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lunedì 2 marzo 2015

Lo Sapevate Che: Ho il mal di quirinal....



Di un ipnotico pomeriggio invernale passato nell’infanzia ad ascoltare le interminabili votazioni che avrebbero portato Giovanni Leone al Quirinale riaffiora solamente la voce di Sandro Pertini, allora presidente della Camera e quindi incaricato di leggere le schede scrutinate. Fra i tanti Leone, Leone, Leone, capitò anche un Leoncavallo: e Pertini, fulmineo: “Qui c’è qualcuno che vuol fare i Pagliacci”. Una quota di folklore ha sempre accompagnato la solennità della cerimonia apicale della democrazia italiana: l’elezione del capo dello Stato. Del resto, come ha fatto notare Filippo Ceccarelli, a Roma il Quirinale e la Suburra, il Potere anche sacrale e il bassofondo più sordido, sono contigui. Indubbiamente, però, l’ultima occasione è stata quella in cui gli aspetti camascialeschi sono stati più abbondanti. La copertura mediale pressoché totale ha previsto, oltre alle usuali dirette televisive, un contorno di live twitting tambureggianti da parte non solo di giornalisti, commentatori, autori satirici e comuni twittatori, più o meno arguti, ma anche di grandi elettori e protagonisti. Così si sono amplificati quei comuni episodi di goliardia parlamentare, come per esempio il singolo voto vagante assegnato nell’ultimo scrutinio a Lino Banfi. Un sabba semiserio in cui ha fatto spicco il caso di Giancarlo Magalli. Conduttore televisivo di collaudatissima popolarità, si è trovato inopinatamente candidato da un sondaggio aperto a tutti e ha colto al balzo l’opportunità datagli dalla situazione, e dal situazionismo. Indetto un flash mob ha rilasciato dichiarazioni, espresso la sua preferenza per un certo candidato e ha anche concluso con garbo che l’esito a lui favorevole del sondaggio non solo lo lusingava ma andava considerato significativo: era pur sempre la dimostrazione della lontananza della politica dalla gente comune e anche dal web (che, si è scoperto, Magalli frequenta). Dalla politica-spettacolo allo spettacolo-politica, passando per la Rete: le traiettorie italiane del Banale sono molto creative.
Stefano Bertezzaghi – Come dire – L’Espresso – 26 febbraio 2015 -

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