cuocere con le trenette in abbondante acqua salata in ebollizione.
Scolare la pasta insieme alle patate, condirle subito con 4 cucchiai di olio e versarla nel tegame con le cozze. Servire il sauté caldo.


Seppie alle scorze di Agrumi
Per 4 persone

10 seppie lunghe 10 cm ciascuna, 5 arance non trattate da spremere, 1 limone non trattato giallo, 1 limone non trattato verde, 2 zucchine,1 baccello di vaniglia, 80 gr di zucchero a velo, olio, sale, pepe.

Lavate e pulite le seppie. Togliete cartilagini, occhi e beccucci.
Prelevare la scorza a striscioline col rigalimoni, senza la parte bianca dei limoni e di 2 arance. Tagliare le strisce a dadini e scottarli per pochi minuti in acqua bollente. Prelevare anche alle zucchine con il pelapatate la buccia e poi tagliarla a dadini (si potrà utilizzare il resto delle zucchine per friggere o per il minestrone).
Preparare il ripieno: in una padella con 1 cucchiaio di olio, far spadellare 2 seppie con 6 tentacoli. Scolare dal condimento e tagliare il tutto a dadini.
In un padellino con 1 cucchiaio d’olio caldo, far rinvenire per 1 minuto le scorze degli agrumi, delle zucchine e la dadolata del pesce. Salare a piacere.
Preparare la salsa spremere le arance e ridurre il succo in un pentolino assieme al baccello di vaniglia inciso con un coltellino per il lungo. Dovrà assumere una consistenza sciropposa.
Farcire le seppie intere usando un cucchiaino con la farcia prima preparata e chiudere l’apertura dei pesci con uno stuzzicadenti.
Spadellare le seppie in olio caldo in una padella per pochi minuti, cuocendole uniformemente dalle due parti. Servirle calde con la salsa di arance. Deliziose!


Capesante in conchiglia con Funghi
Per 4 persone

4 porcini (o altri funghi), 4 capesante con guscio, il succo di 1 limone, 2 cucchiai di salsa Worcester, un mazzetto di erba cipollina, 2 tuorli, sale e pepe, 2 cucchiai di olio, foglie di sedano per decorare il piatto.

In una terrina mettete i funghi mondati e tagliati a fettine sottilissime, il succo del limone e la salsa Worcester, unite l’erba cipollina tritata, i tuorli, un cucchiaio di olio, salate, pepate, poi mescolatela e unite le capesante, lasciando insaporire per dieci minuti.
Riempite con questo composto le conchiglie delle capesante e irrorate con l’olio rimasto. Passate in forno a 160° per 20 minuti. Decorate prima, di servire, con foglie di sedano.

Per pulire le capesante:

 Lavate e raschiate bene le conchiglie delle capesante e fatele aprire sul fuoco, in un tegame coperto. Apritele, staccate i molluschi, eliminando la membrana e le frange che le circondano e lavatele sotto l’acqua corrente.

giovedì 29 novembre 2018

Lo Sapevate Che: Che differenza c'è tra l'uomo e la donna?...


Riflettendo sulla vicenda della sorella di Stefano Cucchi e su quella del padre di Eluana Englaro mi domando che differenza c’è tra l’uomo e la donna? Mi sono convinto che la donna costruisce la sua identità soggettiva nella relazione con l’altro che non è un abitare dentro di lei, come ella può avere dentro di sé un bambino, e penso che, vedendo il corpo torturato di Stefano Cucchi, sua sorella abbia avuto la sensazione che fosse stata colpita una parte di sé, come se fosse stato martoriato un suo braccio o sfigurato il suo volto. Nella battaglia di Ilaria per ottenere giustizia non v’è traccia del sereno distacco mostrato dal padre di Eluana Englaro, che manifesta col suo amore “maschile” la condivisione della scelta di vita della figlia, perché, nel caso di Ilaria Cucchi, siamo in presenza di un sentimento di fratellanza, che è soprattutto condivisione di idee, comprensione umana e solidarietà. Non so se i maschi siano in grado, per natura o per cultura, di provare un sentimento simile a quello della sorellanza che va oltre la semplice empatia o il comune sentire.
Giuliano Faggiani  dataidea.turismo@libero.it

