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lunedì 25 novembre 2013

Lo Sapevate Che: Questa Settimana...


Perché Su Napoli Non Si Può Tacere

L’inchiesta dell’”Espresso” ha sollevato un mare di polemiche.
Che però non smentiscono i dati pubblicati. Forse ora invece di attaccare chi dà le notizie bisognerebbe parlare dei fatti.
E questi dicono che in Italia è vietato cercare i veleni….

Come era prevedibile, l’inchiesta sulla Campania avvelenata ha sollevato un mare di polemiche e fatto piovere in redazione decine di mail di protesta o di sostegno. A chi mi ha scritto – molti ancora prima di leggere il servizio – ho risposto personalmente , a tutti dal sito. Ma su due accuse è utile tornare: l’ennesimo attacco riservato solo al sud, alla Campania, a Napoli; una copertina “strillata”, allarmistica”.
La prima rimanda a una storia antica. Secoli di dominazione e sfruttamento, di offese e malversazioni, di luoghi comuni e di orgoglio umiliato rendono sempre assai difficile avvicinarsi ai problemi più profondi del Mezzogiorno e di Napoli in particolare, specie quelli che ne mostrano il volto meno solare e positivo. Nel 1877 in soccorso di Renato Fucini e del suo “Napoli” a occhio nudo”, feroce reportage su quella parte della città affamata, ammalata e stracciona, dovette accorrere don Benedetto Croce in persona; sette anni dopo Matilde Serao pagò “Il ventre di Napoli” con un ostracismo della città sottile ma implacabile; nel 1949 contro Curzio Malaparte, reo di aver raccontato con “La pelle” il drammatico esito della guerra, furono organizzati comitati di boicottaggio e stampati acidi pamphler; nel 1953 “Il mare non bagna Napoli”, con le pesanti accuse al silenzio degli intellettuali, costrinse Anna Maria Ortese a non mettere mai più piede a Napoli, città che amava profondamente.
Perfino Il “Fujtevenne” , fuggire, lanciato ai giovani napoletani da Eduardo De Filippo, perché cercassero altrove ciò che la città non offriva, fu interpretato da molti come un’offesa e non per quello che era, un appassionato grido di dolore, una sferzata a darsi da fare, cambiare. E infine non devo certo ricordare ai lettori dell’Espresso” Roberto Saviano e “Gomorra”, denunce che hanno inciso sulla sua vita personale e che lo hanno costretto a restare per anni lontano dalla sua città, Perché rispetto ad altri c’era l’aggravante delle origini, della napoletanità. Un tradimento.
La stessa accusa, si parva licet, è riservata ora a me per quella copertina. Non è facile spiegare ciò che si prova quando si è costretti a parlare della propria terra in questi termini. E dunque posso comprendere le tante perplessità (un po’ meno gli insulti e le bugie), ma quella copertina è volutamente provocatoria e durissima: perché se penso che la Campania è stata trasformata in discarica a cielo aperto; che le confessioni di pentiti hanno svelato una realtà che è ancora lì; che la Terra dei Fuochi continua a bruciare, allora mi convinco sempre più che per riportare tutti alla tragica realtà siano ormai necessari choc violenti.
Un Pugno Nello Stomaco, appunto. Tanto più necessari perché la tragedia campana, creata da anni di interramento illegale, alimentato dalla camorra, di rifiuti tossici provenienti soprattutto dal Nord, e testimoniato puntualmente da inchieste dell’Espresso” almeno dal 2005 a oggi, è ormai questione nazionale che chiama direttamente in causa il governo.
Insomma, sbagliato tacere. Perché dietro le accuse di allarmismo si nasconde spesso la pericolosa tendenza a una nuova assuefazione, utile a sopravvivere nelle difficoltà e fondata sulla negazione della realtà. Ecco perché continuo a pensare che rischiare di sbagliare per eccesso sia meglio che peccare per difetto di informazione: l’omertà fa presto a diventare generale assoluzione. E dunque sorprende che anche in ambienti intellettuali e avvertiti la rabbia sia indirizzata verso chi racconta la realtà e non verso chi dovrebbe finalmente pulire, bonificare, risanare la rete idrica, e non lo fa.
Così come sorprende che tra urla e insulti nessuno abbia finora fornito una sola cifra ufficiale per confutare la US Navy, forse perché oggi le competenze sono confusamente divise tra Asl, Arpa, Arin e Ministero della Salute: non sarà ora che anche in Campania e a Napoli si proceda a un monitoraggio serio, quotidiano, affidato a un unico soggetto pubblico responsabile, come del reso avviene in tutti i paesi che abbiano a cuore l’ambiente e la salute dei cittadini? E’ quello che chiede Giorgio Assennato che non solo apprezza la nostra denuncia, ma fa un passo avanti: i metodi americani sono quelli giusti da usare anche in Italia dove invece si fa di tutto per impedire, addirittura vietare di cercare le sostanze velenose.
Perciò sorprende che non sia proprio il sindaco – che all’”Espresso” chiede un miliardo di danni! – a farsi interprete di queste esigenze, visto che i suoi poteri in materia di salute sono pochi, mentre alta è la sua rappresentanza politica. Del resto, proprio tre giorni prima che andassimo in edicola, così lo apostrofa Aurelio De Laurentis, patron del Napoli calcio: “Caro Luigi, quale azione state mettendo in atto tu e il presidente della Regione Caldoro sull’inquinamento dei suoli in Campania? Qui ci vuole una class action. I napoletani e i politici permettevano che fossero sversate quantità incredibili di materiale cancerogeno”.
E lo stesso De Magistris in piena campagna elettorale, aprile  2011, diceva:”Su Napoli grava un’emergenza ambientale, legata chiaramente anche alla cattiva gestione del ciclo dei rifiuti, che è diventata ormai insostenibile. L’avvelenamento dell’ambiente, infatti, è stato funzionale a interessi trasversali di politici collusi, incapaci e “prenditori” di soldi pubblici, non certo di veri imprenditori. E’ assurdo negare che non ci sia nesso di causalità tra la Terra dei Fuochi, le discariche illegali, gli inceneritori e alcune patologie, anche molto gravi, riscontrate nella popolazione”. Sembra di leggere “l’Espresso”.
Bruno Manfellotto – L’Espresso – 28 Novembre 2013


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