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lunedì 29 luglio 2019

Lo sapevate Che: Cultura: Pisa: la macabra storia della Torre del Conte Ugolino


 Nota come 'Torre della Fame', vista la tragica fine che vi fece il suo detenuto più celebre, la prigione è oggi visitabile

 Nell’immaginario collettivo la città di Pisa si associa inevitabilmente alla sua Torre pendente, ma la bella città toscana ha molto altro da offrire, mostrando aspetti meno noti, ma non meno affascinanti. Legata ad essa c’è ad esempio una delle vicende più truci e tragiche della storia italiana, resa vera e propria leggenda dalla Divina Commedia di Dante: è la storia del Conte Ugolino della Gherardesca, imprigionato in quello che oggi è divenuto il nuovo polo museale della città. La cosiddetta Torre del Conte Ugolino, situata all’interno del Palazzo dell’Orologio in Piazza dei Cavalieri, ha da poco aperto al pubblico e invita il visitatore ad osservare i resti di quella
che per secoli è stata tristemente nota come “Torre della Fame”.

 La storia del Conte Ugolino è ambientata nel 1200 in piena guerra tra Guelfi e Ghibellini: egli parteggiò per i secondi pur appartenendo ai primi, ed è per questo che Dante lo ‘incontra’ all’Inferno - nel XXXIII canto – nel girone dei traditori della patria. L’interpretazione del passo dantesco ha restituito alla credenza popolare una versione non verificata della fine del conte Ugolino, ma sicuramente la più tramandata. Catturato dalle forze militari dell’arcivescovo Ruggero degli Ubaldini, il conte fu imprigionato assieme ai figli e ai nipoti in una torre appartenente alla famiglia Gualandi, detta Torre della Muda (prima di allora veniva utilizzata per tenervi le aquile 
allevate durante il periodo di muta del piumaggio)

La presenza e la tragica fine del prigioniero tramutarono il nome dell’edificio in Torre della Fame: il conte e i suoi eredi vi morirono di inedia, condannati senza cibo né acqua. E qui si intreccia la realtà con la leggenda (o forse no?): si narra che morti di fame i figli e i nipoti, il conte Ugolino si cibò delle loro carni. Anche l’interpretazione che in molti dettero ai versi danteschi sembrava indicare per questo epilogo, tuttavia non vi sono prove certe. Fatto sta che aggiungere del macabro ad una storia già truce è una specialità del passaparola popolare, e da allora e sino ai giorni nostri questa vicenda ha fortemente impressionato l’immaginario collettivo. Diversi artisti, illustratori, scultori (Rodin, Carpeaux, Doré) ritrassero il Conte Ugolino e i suoi sventurati eredi, oppure il suo dantesco epilogo: quando Dante lo incontra nell’Inferno, egli è condannato a stare immerso in acque gelate a mordere.
Tenacemente il cranio del suo nemico arcivescovo.


  
Una tragedia storica che si intreccia con la fantasia del grande poeta, arricchendosi di narrazione popolare fino ai giorni nostri. Oggi la Torre del Conte Ugolino è inglobata dal Palazzo dell’Orologio, edificio del 1357 rinnovato nel 1600 secondo un progetto del grande architetto Giorgio Vasari. La facciata affrescata, il grande arco, le figure allegoriche che lo adornano rendono il palazzo un’ interessantissima testimonianza della storia pisana. Oggi proprietà della Normale di Pisa, che qui ha collocato la biblioteca, la torre è visitabile e ospita pregevoli edizioni di illustrazioni ed antiche edizioni della Divina Commedia ed altre opere letterarie dedicate alla leggenda del conte. 

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