Non so se, per analogia al concetto di “fratellanza”. Sia necessario introdurre il termine “sorellanza”, per segnalare la presenza nelle donne di una dimensione sentimentale che, come lei dice: “va oltre la semplice empatia o il comune sentire”. Nonostante i tempi tendano a equiparare il maschile e il femminile e la moda tenda a uniformare i sessi, non solo negli abiti, ma anche nei comportamenti e nel linguaggio, io continuo a considerare essenziale la differenza tra uomini e donne, proprio a partire dalla considerazione che fa lei, e che sintetizzare in questi termini: la donna trova la sua identità nella relazione, l’uomo è un’identità che instaura relazioni. O, detto altrimenti: la donna è due, l’uomo è uno. Due non significa uno più uno, ma l’uno e l’altro, nel senso che, sia che generi sia che non generi, il corpo della donna è fatto per un altro, e di conseguenza anche la sua psiche è orientata all’alterità della forma, ad esempio, della cura. Sto parlando di una cura da intendersi non nell’eccezione maschile del “procurare” qualcosa a qualcuno (lo stipendio, la casa, la condizione sociale, ecc.). Ma nel senso di “prendersi cura” di qualcuno, della qual cosa non sempre gli uomini, tutti impegnati a celebrare se stessi, raccolti come sono nel chiuso della loro identità, si rendono conto. Anche dal punto di vista sessuale, mentre le donne, tendenzialmente e in linea di massima, si concedono all’interno di una relazione, gli uomini, invece, sono delle identità disposte a concedersi a qualsiasi relazione dovesse offrirsi. Per effetto di questa disposizione alla cura, connessa anche al fatto che a generare sono le donne, fin dall’origine dei tempi la donna è rimasta legata alla natura, più funzionaria della specie che donna. Gli uomini, liberi dal vincolo della natura, quindi dalla generazione e dalla cura, hanno preso a giocare prima con gli animali e la caccia poi tra di loro con la guerra. Hanno inventato miti per tenere coesa la comunità, e poi istituzioni negate alle donne, infine idee da cui hanno originato scienza e tecnica. Liberi dalla natura, gli uomini hanno inventato la cultura che ai loro occhi, ma anche a quelli delle donne, nobilitava l’opacità della materia. Così ad esempio, nelle Isole Trobriand, riferisce l’antropologo Bronislaw Malnowsky, le popolazioni della Melanesia ignoravano il contributo maschie nella generazione, però le donne, da lui interrogate, riferivano che tutti i figli assomigliavano al padre. Concetto questo che ritroviamo in Aristotele, secondo il quale la donna fornisce la materia e il maschio la forma, non dissimile dal racconto evangelico dove Maria concepisce il figlio, il quale dirà di sé: “Io e il Padre siamo la stessa cosa”. Subordinata al potere maschile da un lato perché la donna, essendo legata alla natura, non aveva accesso alla cultura, dall’altro perché era temuta dal mondo maschile in quanto depositaria di quel potere assoluto (prerogativa del re) che è il potere di vita e di morte, iscritto nella sua capacità di generare o abortire. Questo potere ha generato spesso e ancora genera nella dona un vissuto di onnipotenza che la persuade, nonostante le violenze che subisce, di poter trasformare (ri-generare) l’uomo con cui vive. Questa illusione che non tiene conto che l’umo non ha la stessa sensibilità della donna e tantomeno quel vissuto del “prendersi cura” che è tipico di lei, non di rado espon
e la donna a quell’evento tragico che oggi passa sotto il nome di femminicidio.
umbertogalimerti@repubblica.it – Donna di La Repubblica  - 24 novembre 2018 -

Speciale: Di tutto un pò!...


Orecchiette con Salsiccia e Broccoli
Per 4 persone

gr 350 di orecchiette, 3 etti di salsiccia fresca, 200 gr di broccoli, 1 spicchio d’aglio, pecorino grattugiato, peperoncino in polvere, olio, sale.

Pulire i broccoli riducendoli in cimette, pelare i gambi e tagliarli a fettine. Scottare la verdura in acqua bollente salata per 5 minuti. Scolarli.
In un tegame con 3 cucchiai d’olio fare dorare lo spicchio d’aglio, aggiungere la salsiccia spellata e schiacciata con una forchetta. Fare dorare, togliere l’aglio e aggiungere la verdura. Mescolare cuocere per qualche minuto e togliere dal fuoco.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione far cuocere le orecchiette al dente. Scolarle e versarle nel tegame col sugo, rimettere sul fuoco e mescolare velocemente facendo dorare qualche minuto.
Condire con 50 gr di pecorino grattugiato, mescolare e servire.


Rosti, Sformato di Patate, ricetta Svizzera
Per 4 persone

600 gr di patate, prezzemolo, burro, sale, pepe.

Fare bollire le patate con la buccia in abbondante acqua salata con un giorno di anticipo. Poi grattarle con la grattugia a fori grossi, sino ad ottenere delle strisce di circa 1 cm per 3 cm.
Fare rosolare tutte le strisce ottenute in una padella in 40 gr di burro caldo. Rigirarle più volte, salare q.b. e pepare. Quando saranno ben rosolate, compattarle sin a formare una torta.
Cuocere la torta in padella, senza altro condimento, fin che si formerà una crosta croccante. Guarnire in superficie col prezzemolo fresco tritato grossolanamente. Deliziosa!


Rondelle di Filoncini al Curry e Mousse di Patate e Porri
Per 6 persone

gr 500 di farina, 25 gr di lievito di birra, un cucchiaino di zucchero, 15 gr di curry in polvere, 500 gr di patate, 3 porri, 1 foglio di colla di pesce, 2 dl di panna, olio, sale, pepe. Un porro per guarnire.

