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mercoledì 23 maggio 2018

Lo Sapevate Che: Il Territorio inesplorato dell'amicizia tra maschi...


Ricordo Un Lento avvicinarsi, seguito da un cauto annusarsi e da un guardingo tastarsi. Ricordo l’improvvisa e felice epifania del riconoscersi. E poi ricordo lo scegliersi, l’una per l’altra, in un rapporto intimo, esclusivo come la passione. Ricordo il concedersi, il confidarsi, il promettersi. Poteva durare giorni o mesi, Rare volte persino un anno. Era un equilibrio labile, insidiato dalla gelosia, dai tradimenti, dalla delusione ma anche illuminato dalla scoperta di corrispondenze e di affinità. Me la ricordo così l’amicizia tra ragazzine: un affare serissimo dai contorni melodrammatici, dichiarazioni assolute, legami esterni e tetragoni benché solo nelle intenzioni. Con l’età inevitabilmente quei vincoli si fanno più laschi, talvolta mantenendo un groviglio di territorialità e protervia, talvolta invece sfilacciandosi a favore di altri nodi-partner, figli, lavoro-più urgenti. Quella relazione necessaria e complessa che è l’amicizia femminile resta dentro come un languore, un sogno bambino che non abbiamo mai smesso di coltivare. E loro, i maschi, come diventano amici? Quali forme hanno o loro legami? Di che pasta è fatta la loro complicità? Ho avuto da sempre l’impressione che loro siano diversi, più rilassati e lineati, refrattari all’estetica tragica in cui tentiamo a crogiolarci noialtre, fluidi e disinvolti nella capacità di inclusione, estranei a rancori o gelosie, meno esigenti forse ma anche più fedeli nella loro candida infedeltà. Lo vedevo tra i miei amici al tempo in cui le amicizie erano un lavoro a tempo pieno, me lo confermano i miei figli nella profonda leggerezza dei loro legami, nel cameratismo disinvolto ma leale, in quella solidarietà lasca eppure inossidabile, nella generosa porosità delle loro superfici ruvide. “Vuoi molto bene a Matteo, vero?”, domando a mio figlio minore, rientrato a casa da uno sfrenato pomeriggio d giochi con il suo migliore amico, scelto all’età di due anni e mai lasciato. “No”. Risponde. “L’affetto per un amico non è qualcosa di cui vergognarsi, sai?”. “Perché dobbiamo parlare di queste cose?”. Lui, come molti suoi simili, bada alla sostanza. Non indugia, non racconta, non si ferma a riflettere. Vive l’intensità delle passioni per osmosi, allergico al filtro delle parole. Forse per questo, quando sulla mia strada ho incontrato la simmetria dei desideri di Eshkol Nevo, ne sono rimasta folgorata. Perché è un libro capace di raccontare magistralmente il non detto, di incontrarsi con sapienza nel territorio poco esplorato dell’amicizia virile. Perché solo quattro amici maschi possono scandire il tempo delle loro vite con i Mondiali di calcio e restare fedeli a se stessi e alla loro amicizia grazie alla visione comune delle partite. Perché solo quattro amici maschi come i trentenni protagonisti della storia possono decidere di scrivere quattro desideri su un biglietto ai Mondiali del 1998 e riuscire a tacerli per quattro anni, fino all’appuntamento planetario successivo. Solo quattro maschi riescono a gestire insieme e da soli la misura del proprio fallimento e dei propri successi, nascosta tra le pieghe di un foglio di carta scribacchiato. Sullo sfondo ci sono le loro vite, i loro progetti, i loro amori, i loro sogni e le loro lacrime, il loro paese – Israele – logorato dai conflitti che ha fatto della repressione e della rimozione uno stile di vita, come talvolta succede agli uomini. La simmetria dei desideri mi ha insegnato la potenza e la complessività cristallina dell’amicizia tra i maschi, regalandomi uno squarcio luminoso sulla reticenza dei miei figli e sull’ispido splendore dei loro legami.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 5 maggio 2018 -

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