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mercoledì 23 ottobre 2013

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Alitalia Si Salva A Spese Nostra

Prima i Patrioti di Berlusconi e Passera. Ora le poste. La compagnia di bandiera tira avanti sempre grazie ai sacrifici dei contribuenti. E solo per guadagnare tempo in vista di una soluzione

Quousque tandem Alitalia abutere pecunia nostra? Ecco la principale domanda da porre ai tanti Catilina che si alternano al capezzale della comunque morente compagnia aerea. Come fa, per esempio, il ministro Maurizio Lupi aver “salvato Alitalia”? E le tasche degli italiani chi le salva? Si fa presto a gettare fumo negli occhi sostenendo – è il caso dell’amministratore di Poste italiane – che il denaro impegnato in questo ennesimo pasticcio non viene dai conti dei correntisti delle medesime Poste ma dagli utili ricavati dall’ordinaria attività di recapito della corrispondenza. E allora? Mica quei soldi sono del signor Sarmi, essi sono in tutto e  per tutto dei contribuenti. Ai quali, quindi andrebbe spiegata con motivazioni convincenti la logica di un’operazione che al momento appare priva del suo presupposto fondamentale: un realistico piano industriale di risarcimento e di rilancio dell’impresa. Né si racconti la frottola delle sinergie tra i quattro aerei delle Poste e la flottiglia Alitalia: come già con AirOne questo sarebbe il classico pasticcio di un’allodola con un cavallo, secondo la celebre battuta di Cesare Merzagora.
Forse L’Unico a sollevare almeno uno dei tanti veli che nascondono le incresciose verità di questo malaffare è stato il presidente del Consiglio dicendo che la soluzione abborracciata in questi giorni ha come fine occasionale quello di negoziare lo scontato accordo con Air France-Klm senza più l’acqua alla gola del fallimento incombente. Sarà, ma per quanto tempo l’iniezione di liquidità per mezzo miliardo riuscirà a tenere a galla l’azienda? Intanto 200 di quei 500 milioni sono finanziamenti bancari destinati comunque ad aggravare il versante debitorio dell’operazione. Poi altri 100 dovrebbero essere girati al creditore Eni per scongiurare il blocco delle forniture di carburante. Ne restano così a disposizione 200 per un’azienda che però ne perde uno e mezzo al giorno. Insomma, se il governo Letta voleva acquistare tempo ne ha comprato davvero troppo poco e a un prezzo molto elevato.
Anche perché non si può sperare che i francesi siano così ingenui dal precipitarsi a chiudere domani un accordo con una controparte italiana che soltanto dopodomani potrebbe trovarsi nuovamente a negoziare con il cappello in mano.
E’ vano girare ancora intorno ai problemi con espedienti dalle gambe corte e con affermazioni maleodoranti di ipocrisia. La situazione era già  disperata cinque anni fa quando il Fregoli di Arcore, sotto braccio con l’ad di Intesa Corrado Passera, mise in campo la rinomata cordata di pseudo patrioti che fece saltare un’intesa con Air France: quella si che avrebbe salvato il salvabile della compagnia facendo risparmiare una montagna di denaro ai contribuenti.
E Ora Di Nuovo ci vorrebbe raccontarci la favola di aver trovato l’ennesima pozione magica con la quale trasformare in oro il piombo di Alitalia. Ma sempre evitando di dire qualcosa di serio sulle scelte  di gestione indispensabili per aggiustare la contabilità aziendale. O, peggio ancora, presentando piani industriali ricchi di impegni impossibili perché scritti sull’acqua con intenti di inganno che ormai è arduo non considerare callidamente dolosi. A questo punto diventa doveroso dire: basta! L’intelligenza e il portafoglio degli italiani meriterebbero un po’ più di rispetto da parte di chi governa il Paese.
Finora gli interventi pubblici non hanno fatto che peggiorare lo stato di salute della compagnia aerea, violare le più elementari regole mercantili, strapazzare utenti e contribuenti . Né l’accanimento su questa strada può essere più mascherato con il demagogico richiamo a chissà quali indefiniti interessi strategici nazionali che sarebbero legati a un ‘azienda ormai ridotta la rango di compagnia aerea regionale nel senso sempre più ristretto del termine. Si lasci stare, per la decenza, di chiamare in  causa a sproposito la nobile nozione di patria e si risponda piuttosto alla domanda iniziale:  quousque tandem Alitalia abutere pecunia nostra?

Massimo Riva – L’Espresso – 24 Ottobre 2013

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