Per il pane:
versate su un piano da lavoro 500 gr di farina, formate in centro un incavo e metteteci 25 gr di lievito di birra sciolto in 1 dl d’acqua tiepida, un cucchiaino di zucchero, 15 gr di curry, 2 cucchiaini di sale, poi versate ancora 2 dl d’acqua tiepida, impastando bene. Aggiungete 1 cucchiaio d’olio e lavorando la pasta con entrambi le mani, formate una palla, ungetela d’olio, trasferitela in una ciotola, anch’essa unta d’olio, facendo aderire sulla sua superficie un foglio di pellicola. Lasciatela lievitare per 20 minuti.
Lavorate brevemente la pasta, formate due pani a forma di filoncini, metteteli sulla placca del forno, foderata con carta da forno. Ungeteli di olio e copritele con pellicola, lasciandoli lievitare ancora per 30 minuti.
Eliminate la pellicola, fate dei taglietti trasversali sulla superficie e cuoceteli in forno, dove avrete messo una ciotolina piena d’acqua calda, da togliere dopo 15 minuti di cottura del pane, già caldo a 200° per 30 minuti. Sfornateli e lasciateli raffreddare.

Per la mousse:
bollite 500 gr di patate sbucciatele e tagliatele a tocchetti. Fate bollire anche 3 porri, scolateli e tenete da parte 4 cucchiai della loro cottura.
Passate entrambe le verdure al passaverdura.
Fate ammorbidire un foglio di colla di pesce in acqua fredda, sgocciolatelo e fatelo sciogliere nell’acqua di cottura dei porri a calore moderato. Incorporate il tutto al passato di verdura e unitevi 2 dl di panna montata, regolate di sale e pepe.
Mettete la mousse in una ciotola in frigorifero per almeno un’ora.
Servitela decorata con rondelle di porro e con i filoncini al curry, fatti a fette.


Piatto di Porri alla Greca
Per 4 persone

12 porri, 1 gambo di sedano, un ciuffo di prezzemolo, foglia di alloro, 1 limone, una presa di semi di finocchio, timo, olio, sale e pepe nero in grani.

Pulite i porri conservando solo la parte bianca, risciacquateli e lessateli per circa 10 minuti in acqua bollente salata. Quando saranno cotti, scolateli e disponeteli su un piatto da portata.
A parte mettete in una casseruola una tazza di acqua e 4 cucchiai di olio, aggiungete una presa di sale, il succo di un limone, 3 grani di pepe nero, il prezzemolo e il sedano tritati, i semi di finocchio, una foglia di alloro e qualche fogliolina di timo (o un pizzico di quello secco). Ponete la casseruola sul fuoco e fate bollire per pochi minuti.
Togliete la salsa dal fuoco e versatela sui porri, lasciate raffreddare e servite.

mercoledì 28 novembre 2018

Lo Sapevate Che: La gelida Carità dei ricchi olandesi...


Jacob Ochtervelt (che nacque a Rotterdam nel 1634 e morì ad Amsterdam nel 1682 non aveva nessuna intenzione di dipingere una critica sociale: tantomeno un quadro satirico, o peggio sarcastico. La carità era coltivata come una virtù religiosa e civile, nell’Olanda protestante del Seicento, ed è questa la virtù che ritrae, il nostro pittore. Due fierissimi genitori guardano il loro pupo, agghindato come un idolo borghese e scortato dalla fidata governante, mentre elargisce un soldino a un quasi coetaneo assai più sfortunato, che bussa alla porta di casa tendendogli un lacero cappello. Eppure, qualcosa nelle viscere del buon Jacob deve aver sentito una nota falsa, in questo edificantissimo aneddoto sociale e familiare. Perché il quadro che ha dipinto mette i brividi. Non è carità, questa: semmai beneficenza. Ricordo di aver letto da bambino una striscia della saggia e dolce Mafalda di Quino che diceva più o meno così: “la beneficenza è quella cosa per cui signore ricche ed elegantissime spendono molti soldi per organizzare un banchetto con ostriche e foie gras in cui raccogliere qualche soldo con cui comprare pane e acqua per i poveri” Ecco. La prospettiva dei pavimenti tirati a lucido conduce alla coppia dei genitori, i committenti del quadro. Non c’è un briciolo di calore umano nel loro sguardo, e il piccolo è delegato alla servitù. Il bambino ricco (che guarda in camera come un politico che va all’ospedale a trovare le vittime di una sciagura) è una bambola odiosa, ed è spaventoso il contrasto tra l’enorme medaglione d’oro che pende dalla catena che porta al collo e il minuscolo soldino d’argento che egli fa scivolare nel cappello di un ragazzino che non ha nemmeno il coraggio di guardare negli occhi. E poi c’è la madre povera, così vergognosa della sua povertà da stare un passo indietro: lei sì che sembra una Carità, con quel fantolino alle poppe, e altri tre da tenere al mondo. L’interno della casa dei ricchi è dominato da una luce fredda, che nemmeno i grandi quadri di paesaggio riescono a temperare: i poveri, invece, sono avvolti da una luce calda, accogliente, gioiosa. E una cosa è chiara. Questi ricchi pietrificati nei loro costumi e nel loro rigido perbenismo non stanno aiutando i poveri. È proprio il contrario: da quella porta aperta è entrata la salvezza, la luce, il calore. È entrata la loro unica occasione di diventare umani. Quella porta è la famosa cruna di un ago: chissà se quel bambino ricco avrà la forza di attraversarla.
Tomaso Montanari  - Cultura – Il Venerdì di La Repubblica – 23 novembre 2018 -

