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sabato 18 aprile 2020

Lo Sapevate Che: Ruggero Orlando, giornalista, uno dei volti storici della televisione italiana


Nacque a Verona il 5 luglio 1907, primo dei tre figli di Luciano (n. a Caronia il 13 maggio 1877) e di Alba Santi (all’anagrafe Alma, n. a Verona il 26 agosto 1883).
Il padre, matematico, titolare della cattedra di costruzioni aeronautiche alla Sapienza di Roma, cadde vittima di un cecchino austriaco il 25 agosto 1915, mentre si trovava al fronte come ufficiale del Genio zappatori.
Allievo del collegio romano S. Leone Magno, Orlando frequentò in seguito il liceo-ginnasio Visconti e il liceo Mamiani. Accolse piuttosto precocemente le suggestioni nazional-patriottiche del fascismo, entrando nell’aprile 1921 nell’Avanguardia studentesca. Spinto da un sentimento di lealtà verso il padre, si iscrisse alla facoltà di matematica, ma affiancò agli interessi universitari quello per i salotti artistici e letterari della capitale (dove ebbe modo di stringere rapporti con autori come Vincenzo Cardarelli, Massimo Bontempelli, Giuseppe Ungaretti, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello) e per il mondo del giornalismo. Risalgono a quegli anni significative collaborazioni con alcuni quotidiani e periodici – La StampaIl MattinoRoma FascistaIl Tevere di Telesio Interlandi, Antieuropa di Asvero Gravelli – e la stesura di brevi biografie, una delle quali, pubblicata nel 1935 e dedicata a Carlo Pisacane, fu accolta con un certo interesse negli ambienti del fuoriuscitismo antifascista.
Nel 1936 divenne collaboratore della radio di Stato, l’EIAR, dove fu inizialmente impiegato per sostituire i redattori in vacanza e per firmare brevi note e necrologi. Tale circostanza che esercitò un notevole influsso sulla sua vita, consentendogli di entrare in un mondo, quello del ‘giornalismo parlato, che avrebbe in seguito caratterizzato buona parte della sua esperienza professionale. Il trasferimento nel 1938 a Londra, per sostituire alla sede EIAR il collega Carlo Franzero, gli diede invece modo, oltre che di collaborare con nuove prestigiose testate (tra cui Il Messaggero e la Gazzetta del Popolo), di maturare un diverso rapporto col fascismo, poi trasformatosi in un vero e proprio distacco.
Internato, all’entrata in guerra dell’Italia, per un breve periodo nell’isola di Man, si oppose dopo il rilascio al rientro in patria con gli altri colleghi giornalisti (circostanza che fu anche causa della sua sospensione dall’albo, gestito dal sindacato fascista). Dopo essersi iscritto alla sezione londinese del Partito socialista italiano e dopo aver sposato il 4 dicembre 1940 Friedl Bamberger, una tedesca di origine ebraiche costretta a lasciare il suo paese per sfuggire alle persecuzioni razziali, fu assoldato dal Political intelligence department, divenendo – con lo pseudonimo Gino Calzolari – uno dei principali redattori di Radio Londra, programma radiofonico in italiano curato dalla BBC nell’ambito dell’European Service. Nel 1941, con Umberto Calosso e i fratelli Paolo e Pietro Treves, fu tra i fondatori del Free Italy movement, sodalizio sostenuto dai laburisti inglesi e finanziato dallo Special operations executive per contribuire alla liberazione dell’Italia dal fascismo.
Durante l’ultimo anno di guerra fu attivo anche in Italia come conduttore di trasmissioni dagli studi della RAI – sorta nell’ottobre 1944 dalle ceneri dell’EIAR – e come agente di collegamento tra le truppe angloamericane e i gruppi partigiani del basso Po. Fu inoltre autore, sempre con lo pseudonimo Gino Calzolari e in compagnia di Altiero Spinelli, Riccardo Luzzatto e Paolo Treves, di un significativo contributo, dal titolo Outline of Italian anti-fascism, pubblicato nel 1944 a Londra dall’International Publishing Company, all’interno dell’opuscolo Italy’s struggle for liberation.
Dopo la fine della guerra fu impegnato come corrispondente della RAI dalla capitale inglese e come collaboratore della BBC e di varie testate italiane ed estere, tra cui Il MessaggeroEpocaAvanti!ObserverFranceIl Ponte di Piero Calamandrei e L’Opinione di Franco Antonicelli.
