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mercoledì 18 marzo 2015

Lo Sapevate Che: Se Renzi fa l'asso pigliatutto....



Regola Ferrea della politica: i rapporti di forza. La conosce bene e la applica ancor meglio Matteo Renzi. E la subiscono con nervosa rassegnazione dissidenti interni al partito, alleati di governo e nazareni di complemento. (..). Da Roma allora siamo andati in Spagna, con il nostro Alessandro Gilioli. Per capire invece che cosa c’è dietro Podemos, il partito nato appena un anno fa, dato in inarrestabile crescita dai sondaggisti. (..), alla ricerca di nuove identità e nuovi  volti di sinistra: il madrileno Pablo Iglesias come il vincitore ateniese Alexis Tsipras. Con una sorpresa: gli spagnoli di  Podemos studiano Antonio Gramsci e inseguono quell’egemonia culturale teorizzata dal fondatore del Partito comunista  italiano. Bisogna ribaltare l’egemonia culturale teorizzata dal fondatore del Partito comunista italiano. Bisogna ribaltare l’egemonia, è una delle loro frasi preferite. Bravi come sono a comunicare con gli elettori spagnoli attraverso nuovi e vecchi media. Una Prassi – comunicare la politica – nella quale eccelle il nostro Renzi. I rapporti di forza in questa fase sono tutti a suo favore. Dall’elezione del nuovo inquilino del Quirinale alle riforme istituzionali del Quirinale alle riforme istituzionali, passando per il Jobs Act con l’articolo 18 ridotto  a pezzettini, il premier-segretario procede con una determinazione e un’energia che spaventano gli oppositori (..) ed esaltano i soccorritori del leader vincente, (..), l’inelegante baratto proposto dal senatore ex grillino Lorenzo Battista). (..) . Il Voto di Martedì 10 Marzo a Montecitorio ha rappresentato un passaggio importante per il governo. Al netto del solito psicodramma dentro il Pd, del voltafaccia di Berlusconi riabilitato, che pure è coautore della riforma, e del plateale abbandono dell’aula da parte dei deputati 5 stelle. L’iter parlamentare, come si sa, non è concluso: Le modifiche della Costituzione – e che modifica, in questo caso- richiedono doppia  lettura, per evitare colèi di mano di chi detiene al momento la maggioranza parlamentare. Ma il messaggio è chiaro: è in atto quel cambiamento che nessuno ha avuto il coraggio di osare. Un Paese più semplice e più giusto – annuncia un tweet renziano – sembra a portata di mano. Eccolo in Azione il populismo riformista del premier. Quella miscela frizzante di speranza e interventi che ha depotenziato il populismo incattivito di Grillo e spinge Salvini  sempre più verso il rinnovato fascismo europeo. L’eterogenesi dei fini: per esorcizzare il fantasma che si aggira in tutta Europa – che di nazione in nazione prende forme anti-istituzionali e antagoniste – il nostro premier deve dar corpo a una leadership popolare e populista capace di procurargli consenso ampio, mantenere un segno di sinistra e sfondare nell’elettorato orfano di Berlusconi. Progetto complesso quanto preciso, ben delineato (..). Il partito di Renzi – pur tra le inevitabili – contraddizioni, in special modo quando da Roma ci si trasferisce nei territori: la Campania ne è il concentrato – punta alla sua egemonia culturale. Per ora non si intravede spazio politico per altri competitori. Men che mai a sinistra, (..), nonostante la Boldrini, Landini e i pezzi di apparato dei fatui partitini di quell’area. Piaccia o meno, qui non Podemos. O no?
Luigi Vicinanza – Editoriale www.lespresso.it - @vicinanzal -  L’Espresso – 19 marzo 2015 -

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