Speciale: Piatti Unici!...


Minestrone alla Milanese
Per 6 persone

300 gr di riso, 60 gr di fagioli secchi, 600 gr di patate, 120 gr di carote, 120 gr di zucchine, 120 gr di sedano, 120 gr di fagiolini verdi, 120 gr di porri, 250 gr di pomodori pelati, 130 gr di erbette, 120 gr di verza, 60 gr di cipolla, 20 gr di prezzemolo, 60 gr di parmigiano grattugiato, 2 foglie di alloro, 30 gr di burro, olio, sale.

Ammollare i fagioli in acqua tiepida e sale per 1 notte, scolarli e sciacquarli, farli cuocere in acqua fredda non salata per 45 minuti.
Mettere in una capiente pentola il burro e 4 cucchiai d’olio e fare soffriggere a fiamma vivace il prezzemolo e la cipolla tritati finemente e le foglie di alloro. Appena la cipolla imbiondisce, unire le patate intere senza buccia (che poi andranno schiacciate a fine cottura), il sedano, le carote e le zucchine, tagliate a dadini, i fagiolini mondati e i porri puliti. Fare rosolare per qualche minuto, poi aggiungere i fagioli cotti e i pomodori tritati grossolanamente. Coprire le verdure con abbondante acqua bollente e salare. Fare arrivare al punto di ebollizione tenendo il fuoco vivace, poi abbassare la fiamma e mettere il coperchio alla pentola.
Continuare la cottura a fuoco lento per 2 ore. Dopo circa 1 ora e mezza di cottura, aggiungere la verza e le erbette tagliate a listerelle. Dieci minuti prima di servire, unire il riso facendolo cuocere al dente. Spolverizzare di parmigiano e servire.  


Fondine di Pane Carasau al forno
Per 6 persone

4 fogli di pane Carasau, 4 uova fresche, ½ lt di brodo di carne, 250 gr di passata di pomodoro, 1 cipolla, un ciuffetto di basilico, 100 gr di pecorino grattugiato, olio, sale e pepe.

Preparare la salsa di pomodoro con la cipolla tagliata finemente, soffritta in 4 cucchiai d’olio per pochi minuti. Aggiungere la salsa di pomodoro e far cuocere per 5 minuti, salare e pepare.
Scaldare il brodo di carne e metterlo in un contenitore basso e largo.
Preparare in 4 fondine da forno questo composto: rompere a grossi pezzi il pane Carasau, bagnarlo nel brodo velocemente e foderare il fondo delle fondine. Coprire il pane con qualche cucchiaio di sugo, una grattata di pepe, qualche foglia di basilico spezzettata, una spolverata abbondante di pecorino. Rifare nuovamente due strati di tutto. Rompere le uova una su ciascuna ciotola, facendo in modo che l’uovo rimanga compatto nel centro della fondina. Mettere le fondine in forno preriscaldato a 200° fino a quando le uova si saranno rapprese a vostro piacimento. Servire subito.


Pirofila con Timballo di Polenta
Per 4 persone

500 gr di farina gialla, lt. 1,750 di acqua, 1 cucchiaio di sale grosso, 800 gr. di zucchine, 100 gr. di burro, 3 uova, 3 cucchiai d’olio, 6 cucchiai di parmigiano grattugiato, 1 spicchio d’aglio, gr.150 di prosciutto cotto in una sola fetta, gr.180 di fontina, un cucchiaio di basilico tritato, un cucchiaio di prezzemolo tritato,1/2 bicchiere di panna, sale pepe.

Preparate una polenta normale che lascerete raffreddare in un contenitore con la stessa forma della pirofila che userete per il timballo. Quando sarà fredda dividetela in tre dischi di uguale spessore.