Affermatosi come uno dei principali referenti del socialismo italiano a Londra (dove nacque anche suo figlio Raffaello, futuro musicista e studioso di culture orientali), nel 1954, proprio mentre in Italia iniziava l’era della televisione, decise di trasferirsi negli Stati Uniti. Vi rimase per quasi un ventennio, come inviato della RAI e come collaboratore di alcune testate, tra cui il settimanale L’Europeo.
Dal suo osservatorio privilegiato Orlando seppe rivelarsi attentissimo lettore e narratore della cultura oltreoceano, riuscendo ad avvicinare alcune tra le figure di maggiore spicco e fama della realtà americana di quegli anni (Henry Kissinger, Martin Luther King, Lyndon Johnson, Neil Armstrong, Marylin Monroe, Frank Sinatra) e a proporle ai telespettatori italiani con naturalezza e spigliatezza.
Anche per via di una dizione ben lontana dalla perfezione, unita a un incedere piuttosto singolare e alla particolare formula «Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando», con cui amava aprire i suoi collegamenti televisivi, divenne in breve tempo una vera e propria star dell’informazione televisiva, capace di raccontare l’America agli italiani con uno stile originale e personalissimo. Nella notte tra il 20 e 21 luglio 1969 fu proprio lui a narrare, dalla sede della NASA (National aeronautics and space administration) a Houston, la storica impresa del primo uomo sulla Luna (con una lunga diretta televisiva segnata da un gustosissimo battibecco con il collega Tito Stagno, che conduceva la trasmissione da Roma, colpevole di avere anticipato di quasi un minuto lo storico atterraggio del modulo lunare).
Vincitore del Premio Saint-Vincent per il giornalismo nel 1970, Orlando decise di rientrare in Italia e, in seguito alla sua elezione, nel 1972, alla Camera dei deputati, nelle file del PSI, di dimettersi dalla RAI. Durante i quattro anni trascorsi in Parlamento fu membro della Commissione difesa e firmatario (o cofirmatario) di 37 progetti di legge, oltre che sostenitore dell’esigenza di un’apertura delle frequenze televisive a soggetti privati esterni alla RAI. Direttore per qualche tempo del settimanale politico ABC, nel 1976 fu invitato dal direttore del Tg2 Andrea Barbato a collaborare nuovamente con la RAI, con veloci commenti politici serali. La parentesi non durò tuttavia a lungo: un provvedimento a lui sfavorevole, adottato nel 1979 dai vertici dell’azienda come probabile conseguenza di una sua tagliente polemica contro l’allora arcivescovo di Firenze Giovanni Benelli inerente i temi del divorzio e dell’aborto, la interruppe infatti abbastanza bruscamente. Solo dopo alcuni anni, con l’avvento di Ugo Zatterin alla direzione del TG2, fu ‘riammesso’ alla televisione di Stato, ma a condizione che tutti i servizi da lui firmati fossero preregistrati.
Negli anni Ottanta Orlando rimase molto attivo sul fronte giornalistico, firmando alcune trasmissioni sul terzo programma della RAI, dirigendo il mensile Italia internazionale, collaborando con vari quotidiani (tra cui Il Gazzettino di VeneziaLa Provincia di ComoAvanti!) e con alcune emittenti televisive private, tra cui GBR, Telemontepenice, GRP, Primarete indipendente. Tra il 1989 e il 1991 ripercorse con la solita verve fatti e avvenimenti di cui era stato protagonista o testimone in una rubrica intitolata Le storie di Ruggero Orlando, trasmessa sulla televisione a diffusione nazionale Rete Mia.
Morì a Roma il 18 aprile 1994.
Opere. L’ampia produzione di Orlando spazia dalla narrativa alla poesia, al racconto autobiografico. Tra le sue opere ricordiamo: Pisacane, Roma 1935; Pentad (pseud.), The remaking of Italy, Harmondsworth-New York 1941; L’Inghilterra è un castello in aria, Milano 1956; Lyndon Baines Johnson, Firenze 1964; Gli anni dell’Aquila, Milano 1968; Gli haiku dello zodiaco, con P. Mancuso, ibid. 1970; Qui nuova York, ibid. 1971; Libro d’ore, Pollenza 1975; L’orologio da polso (racconti del tempo fascista), Roma 1978; New Jersey, Locarno 1978; Ode alla California, Firenze 1984; Dieci sonetti, Roma 1989; Qui Ruggero Orlando. Mezzo secolo di giornalismo, Milano 1990; Poesie vecchie e nuove, Roma 1991; Francesco, Venezia 1994.(…) . Di Mauro Forno - http://www.treccani.it/enciclopedia/ruggero-orlando_(Dizionario-Biografico)/

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