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martedì 14 maggio 2013

Lo Sapevate Che: All'Origine Del Virus....


All’Origine Del Virus C’E’ La Fine Dei Partiti
E L’Egolatri Dei Leader

C’è una storia di virus che sta contagiando la politica italiana. La sua virulenza è emersa clamorosamente nel corso dalla rielezione obbligata di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Incapaci di trovare una soluzione credibile i deputati del nuovo Parlamento si sono aggrappati a un uomo e una istituzione che negli ultimi anni del marasma esploso a seguito dell’impatto la crisi economica sono stati gli unici punti di riferimento per un Paese disorientato e incattivito. Ma proprio scorciatoie personalistiche di questo tipo lasciano intuire la pericolosità del contagio. Il fallimento della classe politica della Seconda Repubblica chiama in causa, infatti, l’esaurirsi di quella forma di organizzazione che per tutto il Novecento si è definita partito. Ci sono molte ragioni storiche che lo spiegano, prima fra tutte quella che lega il suo processo d’impianto alla nascita dei grandi sistemi produttivi affermatisi a ridosso della seconda rivoluzione industriale. L’intreccio genetico tra partiti di massa, produzione di massa, consumi di massa, mezzi di comunicazione di massa che ha alimentato l’intera politica novecentesca si è dissolto con il tramonto delle ciminiere e la cancellazione dei paesaggi industriali dall’economia globalizzata. Dalla carta stampata alla televisione, dalla televisione al web il cambiamento delle forme della comunicazione ha cambiato anche le forme di organizzazione della politica. Ma, paradossalmente, sia il partito televisivo di Berlusconi, sia quello del web di Grillo propongono un populismo aggressivo che riprende molti tratti di quello novecentesco: un nemico assoluto contro cui combattere, un agglomerato eterogeneo di soggetti sociali come elettorato, l’irrilevanza di una classe politica (i cittadini di Grillo, i manager di Publitalia degli inizi di Berlusconni) schiacciata dal peso prorompente della leadership carismatica. Il Partito democratico ha tentato di proporsi come un salutare antidoto al contagio e nella frase di Bersani, “noi non siamo per un uomo solo al comando”, c’era lo sforzo di ricondurre la rappresentanza politica dentro le regole della democrazia. Di fatto in questi ultimi mesi, l’unico colpo messo a segno dai suoi dirigenti sono state le primarie, con l’indicazione di un metodo di partecipazione dal basso che sembrava in grado di rompere quella costellazione di feudi assetati di potere che aveva caratterizzato il partito fin dalla sua nascita. Quel metodo è stato però abbandonato al fallimento. Nel corso della rielezione del presidente Napolitano, al disfacimento del Partito democratico si è opposta così la granitica compattezza degli schieramenti che potevano contare su un leader assoluto. E, alla fine, suo malgrado, Napolitano, con il suo prestigio personale, è stato chiamato a dare credibilità e autorevolezza alle stesse pulsioni che sono alla base dei successi di Silvio Berlusconi e di Beppe Grillo. E ora il contagio sembra inarrestabile. Ai partiti di Berlusconi e di Grillo si affiancheranno quelli di Vendola, e poi forse quelli di Renzi e di Barca. Sempre e solo leader per una classe politica ridotta ai mortificanti obbedisco di un Crimi e di una Lombardi.
Giovanni De Luna – Venerdì di Repubblica – 03-05-13

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