Fate rosolare in 30 gr di burro e 2 cucchiai d’olio, le zucchine tagliate a listerelle, con un pizzico di sale, pepe macinato al momento, prezzemolo, basilico e ½ bicchiere d’acqua.
Sbattete le uova, aggiungete sale, pepe, parmigiano grattugiato e panna. Mescolate bene. Versate il composto sulle zucchine ormai cotte, lasciandolo rapprendere a fuoco basso. Aggiungete il prosciutto cotto a dadini e la fontina a fette.
Imburrate una pirofila alta e mettete il primo disco di polenta e ricoprite con metà del pasticcio di zucchine. Appoggiatevi sopra il secondo strato di polenta e ricoprite con le rimanenti zucchine. Ricoprite con l’ultimo disco di polenta, che condirete con il rimanente burro, fatto liquefare ed il parmigiano grattugiato. Passate in forno a 200° per 30 minuti. Delizioso piatto unico!

martedì 27 novembre 2018

Lo Sapevate Che: Addio a Bernardo Bertolucci, grande protagonista della coltura...


E’ scomparso a 77 anni  uno dei più grandi registi, sceneggiatori e produttori cinematografici italiani. Suoi film come "Il conformista", "Ultimo tango a Parigi", "Il tè nel deserto", "Novecento", "L’ultimo imperatore" che gli valse nove oscar.

ROMA -  "Oggi ci ha lasciati uno dei registi italiani più amati e conosciuti a livello mondiale: con la scomparsa di BernardoBertolucci, il cinema italiano perde uno dei suoi più grandi maestri”. Così il ministro dei Beni culturali  Alberto Bonisoli scrive su Facebook, aggiungendo: "Memorabile l'Oscar per la regia del kolossal 'L'ultimo Imperatore', film da nove oscar. Grazie ai suoi capolavori ha segnato la storia del cinema, non solo italiano. Sono vicino alla famiglia Bertolucci in questo doloroso giorno per la cultura italiana". 

Il grande maestro, nato a Parma il 16 marzo 1941 in una famiglia di intellettuali (figlio del poeta Attilio Bertolucci e cugino del produttore cinematografico Giovanni Bertolucci) si è spento oggi all’età di 77 anni. Regista, scenografo, documentarista, produttore, autore e poeta è stato indubbiamente uno dei più grandi protagonisti della cultura, non solo italiana ma anche internazionale, che attraverso le sue opere ha saputo emozionare, commuovere e anche scandalizzare. 

Bertolucci ci lascia in eredità i suoi capolavori cinematografici, tanti di origine letteraria, basti pensare a “La commare secca”, su soggetto e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, “Il conformista”tratto dal romanzo di Alberto Moravia fino a “Io e te”, ispirato all'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti.

E poi ci sono quei capolavori immortali come ’’Novecento", del 1976 che vanta un cast stellare, Robert De Niro, Gérard Depardieu, Donald Sutherland, Sterling Hayden, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli, Alida Valli, Laura Betti, Romolo Valli, Francesca Bertini;  ’’L’ultimo tango a Parigi", con Marlon Brando e Maria Schneider,  con cui ottenne la notorietà a livello mondiale;  “Il tè nel deserto’’  “L’ultimo imperatore’’, che incassò ben nove Oscar, due dei quali direttamente destinati proprio a Bertolucci, uno per la miglior regia e l'altro, insieme a Mark Peploe, per la migliore sceneggiatura non originale. 

Tante le parole di cordoglio per questo maestro che ha dato lustro alla nostra cultura. 

"Un giorno triste per la cultura, se n'è andato Bernardo Bertolucci uno dei grandissimi maestri del cinema italiano, un gigante del Novecento". Dichiara l'ex ministro della Cultura Dario Franceschini. L'esponente del Pd ricorda poi di avere avuto modo di incontrarlo nel corso del suo incarico di governo quando, “con la generosità e il grande impegno civile che lo hanno contraddistinto per tutta la vita, ha voluto dare il proprio contributo per portare in porto la nuova legge cinema. Le sue opere - conclude Franceschini - hanno emozionato e fatto discutere intere generazioni e reso grande nel mondo il cinema italiano".

"Ho amato il cinema di Bernardo Bertolucci, come intere generazioni. Oggi diciamo addio a un grande maestro, un immenso protagonista italiano. Ci lascia un'opera grandiosa. Ciao Bernardo". Scrive su Twitter il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. 

In un comunicato la Biennale di Venezia esprime così il suo cordoglio: "Il Presidente Paolo Baratta e la Biennale di Venezia tutta piangono la scomparsa di Bernardo Bertolucci, presente in numerose occasioni alla Mostra del Cinema fin dal suo film d'esordio 'La commare secca' (1962), poi Presidente di Giuria nel 1983 e nel 2013, e Leone d'oro alla carriera nel 2007. Sarà ricordato tra i più grandi del cinema italiano e mondiale"
artemagazine 

Speciale: Deliziosi piatti con proteina!...


Caciocavallo sfizioso in padella
Per 4 persone

200 gr di caciocavallo, 1 cucchiaio di zucchero, 2 cucchiai di olio, 3 cucchiai di aceto bianco, 60 gr di uvetta sultanina, 2 pomodorini secchi, 20 gr di capperi sotto sale, 20 gr di pinoli, origano, finocchietto fresco.

