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lunedì 18 novembre 2013

Lo Sapevate Che: Si Può Fare...


Ai Privati Piace Il Monopolio

Agli imprenditori italiani le privatizzazioni degli anni Novanta sono servite per spostarsi verso settori più protetti dalla concorrenza:
E’ iniziato così il declino della grande industria nazionale. Che non è ancora finito.

L’Italia sta perdendo le sue grandi imprese pubbliche e private: ultimi casi di Telecom Italia e di Alitalia, ma prima Montedison, Olivetti, Omnitel: E la ricollocazione internazionale della Fiat. Domani, probabilmente, toccherà alla Pirelli uscire dal nostro   Paese. Questo fenomeno è iniziato con le privatizzazioni: conviene riflettere.
L’Italia ha avviato le cessioni ai privati negli anni Novanta. Prima della globalizzazione che ha abbattuto le frontiere e ha aperto nuovi mercati facendo anche cadere le barriere ai monopoli pubblici in molti paesi. E prima della creazione dell’euro, centrata sull’equilibrio delle finanze pubbliche e sul completamento del mercato interno, con le sue regole che escludevano aiuti di Stato. Cadeva così la possibilità per gli Stati di sostenere le proprie imprese pubbliche con capitali, contributi e barriere normative, mentre cresceva, per gli Stati indebitati, l’esigenza di vendere le proprietà per far cassa. Intanto la globalizzazione rendeva più difficili i mercati giù aperti, posta l’emersione di nuovi concorrenti e la diffusione del progresso tecnico.
L’Insieme Di Questi Fattori ha concorso a spingere i grandi imprenditori italiani a spostare il loro interesse dalle attività in concorrenza alle attività in via di liberalizzazione e privatizzazione, che ancora godevano di qualche protezione residua. E’ così che la Fiat si è spostata verso i mercati dell’energia, acquisendo la Montedison assieme ai francesi di Edf. All’indomani della liberalizzazione,  del mercato energetico, la Fiat è uscita, la Edison (il business energia della Montedison) è rimasta a Edf, mentre la stessa Fiat incontrava grosse difficoltà sul suo mercato tradizionale dei mezzi di trasporto. La Olivetti ebbe l’intelligenza di passare per tempo al mondo delle telecomunicazioni, creando Omnitel all’inizio degli anni Novanta. Poi Omnitel è stata in parte ceduta a Mannesmann, che l’acquisì del tutto quando Colaninno fece il primo takeover di Telecom Italia. Alla fine Omnitel confluirà in Vodafone. La storia è poi proseguita con l’acquisizione del controllo di Telecom Italia da parte di Pirelli che l’ha ceduta, dopo varie traversie a un gruppo di investitori fra cui c’era Telefonica, l’azienda spagnola che oggi si appresta a estendere il suo controllo su Telecom Italia. Intanto, anche Pirelli ha dovuto subire un cambio di azionariato e oggi è partecipata in misura rilevante da un fondo di private equità. Diverso è il percorso di Benetton che dal settore abbigliamento si è esteso a quello delle autostrade, degli aeroporti e dei punti di ristora<ione nelle infrastrutture di trasporto (autogrill). Diverso, perché in questo caso non è stato abbandonato  il settore di provenienza che resta saldo nelle mani dello stesso azionista e le attività acquisite sono state mantenute e sviluppate positivamente. Simile, perché l’estensione dell’attività è avvenuta nei settori provenienti dal controllo statale e comunque regolati. Infine l’ultimo capitolo è quello di Alitalia, dove la pressione del governo Berlusconi impose nel 2008 l’ingresso di alcuni azionisti privati italiani a fianco di Air France, con il risultato disastroso che è sotto gli occhi di tutti.
L’Italia Ha Così Visto ridimensionarsi le attività in concorrenza controllate dai grandi imprenditori italiani, mentre essi si spostavano verso i settori regolati che si aprivano ai privati. Ma poiché in molti casi non sono stati investiti capitali sufficienti e/o sono mancate le strategie, molte di queste imprese sono state poi cedute ad azionisti di altri paesi, oppure come nel caso di Alitalia, sono sulla via del fallimento. Anche in altri paesi europei si è assistito a questo processo di spostamento verso i settori ancora protetti, ciò che è naturale data la maggiore redditività garantita finché la protezione esiste. Ma altrove sono anche cresciuti dei campioni internazionali che poi sono venuti a fare acquisti nel nostro Paese. Questo non significa che siamo alle prese con un processo di deindustrializzazione. L’Italia resta un forte Paese industriale grazie alle sue aziende medie e piccole, mentre conserva alcune posizioni di rilievo nel campo finanziario (con Generali) e ha saputo avviare grandi imprese nel settore trasporti (Ferrovie, Autostrade e Autogrill). Peccato che non siamo cresciuti nei grandi servizi collettivi che sono parte rilevante dello sviluppo del mondo moderno e fattori di spinta nelle nuove tecnologie.

Innocenzo Cipolletta – L’espresso – 21 Novembre 2013

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