Etichette

lunedì 18 dicembre 2017

Lo Sapevate Che: Quella fiamma che ci porta (tutti) ad Amsterdam...

  La scorsa estate mio figlio maggiore ha frequentato, prima obtorto collo poi con di un invasato (le mezze misure non sono pane per gli adolescenti), il campo estivo di lettura Great Books nella citta di A in Massachusetts, dove abbiamo trascorso due mesi. Malgrado l’obiettivo primario dell’esperienza (e dell’investimento= fosse quello di accendere il sacro fuoco della conoscenza attraverso l’innamoramento coatto per la parola scritta e per i libri, oggetti sinistri e dall’utilità oscura, il virgulto, refrattario a talune sollecitazioni ma sensibilissimo ad altre, è tornato in patria ardendo di ben altre fiamme. Lei, la fiamma, è quindicenne, afroamericana, intellettuale, politicamente impegnata, agguerrita paladina dei diritti civili, bellissima, lettrice seriale e compulsiva, poetessa in erba. “Ci siamo fidanzati”, ha solennemente annunciato lui alla fine della seconda settimana di campo estive. Cos’avrà trovato una così in un torvo ragazzetto italiano scarsamente alfabetizzato, che alla cura dello spirito preferisce l’allenamento della tartaruga addominale? Trovare una risposta è difficile quanto entrare nella testa di una fanciulla di Nashville, Tennessee, allevata a pollo fritto e patate dolci da una madre femminista e da un padre sosia di Obama. Da professionisti consumati delle relazioni a distanza, l’economista marxista barese e io, che in ventitré anni insieme non abbiamo mai vissuto più di qualche settimana consecutiva sotto lo stesso tetto, eravamo pronti a scommettere nella caducità di quell’amore con 7.751,9 chilometri in mezzo. “Vedrai, alla tua età si guarisce in fretta dalla nostalgia. Inizierai il liceo, incontrerai nuovi amici”, blateravo nell’intento di consolare l’inconsolabile. I primi tempi, per ovviare ai languori della lontananza, lui viveva online sul fuso orario di Nashville, 7 ore più tardi rispetto a noi. Come un vampiro era sveglio di notte e dormiva con la luce, superflua perché incapace di illuminare l’unica persona meritevole nell’universo. “Ora comincia la scuola: non puoi continuare a fare questa vita al contrario”, gli abbiamo comunicato una mattina di settembre. “Non posso vivere senza sentirla ogni giorno”, ha risposto al crepuscolo. Si parlano in cucina, in orari poco ortodossi, sono in grado di conversare per un tempo infinito, non è dato sapere di cosa. Nel frattempo lui è diventato femminista, amante della musica country ed esperto di storia della schiavitù in America. Lei probabilmente ha imparato a fare i crunch addominali cantando rap italiano. “A Natale dobbiamo andare ad Amsterdam, ha annunciato lui un giorno. “A Natale andiamo a Bari dai nonni, come sempre”, ha risposto l’abitudinario padre. “Perché proprio ad Amsterdam?” ho domandato io, tentata dalla possibilità di infrangere una tradizione ventennale. “Perché lei è lì con la famiglia e noi dobbiamo incontrarci”. Ci siamo riuniti, abbiamo discusso e deliberato: “Purché tu abbia la sufficienza in tutte le materie nel primo trimestre e sia più gentile con i tuoi fratelli, passeremo 4 giorni tutti insieme ad Amsterdam”. Tutti insieme? Anche con quei due balordi piccoli? Che imbarazzo. Io veramente pensavo di partire solo con te, mamma. Poi, una volta lì, io sarei andato in giro con lei e la sua famiglia”, ha risposto l’ingrato”. “E io?” ho domandato. “Tu mi avresti aspettato in albergo”. “O tutti o nessuno. Prendere o lasciare”. Così andremo ad Amsterdam a conoscere la principessa di Nashville e i suoi genitori. Mio figlio nell’attesa studia greco e latino e, a ogni sei che conquista, si premura di informarci che: “Non l’ho fatto per voi, e nemmeno per amore dello studio. L’ho fatto solo per lei. E per andare ad Amsterdam”. 

Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 16 dicembre 2017 -

Nessun commento:

Posta un commento