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venerdì 21 marzo 2014

Lo Sapevate Che: La Bustina di Minerva...


Settecentosette volte sette

Tanti sono i riferimenti scovati dalla scrittrice Meri Lao per il numero magico di maggiore popolarità.
Più del tre, del quattro e del cinque che pure godono di una loro mistica.
Ma di esempi ne ha dimenticato almeno uno…

Meri Lao, vissuta molto in America Latina per il resto del mondo, ha scritto molto purché il tema dei suoi saggi non fosse troppo normale. Così dopo alcuni libri sul tango (documentatissimi), uno sulle sirene, unaltro sulle canzoni rivoluzionarie dell’America latina, ora per i tipi di DigiSet (23 euro) ci offre u libro il cui titolo impedisce ai maligni di definire maniacale la sua passione: “Dizionario maniacale del sette”.
Certamente nel corso del tempo ci sono state mistiche del tre (la Trinità, passato, presente e futuro, le tre grazie, le tre furie, le tre parche, i tre piani dell’arca, e via dicendo), mistiche del quattro  (l’uomo quadrato e ben tetragono ai colpi di ventura, gli elementi, i venti principali, i punti cardinali, le fasi della luna, le stagioni, le lettere del nome “Adam”)  e mistiche del cinque, il numero circolare che moltiplicato rinviene continuamente su di sé – e abbiamo le essenze delle cose, le zone elementari, i generi viventi, il Pentateuco, le cinque piaghe del Signore, mentre l’uomo è inscrivibile in un cerchio di cui centro è l’ombelico, mentre il perimetro formato dalle linee rette che uniscono le varie estremità dà la figura di un pentagono
Viene Però Il Sospetto che il sette sia il numero magico di maggiore popolarità e credo che se alcuni amici si riunissero intorno alla tavola dopo cena riuscirebbero (dati per scontate i molti sette che si trovano nell’Apocalisse) a citare i sette nani, i re e i colli di Roma, le opere di misericordia, i vzi capitali, gli anni di guai, il prurito del settimo anno, il settimo cielo, i sette colori dell’arcobaleno, i sette dolori, i doni dello Spirito Santo, i fratelli Cervi, i giorni della creazione, la guerra dei sette anni e i sette samurai, le sette meraviglie, le opere di misericordia, i peccati capitali, i pilastri della saggezza, i sette savi, i sette ponti di Konisberg, i sacramenti, il settennato presidenziale, il seven-up, gli stivai delle sette leghe, il settimo cavalleggeri che salva la diligenza, le sette sorelle petrolifere, le sete spose per sette fratelli, le vite del gatto, i Boeing 707, 747, 767 e 777, per finire con zero zero sette. Ma sarebbero una trentina di voci, e invece Mari Lao ne identifica 707 (ovviamente) per più di trecentocinquanta pagine, con curiose illustrazioni, e ampi commenti storici.
L’autrice dice che ha iniziato a pensare al sette a Babilonia,  a Bagdad ripensando ai sette viaggi di Sinbad, a Samarra per i sette giri del minareto elicoidale o a  Khorsbad davanti a ziggurat di sette piani. E poi naturalmente esplorando esoterismi cari, letterature e mitologie orientali, New Age e dintorni; e cara grazia che dichiari di essere rimasta “laicista, agnostica e scettica”.
In Ogni Caso questa scettica ci porta a scoprire i sette affluenti del San Lorenzo, sette alberi d’oro in Dante, gli anni della dittatura argentina e di Einsten a Berna, e quelli di “studio matto e disperatissimo” trascorsi da Leopardi nella biblioteca
paterna, quelli passati da Ulisse con Calipso, le sette arti liberali, Pasqualino sette bellezze, i sette caratteri della pianta di pisello studiati da Mendel, i punti della Coccinella, i venticinque riferimenti al sette che appaiono nel Corano, gli dei giapponesi della felicità, i drammi sopravvissuti di Sofocle e di Eschilo (sette per ciascuno), le stesse della bandiera della Nazione Cherokee, i figli e le figlie di Niobe, quelli avuti di Bach con la prima moglie, i musical girati da Fred Astaire e Ginger Rogers, i Paesi di lingua portoghese, le parti che spuntano dal corpo umano, le corde della lira di Apollo, le stelle delle Pleiadi, i sette romanzi della “Recherche” proustiana, i raggi della corona della Statua della Libertà, le vocali dell’alfabeto greco, le vertebre cervicali, i tagli di banconote dell’Euro, gradini, volte, porte, del Teatro della Memoria di Camillo, le scienze classificate da Comte e i tipi di abiguità analizzati da Empson.
E qui devo fermarmi perché mi è finito lo spazio. Salvo che volevo trovare ameno una dimenticanza e ce l’ho fatta: “The House of Seven Gables” di Hawthorne.
E’ una gran bella soddisfazione.

Umberto Eco – L’Espresso – 13 marzo 2014 

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