Fare scaldare una padella e mettervi l’olio, l’aceto, lo zucchero, l’uvetta rinvenuta, i pomodorini secchi a fettine, i capperi dissalati, i pinoli tostati, l’origano e il finocchietto. Mescolare, fare insaporire qualche minuto, quindi unire il caciocavallo tagliato in quarti e lasciarlo cuocere a fuoco vivo finché risulterà dorato da ambo i lati. Servire la preparazione calda senza aggiungere il sale.


Torta ai Formaggi e Mandorle
Per 4 persone

200 gr di gorgonzola cremosa, 200 gr di robiola fresca, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, 3 cucchiai di pangrattato, 2 uova, 2 dl di panna, 50 gr di mandorle tritate, burro, sale.

Ungete con il burro una pirofila rotonda da forno di circa 25 cm di diametro.
Mescolate parmigiano e pangrattato e con metà di questo composto spolverizzate la pirofila in fondo e alle pareti.
Eliminate la crosta del gorgonzola e tagliatelo a pezzettini con la robiola. Mettete nel mixer i formaggi e la panna. Frullate sino ad ottenere un composto cremoso. Unite le uova uno per volta, frullando dopo ogni aggiunta. Controllatene il sapore ed aggiustate se occorre di sale. Versate la crema nella pirofila e spolverizzate con il composto di pangrattato e parmigiano rimasto.
Mettete la pirofila in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti. Lasciate raffreddare, cospargete con le mandorle tritate e servite. Deliziosa!


Petto di Pollo in bianco con Riso basmati
Per 4 persone

700 gr di petto di pollo tagliato a cubetti, 300 gr di cipolle bianche, 1 cucchiaio di semi di coriandolo, una presa di peperoncino, 1 cucchiaio di aceto, 200 gr di yogurt intero, olio, sale e pepe. Riso basmati per accompagnare.

Affettate sottilmente le cipolle e fatele appassire lentamente in una padella con 3 cucchiai d’olio.
Aggiungete un cucchiaio di semi di coriandolo tritati e una presa di peperoncino piccante. Unite il pollo a dadini, spruzzate con l’aceto, mescolate, fate dorare a fuoco vivo per 3 minuti, salate, pepate e aggiungete ½ bicchiere di acqua calda, lo yogurt. Cuocete per 10 minuti a fuoco dolce, mescolando spesso.
Servite accompagnando con riso basmati cotto a vapore.


Scaloppine di maiale con marmellata di cipolle
Per 4 persone

8 scaloppine di maiale, 2 cipolle, 1 bicchiere di aceto bianco, 4 cucchiai di aceto balsamico, 1 cucchiaio di zucchero, farina, burro, olio, sale e pepe.

Affettate le cipolle sottilmente.
In una piccola casseruola, scaldate 20 gr di burro e appassite le cipolle per circa 10 minuti, a fuoco moderato. Quando iniziano a dorare, versate l’aceto bianco, l’aceto balsamico e lo zucchero. Condite con sale e poco pepe e fate cuocere a fuoco bassissimo per un’ora circa, coperto. Alla fine, le cipolle devono essere fondenti.
Nel frattempo battete le fettine di carne per allargarle e infarinatele.
Friggetele nell’olio fino a quando saranno dorate sui 2 lati, scolatele su carta assorbente da cucina.
Lasciate raffreddare il tutto e sistemate le fette in un contenitore, coprendo ogni strato con la marmellata di cipolle.
Fate riposare per almeno un giorno prima di servire. Queste scaloppine, tenute in frigorifero ben protette, si conservano bene per 2 o 3 giorni.

lunedì 26 novembre 2018

Lo Sapevate Che: Metterci ai fornelli ci distingue dagli animali...


