Quei Miliardi
Regalati Alle Mafie
Diversi decenni di politiche proibizioniste nei confronti
della produzione, del commercio e del consumo di droghe hanno prodotto un
vincitore assoluto: il narcotraffico. Miliardi di dollari (e di euro) sono finiti
nelle tasche dei trafficanti di tutto il mondo, mettendo a loro disposizione
somme ingenti di denaro contante, che sono state reinvestite in molteplici
attività economiche. Un pozzo di San Patrizio, creato da stupide leggi. E c’è
un perdente altrettanto chiaro. Gli Stati di tutto il mondo che hanno
investito, senza successo, altre ingenti somme nelle politiche repressive. Una
buona parte delle forze di polizia sono obbligate, a fronte di delitti ben più
gravi e socialmente pericolosi. Ad impiegare uomini, tempo e strutture in una
vana opera repressiva. Negli Usa, fino a ieri gli ispiratori della repressione
su scala mondiale, si calcola che almeno cento milioni di americani abbiano
fatto uso di marijuana. Compresi gli ultimi tre presidenti! Eppure alle loro e
nostre spalle vi è la storia del proibizionismo e dell’inutile lotta ingaggiata
all’epoca dalla polizia americana, conclusasi, questa sì, con la sconfitta dei
trafficanti: grazie all’abolizione del proibizionismo stesso.
Sembra difficile negare che alcol (e tabacco) producano danni
fisici e dipendenze ben più gravi di molte droghe. Ma gli Stati hanno
giustamente preferito venire a patti con queste tipologie di “droghe”,
lasciando all’individuo e al suo libero arbitrio la decisione di come farne uso
e utilizzando i consumatori come fertili vacche da mungere fiscalmente. Ma a
forza di registrare fallimenti e arricchire le narcomafie qualche brusca
inversione di tendenza comincia a farsi largo.
Almeno per quanto riguarda le sostanze percepite come meno impattanti.
Le cosiddette droghe leggere, marijuana in primo luogo, consumata in maniera
causale da milioni di persone anche in Italia. In Europa circa tre milioni di
persone la consumerebbero giornalmente (European Drug Report).
Negli Usa, per esempio, Maine, Vermont, Montana Colorado,
California, Nevada, Washington, Oregon, New Jersey, Rhode, Island, Michigan,
New Mexico, Alaska e Hawaii ne consentono
l’uso medico, compresa la cura dell’insonnia.
Idem in Canada.
In alcuni di questi Stati il consumo è permesso anche a scopo
ricreativo ed un’altra decina di Stati sta per passare legislazioni simili. Il
volume d’affari della marijuana “legale” è valutato in circa 1,5 miliardi di
dollari, in crescita fino a 6 miliardi, dopo che altri popolosi Stati si sono
aggiunti. Tutti soldi sottratti alle mafie. Alcuni centri di ricerca hanno
stimato che il risparmio complessivo per gli Usa potrebbe aggirarsi intorno ai
13 miliardi di dollari, fra spese risparmiate dalle operazioni di repressione e
ricavi fiscali. Senza contare, ancora una volta, la quota di business sottratta
alla criminalità. Né trattasi di politiche solo americane. L’Uruguay ha passato
una legislazione molto liberale ed addirittura ha fissato il prezzo di 1 grammo
di cannabis a 2,5 dollari con lo scopo di battere il mercato illegale. La
Colombia si appresta a fare lo stesso ed il presidente del Messico riconosce il
completo fallimento delle vecchie politiche e chiede un’alternativa “market
oriented”. Tutto il Sudamerica guarda nella stessa direzione, dopo essere stato
per anni spinto proprio dagli Usa verso politiche ultra-repressive, che hanno
fatto decine di migliaia di morti e consegnato interi paesi alla criminalità.
La polizia inglese ha
deciso, con l’appoggio del governo, di “lasciar perdere” di fronte al possesso
di piccole quantità.
E l’Italia? L’Italia aveva fino a pochi anni fa una
legislazione un po’ più tollerante.
Ma la necessità di fare la faccia feroce ha partorito la
Fini-Giovanardi e fatto sì che su 64 mila detenuti totali ben 25 mila siano
dentro per queste tipologie di reati.
In compenso qualsiasi comico televisivo domanda ai suoi
interlocutori con aria sbarazzina “cosa hai fumato questa mattina?”. Fosse il
caso di darci una mossa e tornare ad essere un Paese un po’ più tollerante?
Chicco Testa – L’Espresso – 7 Novembre 2013
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