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mercoledì 8 luglio 2015

Lo Sapevate Che: Che sbaglio chiedere sempre di perdonare...



Ogni volta che mi trovo a discutere di problemi religiosi con i credenti, cerco di (s) convertirli con argomentazioni che loro rifiutano di ascoltare, perché metterebbero in dubbio le loro credenze. Alle solite argomentazioni, ultimamente ne ho aggiunta una che deriva dalla semplice osservazione della realtà. L’Italia, Paese (e parole) profondamente cattolico, è uno dei Paesi più corrotti del mondo, nonché quello dove hanno radice tre fra le più importanti organizzazioni criminali del pianeta, dove il senso civico e dello Stato è pressoché nullo e via di questo passo. Lo stesso si può dire di tutte le nazioni occidentali di religione cattolica nel mondo: dal Messico all’Argentina, a Spagna, Portogallo, Romania, Filippine, tutte ad alta densità criminale e corruttiva. Non può essere solo un caso: dove i mafiosi, come i narcos, ostentano simboli religiosi, deviano processioni, tengono pistola e Bibbia sul comodino, la cultura cattolica in qualche modo deve esercitare un’influenza negativa. E non a caso i paesi protestanti sono i più civili e progrediti. Lei ce l’ha, una spiegazione razionale?
Maurizio Iorio – maiores621@gmail.com
Non mi pare sostenibile la tesi che i paesi più corrotti e col più alto tasso di criminalità sono i paesi cattolici. La Cina, per esempio, non è cattolica eppure pare che esita una mafia cinese, così come pare esista una mafia russa, e in quel Paese il cattolicesimo non c’è mai stato. Per non parlare della mafia internazionale che governa il traffico delle armi e quello della droga, certo a prescindere da qualsiasi legame con la cultura cattolica. Il suo assunto che lega la corruzione e la criminalità alla cultura cattolica non ha evidenti riscontri e perciò non sostenibile. Più interessante è invece il confronto tra la cultura cattolica e quella protestante, non in ordine alla corruzione e alla criminalità, ma in ordine al rispetto delle regole che sono alla base della convivenza civile. La cultura cattolica è caratterizzata da un doppio registro, che metaforicamente trova espressione nel fatto che dal pulpito si insegnano le regole e in confessionale si perdonano le deroghe. Con il perdono la colpa viene cancellata e la coscienza non si grava di alcun senso di colpa, che è l’unica condizione attraverso cui la coscienza giunge a una sua matura consapevolezza e acquisisce un’adeguata responsabilità in ordine alle sue azioni. La cultura protestante non prevede un ordine sacerdotale che perdona le colpe, e perciò la coscienza di ciascuno deve vedersela direttamente con Dio,il cui silenzio non dà mai la garanzia che la colpa sia condonata. (..).Da noi il perdono gode di una considerazione positiva perché si pensa che il suo contrario sia la vendetta. Non è così. Il contrario del perdono che condona la colpa è non condonare la colpa, in modo che il colpevole ci faccia i conti per tutta la vita. E questo, come dice un motivo teologico medioevale: “Factum infectum fieri non potest, neque Deus”, che significa: neppure Dio può far sì che un fatto avvenuto non sia avvenuto.se neppur Dio può far questo, perché lo si pretende dalle vittime ogni volta che si chiede loro se sono disposte a perdonare, ossia a cancellare, se non il fatto delittuoso, il senso di colpa che lo accompagna? (..). Ma Una colpa non perdonata dalla vittima, obbliga al contrario il colpevole a elaborare la propria colpa, a prenderne coscienza in vista di una riconciliazione con se stesso, e poi con gli altri. Perché solo l’aver frequentato e non cancellato il senso di colpa ha reso la sua coscienza responsabile dell’accaduto e, in questo riconoscimento, redimibile.
umbertogalimberti@repubbica.it – Donna di Repubblica – 27 giugno 2015 -

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