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venerdì 22 novembre 2013

Lo Sapevate Che: Per Posta...


Uno Stato Che Non Funziona Crea Cattivi Cittadini.
Ma Vale Anche Il Contrario

Gentile Serra, il nostro grande problema, al di là di spread, debito pubblico, calo del Pil, è il cortocircuito, secondo me irreparabile, che si è instaurato nel rapporto cittadino-Stato: il cittadino vede lo Stato come ottuso,
vessatore spietato con i deboli, molle con i potenti. Lo Stato vede il cittadino come un mariuolo che quando può gliela combina, e per combinargliela si intende non pagare le tasse o pagarne meno del dovuto. Quante volte ci siamo detti: Stato maledetto, appena potrò te la farò pagare? Io tantissime. Vuole degli esempi?
Cos’è uno Stato che ipocritamente si preoccupa della tua salute e ti impone multe salatissime se sei senza casco o senza cintura e poi ti dà la morte ogni giorno con i videopoker, i Gratta e vinci e tutte quelle diavolerie elettroniche in cui tantissimi disgraziati si stanno perdendo? Quello stesso Stato che taglia i trasferimenti ai Comuni ma poi consente la odiosissima pratica di mettere gli autovelox col preciso scopo di rubare (sì, rubare) soldi ai cittadini con le multe in superstrade distanti magari decine di chilometri dal centro abitato?
Oppure uno Stato che per un progetto di energie rinnovabili ti richiede 26 pareti (26!), ma l’ultimo, quello della Soprintendenza che è decisivo, dopo due anni che lo hai richiesto e non ti è stato rilasciato, ti dice che quell’area non è vincolata ma lo sarà tra breve e il progetto è morto e tu perdi due anni di lavoro e di spese e li butti a mare: e il bello è che te lo dice all’ultimo giorno utile, come se agli ultimi metri di una maratona, col traguardo in vista, ti dicessero che invece di correre dovevi camminare a quattro zampe….
Tutto questo non fa che alimentare l’odio del cittadino verso lo Stato, verso la cosa pubblica, verso i politici e i burocrati, perpetuando quel circuito vizioso per cui Stato e cittadino saranno in eterno conflitto e il cittadino cercherà tutti i modi di “vendicarsi” non pagando le tasse.
Antonio Rizzo

Caro Rizzo, la sua sintesi è un po’ ruvida, (si capisce che lei è esasperato anche per una vicenda personale) ma efficace.
E, purtroppo, veritiera. Il rapporto tra Stato e cittadini corrisponde effettivamente al classico circolo vizioso. Più lo Stato tratta i cittadini da mariuoli, come lei dice, più i cittadini si sentono maldisposti e disobbedienti. Il mio solo dubbio (che assomiglia molto alla storia dell’uovo e della gallina) è che non saprei dire chi ha cominciato; se, cioè, il carente spirito di cittadinanza di molti italiani è una reazione all’invadenza (per giunta inefficiente) della mano pubblica, o viceversa.
Ne abbiamo discusso più volte, in questa rubrica, e la sola conclusione possibile è che i due atteggiamenti sono speculari e si alimentano a vicenda: cattivi cittadini e Stato occhiuto e iperburocratico sono due facce della stessa medaglia. A meno di considerare lo Stato come una sorta di dominazione straniera, o di invasione degli ultracorpi, dobbiamo arrenderci all’idea che l’amministrazione pubblica, i suoi uomini, le sue abitudini, la sua cultura, non possono che essere il prodotto del popolo che li esprime.
Ma a parte lamentarci (come è inevitabile9, quello che possiamo fare è provare a uscire dal circolo vizioso decidendo, ognuno per sé, quasi “alla spicciolata”, che rispondiamo solo alla nostra coscienza. Lei ha ragione, ci sono degli autovelox che hanno per solo evidente scopo non quello di vegliare sulla sicurezza delle strade, ma di soccorrere con un trucchetto irritante le casse semivuote degli enti locali. Dobbiamo essere “migliori” di queste pratiche basse, nella speranza che i comportamenti virtuosi (vale a dire: normalmente responsabili) riescano prima o poi a diventare “politica”, a esprimere una nuova egemonia civile: Lei mi dirà: e nell’attesa? Nell’attesa, caro amico, bisogna stringere i denti, non cedere all’impotenza, lottare per
Hè la burocrazia ci riconosca fisionomia civile, e il diritto di essere considerati fino a prova contraria, cittadini onesti.

Michele Serra – Venerdì di Repubblica – 15 Novembre 2013

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