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domenica 29 marzo 2015

Lo Sapevate Che: L'asticella del rischio sempre più alta nei reality show in crisi...



L’incidente d’elicottero che in Argentina ha cancellato la vita di tre campioni dello sport francese, Florence Arthaud, Camille Muffat, Alexis Vastine e di sette altre persone, ha riaperto in Europa  la discussione sui reality show. Un genere televisivo nato negli anni Ottanta per celebrare l’epopea dell’individualismo assoluto, mettendo in scena la favola dell’ascesa sociale a colpi di quarti d’ora di celebrità. Al principio i concorrenti erano tutti rigorosamente sconosciuti. Nelle prime edizioni del Grande Fratello il miracolo si compiva puntualmente ogni anno, a volte premiando anche il merito. Ricordo che il giornale mi mandò a intervistare il trionfatore morale, se non il vincitore della prima edizione, Pietro Taricone. Armato delle peggiori intenzioni di un giornalista – fare un po’ d’ironia a buon mercato sull’eroe del momento – mi trovai di fronte a un ragazzo molto diverso dall’immagine di nerboruto playboy riflessa dallo schermo: un ragazzo gentile e intelligente, assai simpatico, consapevole dei rischi di una notorietà troppo facile. Taricone si mise a studiare recitazione e divenne anche un bravo attore, prima di morire, a 35 anni, schiantandosi col paracadute. Con il tempo le favole anni Ottanta sono evaporate e i produttori di reality hanno cominciato a usare vecchie celebrità in cerca di una seconda possibilità, attori, cantanti, campioni sportivi, ingaggiati su set piuttosto avventurosi, per mimare una lotta per la sopravvivenza utile a vendere negli intervalli saponi alla papaya,fuori-strada e barrette dietetiche. Questi show sono in crisi d’ascolto un po’ ovunque. Perfino in Italia, il Paese più teledipendente della Terra, l’unico governato per un ventennio da un impresario tv e dove ancora oggi la scena pubblica è quasi totalmente occupata da un ex concorrente della Ruota della fortuna (Matteo Renzi), un ex concorrente del Pranzo è servito (Matteo Salvini) e un ex comico da Festival di Sanremo (Beppe Grillo). Se la promessa della celebrità per tutti è svanita con la crisi, anche il gioco del ritorno in scena di vecchie glorie ha cominciato ad apparire logoro. Così si alza l’asticella del rischio. Accade in fondo anche con i più innocui talk show, che ospitano ormai soltanto risapute macchinette della rissa, aizzate dai domatori a superare ogni sera i propri (ampi) limiti d’indecenza verbale. Nei reality l’avventura diventa più vera, estrema e pericolosa. E alla fine arriva la tragedia autentica. Filmata su You Tube, dove tutti possono vederla. Fra quindici secondi. Dopo la pubblicità del sapone alla papaya.
Curzio Maltese – Il Venerdì di Repubblica – 20 marzo 2015 -

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