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lunedì 5 dicembre 2022

Lo Sapevate Che: Pietro Germi: Al di qua e al di là della cinepresa ha lasciato, dal neorealismo alla commedia, pagine memorabili nella storia del cinema italiano, meritandosi i più alti riconoscimenti in Europa e ad Hollywood.


“Io credo che in Sicilia siano un pochino esasperati quelli che sono i caratteri degli italiani in generale. Io oserei dire che la Sicilia è Italia due volte, insomma, e tutti gli italiani sono siciliani e i siciliani lo sono di più, semplicemente. La Sicilia, non so, mi attrae per molte ragioni, forse perché è una terra veramente tragica e anche comica, ma soprattutto tragica.” Pietro Germi

 

Dove nasce la commedia

Il regista italiano Pietro Germi nasce a Genova il 14 settembre 1914.

Inizia la sua carriera di attore a 25 anni comparendo nel film "Retroscena" (1939), in cui lavora anche come co-sceneggiatore.

Due anni dopo recita nel film "Gli ultimi filibustieri" (1941), poi in "Montecassino nel cerchio di fuoco" (1946). Intanto approfondisce le sue competenze studiando a Roma presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove segue i corsi di regia di Alessandro Blasetti.

Il suo esordio alla regia avviene nel 1945 con "Il testimone". Poi arrivano "Gioventù perduta" (1947) e "In nome della legge" (1949, con Massimo Girotti); questo'ultimo è uno dei primi film italiani sulla mafia e consacra Germi come autore e regista.

Dopo il "Il cammino della speranza" (1950), film che gli vale anche riconoscimenti internazionali, e dopo "La città si difende" (1951), la carriera di Pietro Germi subisce un arresto. Almeno dal punto di vista della critica specializzata. Il pubblico continua a simpatizzare con il regista che manterrà sempre con chi lo segue un rapporto privilegiato.

Gira "La presidentessa" (1952) e nello stesso anno "Il brigante di Tacca del lupo" (interpretato da Amedeo Nazzari). Seguono "Gelosia" (tratto dal romanzo di Luigi Capuana), "Il marchese di Roccaverdina", che dieci anni prima era stato portato sul grande schermo da Ferdinando Maria Poggioli; nel (1953) Germi lavora ad uno degli episodi del film "Amori di mezzo secolo".

Dipo quasi due anni di inattività torna nel 1955 con "Il ferroviere", una delle sue opere più intense nonchè riuscite, tanto che verrà considerato uno dei suoi capolavori.

Suoi lavori successivi sono "L'uomo di paglia" (1958) e "Un maledetto imbroglio" (1959), altro capolavoro di Germi tratto dal romanzo "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda: di fatto si tratta di uno dei primi esempi di poliziesco italiano, apprezzato - tra gli altri - da Pier Paolo Pasolini.

Nel 1961 Germi spiazza pubblico e critica dando alla sua carriera una svolta imprevedibile: comincia a girare commedie pungenti, satiriche e grottesche.

In questo ambito il suo più importante e ricordato lavoro è "Divorzio all'italiana" (1961, con un indimenticabile Marcello Mastroianni insieme all'adolescente Stefania Sandrelli); il film è incentrato sul delitto d'onore ed è scritto con Ennio De Concini e Alfredo Giannetti. Riceve due nomination all'Oscar: una per la miglior regia, un'altra a Mastroianni come miglior attore, e riceve una statuetta per il miglior soggetto e sceneggiatura originale, oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti. Il titolo del film ha ispirato poi il nome proprio di quel tipo di commedia che è stata prodotta in Italia nel periodo appena successivo, nota appunto come "commedia all'italiana".

Con "Sedotta e abbandonata" (1964) Germi torna per l'ultima volta a girare in Sicilia, regione a cui il regista ligure si è legato in modo particolare.

Il 1965 è l'anno di "Signore e signori" (con Virna Lisi e Gastone Moschin), satira sull'ipocrisia borghese di una cittadina del Veneto, girato a Treviso. "Signore e signori" vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes (ex aequo con "Un uomo e una donna", di Claude Lelouch).

Germi Dirige poi la coppia Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli in "L'immorale" (1967), discreta pellicola ispirata - almeno così sembra - alla vicende personali di Vittorio De Sica.

Nel 1968 ottiene uno strepitoso successo di pubblico con "Serafino", interpretato dallo straordinario Adriano Celentano. Nel 1970 è la volta di "Le castagne sono buone", con Gianni Morandi: per molti questo sarebbe il punto più basso della carriera del regista.

Il suo ultimo film è "Alfredo Alfredo" (1972, con Dustin Hoffman e Stefania Sandrelli). Inizia a lavorare allo straordinario progetto "Amici miei", che deve però abbandonare perché sofferente di cirrosi epatica. Cederà la regia di "Amici miei" all'amico Mario Monicelli.

Pietro Germi muore a Roma il 5 dicembre 1974. Il film "Amici miei" uscirà nelle sale l'anno seguente 1975 e sarà a lui dedicato.

