lunedì 29 gennaio 2018

Lo Sapevate Che: Tutti Zitti, (stra) parla il capo...

The coolest monkey in the jungle è lo slogan più costoso nella storia della pubblicità. La scritta sulla felpa H&M fatta indossare a un bambino nero ha provocato una rivolta dei social, boicottaggi dei prodotti di magazzini in Sudafrica. La H&M si è inerpicata dapprima su impervi sentieri di goffe giustificazioni, poi ha dovuto ammettere l’errore. La storia raccontata in dettaglio da Pietro Veronese (nella sua rubrica) non serve qui tanto a denunciare il razzismo ormai diffuso ma a ragionare su come funzionano (male) le catene di comando nell’epoca del narcisismo trionfante. Può apparire incredibile, in effetti, che in una campagna globale di una multinazionale, pianificata da eserciti di esperti e sottoposta a una fila di verifiche, non si sia levata una sola persona intelligente, in uno dei tanti passaggi, per segnalare non soltanto l’immoralità di quel messaggio, ma la profonda e controproducente imbecillità rispetto all’obiettivo economico. Il punto è che in una società sempre più lideristica il contraddire in pubblico, le idee del capo, per quanto stupide, non giova alla carriera. Ho assistito nel corso degli anni a un progressivo svuotamento delle riunioni di redazione, come dei vertici aziendali o di partito, degli elementi più creativi. Alla fine rimangono soltanto yes men. Se il capo è un genio assoluto, può funzionare, sia pure non sempre. Se non lo è, nella stragrande maggioranza dei casi, si corre verso la catastrofe. Un certo grado di narcisismo ha sempre condizionato l’efficacia delle catene di comando. Ma nella società dello spettacolo, dove tutte le organizzazioni sono riassunte nella figura di un attore protagonista, il narcisismo del capo può divenire fatale. Alcuni grandi capitani ne sono consapevoli. Steve Jobs e Bill Gates, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg e Larry Page incarnano oggi il mito del demiurgo industriale, ma hanno inventato personalmente pochissimo. Il loro genio è stato di attrarre e sfruttare l’altrui talento, ormai emarginato e sotto utilizzato dalle burocrazie delle vecchie multinazionali. In politica, dove ormai i leader sono puri intrattenitori manovrati da altri poteri, quindi ancora più deboli e narcisi, accade più spesso che i capi finiscano prigionieri del proprio ego arroventato e reagiscano con rabbia di fronte a chi osa contraddire le proprie fantasie. È il caso tragico, per i destini del mondo, dell’ultimo Donald Trump. Ed è il caso comico dei molti galletti che popolano la scena italiana, condannati a circondarsi di plaudenti cortigiani che il giorno dopo l’inevitabile disfatta serviranno alla tavola del nuovo vincitore.

Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di La Repubblica – 26 gennaio 2018 -

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