Il Cibo È L’Energia rinnovabile della storia. E al tempo stesso il motore della cultura. I grandi tornanti dell’evoluzione umana sono tutti legati al cibo, dall’invenzione del fuoco a quella degli Ogm. A ben pensarci la civiltà stessa è una sorta di cucina. Perché ci strappa alla nostra naturalità nuda e cruda, e ci trasforma rendendoci “coltivati”. Non a caso le parole coltura e cultura hanno lo stesso significato. E gli uomini cominciano a distinguersi dagli altri animali quando smettono di nutrirsi e si mettono ai fornelli. Come dire che homo sapiens e homo edem sono la stessa persona. È per questo che in questo tempo di migrazioni, di contrapposizioni e di integrazioni, conoscere la cultura alimentare propria e degli altri diventa uno strumento educativo potente, che riduce le distanze, le diffidenze e le differenze. Rende meno temibili le diversità e più accoglienti le identità. In questo senso, il nostro futuro dipende dall’uso che faremo del cibo. Non solo per sopravvivere, ma soprattutto per vivere bene, a lungo e in salute. Oltre che in pace con gli altri e con l’ambiente. E per vincere la scommessa, c’è bisogno di riscrivere la nostra scala dei valori alimentari. O una nuova cultura e una nuova scala di valori, fondata sulla sostenibilità e sulla convivialità. Non è un caso che in spagnolo mangiare si dica comer, dal latino cum eere, mangiare insieme. E che dalla parola di edere derivi il nostro termine educazione. Come dire che mangiare ed educare coincidono fin dalle sorgenti della nostra civiltà. Ecco perché la promozione della cultura del cibo è una delle grandi sfide della politica, della formazione e dell’informazione. Per dare risposte corrette e lungimiranti a quella volontà di sapere diventata ormai il pensiero dominante del nostro tempo. Che dell’alimentazione ha fatto una passione e un’ossessione. Oscillante tra Cibo-mania e cibo-fobia, etica e dietetica. Ma anche la materia prima di una nuova idea dello sviluppo e della sicurezza, dell’ecologia e dell’economia, dell’equità e della felicità, della salute e del piacere. I grandi temi del presente, come la qualità della vita, la longevità, la difesa dell’ambiente e del vivente, la salvaguardia della biodiversità, la bioetica animale, la tutela delle filiere corte, la valorizzazione delle identità e delle comunità passano soprattutto attraverso le scelte e le sensibilità alimentari. In questo senso la dieta mediterranea. che l’UNESCO ha iscritto nella lista del patrimonio intangibile nel 2010 – è l’immagine stessa del mangiare di domani. Buono, democratico, stagionale, conviviale e solidale. Dietro ogni cibo, dietro ogni sapore, c’è una storia sociale e personale che viene da molto lontano. Dall’abilità degli artigiani, dalla sapienza contadina, dalla creatività delle donne, costrette a fare di necessità virtù, trasformando la scarsità in bontà. Quel che rende straordinari i patrimoni materiali e immateriali dell’alimentazione è proprio l’antico intreccio di cultura e misura di cui essi sono espressione. Dove la misura indica una sorta di equilibrio aureo che regola le relazioni sociali e ambientali. Un algoritmo “equo”. Come indica la parola italiana “cibo” che deriva proprio dal greco Kebos, che era lo strumento per calcolare la quantità giusta di alimenti. Quel senso della misura che è stato dimenticato negli anni della bulimia consumistica. Quando l’idea dello sviluppo infinito ha prodotto corpi a sua immagine e somiglianza. Obesi da un lato e sottopeso dall’altro. Entrambi malnutriti, o per eccesso o per difetto. Perché ancora oggi l’umanità resta divisa in due. Tra chi ha più fame che cibo e chi ha più cibo che fame. Tra chi cerca di mangiare e chi cerca di non mangiare.
Marino Niola – Opinioni – Donna di La Repubblica 24 novembre 2018 -

Speciale: Di tutto un pò!...


Minestra con Fagioli e Bucatini spezzati

Per 4 persone

500 gr di fagioli secchi misti, 2 spicchi di aglio, 1 pomodoro maturo pelato e schiacciato, 1 costa di sedano, 2 rametti di rosmarino, 120 gr di bucatini spezzati, olio evo, sale e pepe. Peperoncino secco tritato (a piacere).

Lasciare i fagioli, prima sciacquati sotto l’acqua, in ammollo in acqua leggermente salata per una notte.
In una pentola fare rosolare 1 spicchio d’aglio schiacciato con 4 cucchiai d’olio e il sedano tritato. Unire i fagioli ben scolati e ancora sciacquati e il rosmarino. Coprire con acqua tiepida, salare e fare bollire per un’ora, a recipiente coperto.
Nel mentre fare imbiondire l’altro spicchio d’aglio in 2 cucchiai d’olio, unire il pomodoro schiacciato, regolare di sale e fare cuocere per 5 minuti. Poco prima della fine della cottura dei fagioli, versarvi il sugo preparato col pomodoro. Mescolare bene.
Nel mentre avrete cotto in una casseruola con acqua bollente salata in ebollizione, i bucatini spezzati, al dente. Scolateli bene e uniteli nella casseruola coi fagioli. Condire con un filo d’olio, pepe e a piacere peperoncino rosso in polvere. Una delizia!



Torta di Riso, Mozzarella e Pomodoro
Per 4 persone

400 gr di riso Roma, 70 gr di parmigiano grattugiato, 1 cipolla, 400 gr di polpa di pomodoro, 2 pomodori maturi, un mazzetto di basilico, timo secco, origano secco, una mozzarella di bufala, peperoncino in polvere, olio, sale.

