sabato 23 dicembre 2017

Lo Sapevate Che: A cosa serve l'alternanza Scuola/Lavoro?

L’Alternanza Scuola/Lavoro rappresenta l’aspetto peggiore della pessima riforma della scuola ideata, e purtroppo in via di piena applicazione, da uno dei peggiori governi della storia italiana. Vediamone i motivi in rapida condensata sintesi. 1. Riduce in modo drastico il tempo della formazione caratterizzato dal pensiero critico e sottrae il godimento della lettura e la gioia delle scoperte umanistiche e scientifiche; 2. Distrugge lo spazio comune di una riflessione costante sugli eventi del mondo contemporaneo; 3. Smembra continuamente l’insieme classe e il senso dell’umana cooperazione; 4. Non aiuta la formazione psichica degli adolescenti, costretti a spendere subito in modo funzionale le ormai poche nozioni apprese e rafforzando il cinismo utilitaristico; 5. Contribuisce a rafforzare un immaginario mercantile totalizzante; 6. Accentua le nevrosi e nasconde la reale mancanza di lavoro per le nuove generazioni; 7. Crea, in modo molecolare, inediti iloti replicanti senza più respiro riflessivo, senza più studio critico e comparato; 8: impedisce uno sguardo complessivo sul mondo e riduce in modo misero la bellezza delle gratuite relazioni umane; 9. Crea stili nevrotici e al tempo stesso “oppiacei” appiattendo la ricchezza della vita su un uso scellerato e ed esagerato delle tecniche moderne. 10. Matura i presupposti per una drammatica e precoce stanchezza e toglie la vitale reazione agli eventi del mondo. Si profila, se non intervengono a presto, forti controtendenze, un gigantesco impoverimento umano e una tragica sottrazione del tempo di vita, aumentando infelicità e sofferenze psichiche già molto diffuse nel mondo giovanile. Ai tempi svelti, nevrotici, e “fordisti” i ragazzi rispondono con moderne narcosi e letargie.        Luigi Vavalà  l.vavala@me.com

Se Lo Scopo della sua lettera era quello di attaccare la riforma della scuola del governo Renzi, il suo tentativo non ha raggiunto lo scopo, perché le argomentazioni che adduce sono così astratte e fumose da risultare al limite incomprensibili, quando non del tutto prive di senso, almeno per quanto io mi sforzi di capirle. Detto questo, sono d’accordo con lei che l’alternanza scuola/lavoro non serve proprio a niente, se non a perdere ottanta ore di scuola all’anno. In queste ore, infatti non c’è alcuna possibilità di familiarizzarsi col mondo del lavoro e tanto meno si creano opportunità per trovare domani un lavoro. Sarebbe invece molto più utile. Al temine delle scuole secondarie. Impiegare tutti i giovani, maschi e femmine, per un anno di servizio civile, naturalmente ben organizzato e magare lontano da casa, utilizzando, per alloggiarli, le caserme dismesse, onde conseguire tre obiettivi assolutamente necessari: 1. Emancipare i giovani dalla famiglia; 2. Far loro conoscere e frequentare, non per ottanta ore, ma per un intero anno e a tempo pieno, le varie possibilità occupazionali; 3. Rendere questi giovani sensibili e utili ai bisogni della società, in modo che acquisiscano una sensibilità per la comunità di appartenenza e un senso civico che li renda rispettosi dello Stato e della necessità di concorrere al mantenimento dei servizi sociali che oggi stanno soffrendo, quando addirittura non vengono soppressi per via dei costi. Tornando ai problemi della scuola sarebbe assolutamente necessario tener fuori i genitori (resi partecipi della vita scolastica dal ministro Franco Maria Malfatti nel 1974 e da Luigi Berlinguer nel 1998). Nella scuola, infatti, i genitori si limitato a fare i sindacalisti dei figli, preoccupati solo della loro promozione, e per nulle della loro preparazione e formazione. Leggevo qualche settimana fa che è stata annullata la bocciatura di uno studente perché, dei due genitori separati, era stata messa al corrente del cattivo rendimento scolastico del figlio solo la madre e non il padre. Per questo vizio di forma si è promosso uno studente impreparato, recando grave danno a lui, e soddisfazione al padre che aveva fatto ricorso. Questo caso non è isolato perché molti presidi e molti professori, pur di non avere ricorsi, promuovono anche chi non merita, privando la scuola della sua serietà e delle sue capacità di dare avvio a quella meritocrazia della cui assoluta mancanza giustamente ci si lamenta quando ci si affaccia al mondo del lavoro. Infine, l’unica vera riforma utile alla scuola sarebbe l’abolizione del ruolo, perché quando un professore non sa motivare gli studenti, non sa comunicare e tanto meno affascinare (e la cosa è nota a studenti, insegnanti, genitori e presidi) non si può lasciarlo in cattedra per anni e anni, con l’unico risultato di demotivare gli studenti e renderli estranei a quel potenziale educativo che è la cultura. Ma forse, in Italia, la scuola è sempre servita più a dare occupazione agli insegnanti che, come invece dovrebbe, offrire cultura e apertura di orizzonti agli studenti.

umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 16 – dicembre 2017 -

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