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venerdì 14 dicembre 2018

Lo Sapevate Che: I Pendolari imprigionati dal sogno di più spazio...


Giorno dopo giorno, imprigionati in nastri di asfalto e metallo, almeno 120 milioni di americani si sottopongono alla tortura quotidiana del commuting, del pendolarismo in auto casa lavoro. Tutte le promesse del telelavoro, del mestiere o della professione, svolti da casa attraverso i computer, non si stanno realizzando e i minuti consumati per andare e tornare aumentano ogni anno. La media nazionale è di un’ora al giorno, ma tempi di due ore sono comuni. Lo spettacolo involontario offerto dell’umanità che nelle ore di punta si addensa nei corridoi autostradali più affollati, attorno a New York, a Los Angeles, a San Francisco, a Boston, è insieme spaventoso e affascinante. Nell’illusione della solitudine dentro la propria automobile, i guidatori si abbandonano a follie giustificate dalla necessità di utilizzare quei minuti e quelle ore sprecate, come utilizzare telefonini e tablet per mandare e ricevere email o cacciarsi le dita nel naso credendo di non essere visti. Oggi che sempre più donne affrontano il commuting, la scenetta della signora che si trucca usando lo specchietto retrovisore o della mamma che tenta di consolare il neonato imballato nella custodia è frequente quanto il vaso di caffè sorseggiato dalla partenza all’arrivo. I più coscienziosi utilizzano il tempo per ascoltare libri, gli audiobook che stanno aumentando le vendite in proporzione diretta all’allungarsi del pendolarismo. I più incoscienti guardano serie televisive scaricate in rete nei tablet poggiati sul volante, traditi dalla luminescenza azzurrina che gli illumina il viso nel buio. Nell’attesa ancora lunghissima del telelavoro o della teletrasmissione di oggetti, i tempi del trasferimento quotidiano sono inesorabilmente destinati ad allungarsi, spinti dai costi delle abitazioni. Il prezzo medio di un alloggio nelle due città più costose i, New York e San Francisco, ha superato il milione e mezzo di dollari, e chi forma una famiglia viene spinto sempre più lontano, alla ricerca di un impossibile rapporto fra costo e spazio. Per cercare la classica casetta unifamiliare con pezzetto di giardino, le coppie si allontanavano dai luoghi di lavoro, che restano concentrati nelle città. Nei sobborghi, ormai chiamati exurbia per la loro lontananza, famiglie organizzano frenetici circoli di genitori, o spesso nonni, incaricati di portare e andare a prendere a turno i bambini dalle scuole o dai campi sportivi. Migliaia di piccoli cuori spezzati attendono invano che papà o mamma si presentino alla loro partita di pallone o di basket come avevano promesso di fare, senza sapere che sono incastrati nel traffico a pochi chilometri dall’arrivo. Le conseguenze di queste ore e giorni – si arriva nel 5 per cento dei commuter a consumare un mese l’anno in auto – sono ben conosciute. Patologie fisiche come obesità e problemi alla spina dorsale, problemi psicologici, come depressione, crisi matrimoniali, squilibri mentali nei bambini, oltre al rischio di ferite o morti implicite nel traffico automobilistico. 10mila, dei 46mila americani che muoiono sulla strada, muoiono durante il commuting, soprattutto nelle ore serali e al venerdì, quando la terra promessa del fine settimana è più vicina. C’è tutto l’ironico paradosso alla ricerca disperata di più spazio che costringe a vivere ore rinchiusi dentro scatoline di lamiera per raggiungerlo.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 8 dicembre 2018 -

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