Tritate la cipolla e fatela appassire in un tegame con 2 cucchiai d’olio. Unite la polpa di pomodoro, salate e insaporite con un pizzico di peperoncino e di origano. Cuocete per 10 minuti.
Lessate il riso in acqua bollente salata, scolatelo al dente e conditelo con il parmigiano grattugiato, il sugo di pomodoro, il timo e il basilico tritato.
Foderate uno stampo con carta da forno leggermente unta d’olio. Versateci dentro la metà del riso e ricopritelo con metà della mozzarella tagliata a fettine sottili. Coprite con il riso rimasto. Decorate con i pomodori freschi a spicchietti, la mozzarella rimasta tagliata a dadini e qualche foglia di basilico.
Mettete in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti, quindi togliete dal forno, adagiatelo su un piatto da portata e servite.

Crocchette con Cavolo Verza e Riso
Per 4 persone

200 gr di riso Originario, 1 bustina di zafferano, 8 foglie di verza, 2 uova, pangrattato, olio, sale. Lattuga per accompagnare, zucchero, aceto, olio, sale.

Scottare le foglie di verza per qualche minuto in acqua bollente salata.
Scolarle, stenderle su un canovaccio e farle raffreddare.
Preparare un risotto allo zafferano nella maniera tradizionale, quindi dividere il risotto nelle foglie e formare degli involtini a palla.
Impanarli, passandoli prima nelle uova sbattute e poi nel pangrattato. Friggerle in abbondante olio in ebollizione e scolarle su carta assorbente da cucina.
Servire le crocchette con la lattuga, lavata, asciugata, spezzettata, saltata in padella, con 2 cucchiai d’olio, 1 cucchiaio di zucchero, 1 cucchiaio di aceto e un pizzico di sale.

Macedonia con Frutta secca, ricetta della Turchia
Per 4 persone

125 gr di albicocche secche, 200 gr di uvetta sultanina, 150 gr di fichi secchi, 1 cucchiaio di acqua di rose, tè nero, sciroppo di zucchero. Per guarnire: pinoli tostati, pistacchi non salati, gherigli di noce.

Preparare due litri circa di tè nero e mettere separatamente in ammollo, finché è caldo, le albicocche, l’uva sultanina e i fichi, finché diventeranno morbidi.
Scolarli quindi dall’infuso e sistemarli in un piatto di portata, bagnandoli con lo sciroppo di zucchero (metà acqua e metà zucchero), aromatizzato all’acqua di rose.   Prima di servire decorare con i pinoli e i gherigli di noce.

domenica 25 novembre 2018

Lo Sapevate Che: ACCADDE IL 25 NOVEMBRE …


ECCO PERCHÉ IL 25 NOVEMBRE È LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE


25/11/2017  È stata l’assemblea dell’Onu nel 1999 a scegliere questa data in ricordo del sacrificio delle sorelle Mirabal, attiviste del “Movimento 14 giugno”, un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo


La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’assemblea dell’Onu ha scelto il 25 novembre come data della ricorrenza e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.


PERCHÉ È STATA SCELTA QUESTA DATA?


L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.


CHI ERANO LE SORELLE MIRABAL?
  

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal, assieme ai loro mariti, erano delle attiviste del “Movimento 14 giugno”, un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. Nate tra il 1924 e il 1935, hanno trovato la morte nello stesso giorno: il 25 novembre. Le tre sorelle, a causa della loro militanza, nel gennaio del 1960 furono arrestate e incarcerate. La loro detenzione, però, durò pochi mesi. Cosa diversa per i loro mariti, che continuarono a rimanere nella prigione Puerta Plata. Il 25 novembre del ’60, Patria, Minerva e María Teresa, mentre stavano andando in auto a far visita ai loro compagni in carcere in compagnia di un autista, furono fermate dalla polizia, condotte in una piantagione di canna da zucchero e uccise a bastonate. Poi, una volta uccise, i militari di Trujillo rimisero i loro corpi in macchina e tentarono di simulare un incidente. All’opinione pubblica, però, fu subito chiaro che le sorelle Mirabal erano state assassinate. In molti cominciarono a ribellarsi. E di lì a poco il regime finì con la morte del dittatore Trujillo.


QUAL È IL COLORE SIMBOLO DELLA GIORNATA?

In tutto il mondo il 25 novembre è celebrato con l’arancione, tanto che si parla anche di Orange Day. Un Women, l’Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere, lo ha scelto come simbolo di un futuro in cui le donne si saranno liberate della violenza degli uomini. In Italia, però, dove la Giornata si celebra solo dal 2005, spesso all’arancione è preferito il rosso.


PERCHÉ SI UTILIZZANO LE SCARPE ROSSE?
  
Soprattutto in Italia, il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono le scarpe rosse, lasciate abbandonate su tante piazze del nostro Paese per sensibilizzare l'opinione pubblica. Lanciato dall'artista messicana Elina Chauvet attraverso una sua installazione, nominata appunto Zapatos Rojas, è diventato presto uno dei modi più popolari per denunciare i femminicidi. Un'installazione che ha fatto il giro del mondo, toccando alcune delle principali città europee e italiane.
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