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giovedì 24 ottobre 2013

Lo Sapevate Che: Poteri&Poteri...


Il Network Party Che Ha In Mente Grillo

Il leader del M5S non può permettere che gli eletti del suo partito facciano politica in modo tradizionale.
Il suo obiettivo è un altro: la conquista del potere e un movimento pilotato dalla Rete.
Un progetto che sarebbe dirompente

Con il passare dei mesi il contrasto tra il duo Grillo-Casaleggio e i parlamentari 5 Stelle è destinato ad aumentare. I punti di contrasto non riguardano i singoli problemi, oggi il reato di immigrazione clandestina, domani qualche altro provvedimento. Riguardano le diverse logiche politiche e organizzative che guidano le due componenti.
La Cabina Di Regia Genovese ha in mente un progetto ambizioso che si muove su due binari: la costruzione di una nuova modalità di presenza e azione nelle istituzioni, e la conquista di un ancor più largo consenso. I parlamentari più passano i mesi più sono attratti, e coinvolti, dalle prassi, dalle regole, dall’ambiente parlamentare. In una certa misura cercano di sottrarvisi, di creare clamore e di rompere le norme di comportamento, ma inesorabilmente saranno risucchiati dalla forza della istituzione. La loro riottosità non è certo nuova, esiste da sempre nelle assemblee rappresentative. Per imitarci ad anni recenti l’irruzione in Parlamento dei rappresentanti dei movimenti di sinistra libertaria come i radicali italiani o i Verdi tedeschi avevano portato scompiglio in quelle aule. L’atteggiamento provocatorio nel linguaggio e nel gesto, oltre che nell’abbigliamento (la salopette di Emma Bonino al posto degli austeri tailleur o i jeans di Joschka Fischer al posto del vestito e giacca), non rappresenta una grande novità. Poi, queste intemperanze sfumano e perdono la loro carica dissacrante. Anche i parlamentari 5 Stelle, pur entrati in Parlamento da appena nove mesi, hanno già dato qualche segno di “socializzazione” all’ambiente parlamentare. Tra questi, spicca la presentazione e l’approvazione del loro emendamento alla Bossi-Fini sul reato di immigrazione clandestina: per la prima volta i parlamentari grillini sono entrati nel vivo del dibattito politico e hanno ottenuto un successo politico.
Questa vittoria poteva convincere i 5 Stelle che si può far politica senza essere soltanto dei megafoni della rete. E quindi avviare un percorso di autonomizzazione dal fondatore del movimento. Proprio per frenare il processo di parlamentarizzazione del gruppo l’intervento del duo Grillo-Casaleggio è stato immediato e tranchant. La strategia di Grillo non può permettere la solidificazione di interessi contingenti: tutto il movimento deve essere concentrato sulla “conquista del potere” (che farsene di un misero 25 per cento?) e sulla realizzazione di un nuovo modello di democrazia. Benchè si possa comprendere il delirio di onnipotenza che deriva dall’aver creato dal nulla il primo partito sul territorio italiano, la prospettiva di andare oltre, verso percentuali ancora maggiori, non è implausibile in una fase di ulteriore destrutturazione del sistema partitico e di perdurante crisi economica. La crisi del centro-destra e soprattutto della Lega è stata una manna per il M5S, alle ultime elezioni: se ora si aggiunge anche lo sfaldamento del Pdl, si aprono autostrade di voti per Grillo. Per questo gli elettori moderati non possono essere spaventati da un’alleanza con la sinistra su un tema così sensibile come l’immigrazione (e domani l’amnistia). Quindi Grillo vuole avere le mani libere per espandere il proprio consenso.
Ma Questo E’ Solo Un Lato della medaglia. L’altro aspetto riguarda il nuovo concetto di rappresentanza in qualche modo profilato dal guru-genovese. Finora il M5S si connota come un classico “cyber party”, gestito verticalmente, nel quale i tradizionali meccanismi di controllo sono sostituiti con quelli elettronici. Se invece l’ipotesi grillina è quella di passare a un vero “network party”, in cui i rapporti tra i membri della community sono orizzontali e paritari, allora anche le logiche della rappresentanza cambiano. Questa è una sfida dirompente, ben diversa dalle tirate umorali sul blog. Su cui si potrebbe aprire un interessante dibattito: le forme di rappresentanza  nell’era dell’Itc. Acuendo però la tensione tra la tradizionale forma di rappresentanza parlamentare e la sottomissione dei parlamentari all’interazione continua con la base (oltre ai diktat  di Grillo).

Piero Ignazi – L’Espresso – 24 Ottobre 2013

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