Filmografia di Pietro Germi

  • Alfredo Alfredo (1972)
  • Le castagne sono buone (1970)
  • Serafino (1968)
  • L'immorale (1966)
  • Signore e signori (1965)
  • Sedotta e abbandonata (1963)
  • Divorzio all'italiana (1961)
  • Un maledetto imbroglio (1959)
  • L'uomo di paglia (1957)
  • Il ferroviere (1955)
  • Gelosia (1953)
  • Amori di mezzo secolo (III episodio: Guerra 1915-1918) (1953)
  • La presidentessa (1952)
  • Il brigante di Tacca del Lupo (1952)
  • La città si difende (1951)
  • Il cammino della speranza (1950)
  • In nome della legge (1948)
  • Gioventù perduta (1947)
  • Il testimone (1945)

https://biografieonline.it/biografia-pietro-germi

 

sabato 3 dicembre 2022

Lo Sapevate Che: Joseph Conrad: Tra i grandi maestri del romanzo europeo dell’Ottocento, vita e creazione letteraria ebbero in lui un comune denominatore: l’avventura! Nato a Berdyčiv (all’epoca in Polonia, oggi in territorio ucraino) e morto nel 1924 a Bishopsbourne, in Inghilterra, si avviò giovanissimo a una vita di mare, viaggiando in Estremo Oriente, Sudamerica e Africa e raccogliendo preziose esperienze umane e culturali tradotte in racconti e romanzi avvincenti.


“Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi.” Joseph Conrad

 

L'inconscio fa capolino

I romanzi di Joseph Conrad, considerato uno degli autori principali a cavallo tra '800 e '900, sono storie di mare e di avventura: storie di uomini che vivono sulle onde, trascinati e trascinatori di navi che affrontano la straordinaria solitudine delle acque, infide, infinite, divoratrici di mondi, preda continua dei rischi. E in effetti prima che un romanziere, Conrad fu veramente un uomo di mare: orfano di madre e con il padre incarcerato per questioni politiche (la famiglia era originaria di una parte della Polonia annessa alla Russia), crebbe nel sogno di solcare i mari in libertà e lontano dalla terra che gli aveva procurato, fin dall'infanzia, tanto dolore.

Joseph Conrad, pseudonimo di Teodor Jòzef Konrad Korzeniowski, pur essendo nato in Polonia (a Berdicev il giorno 3 dicembre 1857), è di fatto considerato uno scrittore inglese. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà terriera della Polonia, a quel tempo sotto il dominio russo. Il padre, patriota e uomo di lettere, muore nel 1867 , dopo molti anni di esilio politico (la madre era già morta nel 1865). Affidato alla tutela di uno zio, il giovane Conrad compie gli studi secondari a Cracovia.

A soli diciassette anni, spinto da un'irresistibile vocazione per la vita di mare, parte per Marsiglia, dove s'imbarca come semplice marinaio. Navigare significa per lui conoscere soprattutto il mondo marinaresco che si identificava anche in traffici, contrabbando, uomini che si imbarcavano per sfuggire a chissà quale colpa. Significava insomma incontrare mondi che stavano, non solo geograficamente, agli antipodi dell'Europa civile. Dopo lunga esperienza serve nella marina mercantile francese e, dal 1878, in quella britannica, dove raggiunge il grado di capitano di lungo corso. Nel 1886 diventa cittadino inglese.

Per vent'anni viaggia per quasi tutti i mari, ma soprattutto nell'arcipelago malese. L'attenzione ottenuta dal suo primo romanzo "La follia di Almayer", e l'incoraggiamento di alcuni scrittori (Galsworthy, Wells, Ford Madox Ford, Edward Gamett) lo inducono, lasciata la marina e stabilitosi in Inghilterra, a dedicarsi interamente all'attività letteraria.

Caso più unico che raro, Conrad diviene un maestro della letteratura scrivendo in una lingua non sua, appresa quando era già un uomo fatto. Il suo tema fondamentale è la solitudine dell'individuo, in balìa dei ciechi colpi del caso di cui il mare è spesso eletto a simbolo. L'eroe solitario di Joseph Conrad è quasi sempre un fuggiasco o un reietto, segnato dalla sventura o dal rimorso, stretto parente dell'angelo caduto caro ai romantici, che conquista la sua identità affrontando con stoicismo le prove che il destino gli ha riservato.

Tra i suoi tanti capolavori, ricordiamo "Un reietto delle isole" (1894), "Il negro del Narciso" (1896), "Gioventù" (1898), "Cuore di tenebra" (una forte denuncia del colonialismo e un romanzo che, forse pochi lo sanno, ha costituito il canovaccio per il film di Francis Ford Coppola "Apocalipse Now"), "Tifone" e "Lord Jim" (1900).

In questi lavori Conrad sonda gli stadi evolutivi dell'inconscio che a tratti sembrano anticipare la tecnica dello "stream of consciousness" che poi Virginia Woolf e James Joyce trasformeranno in genere letterario.

Dopo altre diverse pubblicazioni, ottiene un buon successo con "La linea d'ombra" (1917), altro capolavoro assoluto, divenuto l'emblema della difficoltà di crescere e di ciò che questo passaggio comporta.

Irripetibile scrittore, sondatore come pochi dell'animo umano, Joseph Conrad muore per attacco cardiaco il 3 agosto 1924, a Bishopsboume Kent (Inghilterra).

https://biografieonline.it/biografia-joseph-conrad