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sabato 22 dicembre 2018

Lo Sapevate Che: Che rapporto c'è tra mistica ed erotica...


Stava Recitando La poesia Love di George Herbert, dapprima come una semplice poesia, che poi senza accorgersene era diventata una preghiera, quando, scrive Simone Weil in una lettera inviata nel 1942 a Padre Perrin e a Joe Bousquet: “Fu durante una di queste recite che Cristo stesso è sceso e mi ha presa. Nei miei ragionamenti sull’insolubilità del problema di Dio non avevo previsto questa possibilità, di un contatto reale, da persona a persona, quaggiù, tra un essere umano w Dio. Avevo vagamente sentito parlare di cose simili, ma non ci avevo mai creduto”. Di tenore simile anche la seconda lettera, in cui Simone accentua maggiormente la sua estraneità culturale a manifestazioni ed esperienze del genere. Eppure ne parla come di “una presenza più personale, più certa, più reale di quella di un essere umano, inaccessibile ai sensi e all’immaginazione, analoga all’amore che traspare attraverso il più tenero sorriso di un essere amato” Un Cristo che non mostra le sue piaghe sanguinolente, non invita a bere la bevanda del suo costato, non offre corone di spine. È un Cristo che comunica amore, che riempie d’intensa segreta gioia. Di questo Cristo fa esperienza Simone Weil, e non ne fa parola con nessuno, se non qualche anno più tardi, in una lettera indirizzata a persone che sa non grideranno al miracolo. Un Cristo credibile. Quasi quasi persino per un ateo. Renato Pierri renpierri@gmail.com
Non È Eccezionale il Cristo che si fa presente a Simone Weil. Eccezionale è l’Amore che, quando raggiunge la sua vertigine nella sessualità come nella mistica (che della sessualità e la sublimazione). Consente di trascendere i confini dell’Io e accedere a quell’entusiasmo dove a parlare è un Di (en theos) che ci abita e ci conduce in quell’altra parte di noi stessi, che alcuni chiamano “inconscio”, altri “follia”, altri ancora “trascendenza”. Non Leggiamo i mistici in modo ascetico o edificante, la mortificazione del corpo che essi talvolta predicavano nn è mortificazione delle passioni che anelano all’intima unione con Dio, con metafore che grondano di sudori, di spasmi, di carne e di sangue. I mistici guardano oltre i recinti della ragione e i confini dell’Io, in vista di una perdita di sé nel tutt’altro che ci abita. Non più autore delle sue parole, ma portavoce di altri messaggi, il mistico si trova ospitato da un linguaggio non suo, dove la produzione di senso è affidato all’enigma dove si annuncia l’insolito. Per questo Socrate, a proposito delle cose d’amore parla di “possessione (Katakoké)”, la stessa espressione che usano i mistici quando parlano del loro rapporto con Dio. Qu sentiamo una strana assonanza con quanto Platone dice dei rapporti amorosi: “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dell’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’anima di ciascuna vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio” (Simposio). Ancora una volta naufragio del linguaggio abituale, per l’insorgenza di un altro linguaggio, dove a parlare è l’Amore che nell’altro (umano o divino che sia) invita all’oltrepassamento di sé. Sessualità e mistica devono l’una all’altra la densità del loro essere. Nella dislocazione del proprio Io, entrambe annunciano l’insolito, così come la relazione tra Amore e Mondo celeste è nota sia ai mistici sia agli amanti, al punto che Socrate può dire che: “Chi ha conoscenza sicura di questo è un uomo demonico (daimonios). Invece chi sa cse d’altro genere non è che un uomo comune ( banausos)”. Se “sesso” come vuole la sua etimologia viene da “nesso”. Ed Eros, come ci ricorda Paltone, è “connessione tra l’umano e l divino”. Il rapporto che Eros instaura non è tra uomini, come vuole la concezione comune della sessualità, ma tra la parte razionale dell’uomo e la sua parte folle o divina. Lo spettacolo che la sessualità così si dischiude serve a rilanciare un senso: non solo vicenda di corpi, ma ricerca di quell’ulteriorità di senso che non la ragione, ma la passione amorosa sa dischiudere. Così parlano gli amanti quando sono all’altezza di quell’evento che è Amore. E al pari di loro i mistici, perché posseduti da una passione che non si accontenta dell’amore umano, e perciò si muove sulle tracce del divino, dove a parlare però non è Dio, ma l’Amore per dio. Non si può infatti superare l’”idea” di Dio per toccare la “realtà” di Dio, a cui ogni mistico aspira, se prima non si conviene, come scriveva quel mistico che era il teologo Gianni Baget Bozzo, che: “Do è amore e l’Amore è dio”.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 15 dicembre 2018

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