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sabato 7 marzo 2015

Lo Sapevate che: Ma per chi parla la Madia?...



Se dal governo Berlusconi non potevamo attenderci alcun dibattito costruttivo in tema di diritti civili, per le contraddizioni stesse che regnavano all’interno della colazione di centrodestra, la mia impressione è che l’attuale governo stia percorrendo una strada analoga. Spero di sbagliare, spero si tratti di superficialità, ma è un anno ormai che continuiamo a ripetere la necessità di portare avanti riforme a costo zero, sulle quali le uniche uscite pubbliche che questo governo ha fatto sono quasi peggio delle bottiglie d’acqua che Giuliano Ferrara portò a Eluana Englaro, peggio delle becere affermazioni di Berlusconi sulle capacità riproduttive di una donna che viveva in stato neurovegetativo da quasi venti anni. Daria Bignardi a “Le invasioni barbariche” ha intervistato Marianna Madia, ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione nel Governo Renzi. L’intervista è iniziata con una professione d’amore del ministro al suo Ministero: amministrazione pubblica significa servizi per tutti, amministrazione pubblica vita quotidiana, significa amare la vita di tutti i cittadini italiani. (..) Naturalmente è semplice dire a una donna che dovrebbe “fare la madre e non il ministro (non capisco perché non lo si dica anche agli uomini), ma a quanto pare è difficilissimo richiamare un ministro che, da ministro, fa di convinzioni personalissime il proprio modus, operandi. Il ministro Madia ha perso il padre a 20 anni per una malattia fulminante  e Daria Bignardi le chiede se questa esperienza, proprio perché dolorosa, l’abbia fatta riflettere sul diritto dell’eutanasia. Il ministro dà una risposta che sul piano privato è ovviamente rispettabile ma sul piano politico inaccettabile. Dice che il confine tra vita e morte è complicato da definire e che quando si è discusso di fine vita e di una eventuale legge – con riferimento esplicito alle terribili giornate che precedettero e seguirono la morte di Eluana Englaro – lei apprezzò chi affermava che fosse meglio non fare leggi e lasciare una “zona grigia, affidare alla comunità del malato il discernimento di quel passaggio così misterioso, che solo chi ama e ti sta curando può scegliere per il tuo bene e senza che ci si debba permettere di giudicare quella scelta”. Ma se non c’è una legge, ribatte Daria Bignardi, come è possibile per i famigliari operare una scelta? La “zona  grigia” di cui parla il ministro vuol dire anche e soprattutto questo: uomini e donne che, nonostante le loro volontà quando potevano esprimerle fossero diverse, vivono attaccati per anni a macchine. (..). Aggiungo poi che la comunità curante fa la scelta migliore per sé, spesso non rispettando affatto le volontà del malato. Ministro, la considero persona intelligente ed empatica, ecco perché le dico che il confine tra vita e morte non è complicato da definire, basterebbe riconoscere a ogni persona il diritto di deciderlo per sé. Cosa c’è di rigido in questo? Non è vero che la “zona grigia” lascia libertà alla persona, al contrario permette al legislatore di intervenire dove vuole o di girarsi dall’altra parte; è un meccanismo perverso e ricattatorio. E’ un meccanismo inaccettabile. (..). Di fatto questo governo sui diritti è immobile e conservatore, fermo per paura di perder voti futuri e spaventato che qualsiasi posizione netta possa generare malumori. La conseguenza di tutto questo è che in Italia puoi fare solo ciò che puoi comprare.
Roberto Saviano – L’antitaliano – L’Espresso – 5 marzo 2015

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